Storia della Fotografia in Persia.

La Storia della fotografia in Iran segue gli sviluppi delle scoperte occidentali con un brevissimo ritardo temporale causato dall’adozione di macchinari provenienti dall’occidente.

Golestan Palace: akkaskhane-ye mobarake-ye homayuni

Ketab-e aaks.

Nel 1842, un giovane diplomatico russo dal nome Nikolai Pavlov introdusse il dagherrotipo (prima macchina fotografica) in Iran sotto il Regno di Mohammad Shah.

Jules Richard insegnante di francese arrivò a Tehran nel 1844 e da esperto fotografo usò il daguerreotypes di Mohammad Shah (regnante tra il 1834 e il 1848) e del figlio Nasir al-Din Mirza.

Poi, negli anni ’50, seguirono altri fotografi che introdussero le nuove tecniche come August Kriziz, un ufficiale dell’Artiglieria Austriaco che faceva esperimenti con i calotipi, e Focchetti che introdusse il processo collodio in Iran, entrambe docenti alla nuova scuola politecnica, Dar al-Funun.

Il colonnello francese Brogniart soggiornando lungo tempo in Iran quale consigliere militare collezionerà un album (conservato alla Guimet Museumof Asian Art di Parigi) che conterrà anche le fotografie di Pesce.

Lo Shah Naser Al-Din (1831-1896) *(1) introdusse il dagherrotipo a corte qualche anno dopo, avendone compreso l’importanza, valorizzandone pertanto le sue potenzialità fino ai giorni contemporanei, considerata al pari delle altre Arti.

La affianca alla pittura sia all’interno del suo entourage e anche al di fuori, nei viaggi, colleziona dagherrotipi ed è lui stesso fotografo oltre che ritratto.

E la fotografia emula il ritratto pittorico nelle classiche pose aristocratiche della corte e qualche immagine più spinta delle concubine.

Lo Shah sperimenta diversi stili di fotografia ritraendo eventi ufficiali, paesaggi, varia umanità e scene di vita, anche durante i suoi viaggi. La perspicacia dello Shah va associata anche all’audacia nel proporre la Fotografia con primato e inversione di tendenza in un Paese islamico in cui le immagini erano vietate per l’iconoclastia.

Lo Shah Nasser al Din intuisce le potenzialità che questa attività possiede rendendola importante centro di interesse documentale e artistico.

Nel 1858, viene instituito il akkaskhane-ye mobarake-ye homayuni (Atelier Reale di Fotografia) con sede nel Golestan Palace, che ospitava lo studio fotografico e la camera scura. Nello stesso anno un gruppo di studenti del Dar-ol-Fonun (tra i quali risultavano Mohammad Kazem-ibn-Ahmad-e Mahallati) verranno inviati in Francia per apprendere le novità per la fotografia.

Nella prima missione diplomatica del nuovo Stato Italiano in Persia del 1862 ad opera di Cavour, sono elencati oltre all’Ambasciatore Marcello Cerutti, il fotografo Luigi Bontabone (morto nel 1877) con l’assistente Alberto Pietrobon. Palazzo reale di Golestan e corte. Luigi Pesce (1818–1891)

Il fotografo europeo più attivo in Iran è stato Ernst Hoeltzer, un ingegnere tedesco impiegato alla Indo-European Telegraph Department. Ha vissuto in Iran dal 1863 al 1880 producendo circa 3000 negativi su lastra di vetro, ora conservati al National Museum of Ethnology a Leiden (Olanda).

Nel 1863 Nasir al-Din Shah nominerà Aqa Riza Iqbal al-Saltana, assistente di corte per imparare le tecniche fotografiche.

Il fotografo italiano Antonio Gianuzzi documenterà il suo viaggio nella città sacra di Mashhad fotografando città, villaggi, siti archeologici e storici e il mausoleo.

Nasir al-Din Shah stesso è diventato un appassionato fotografo e verso la metà degli anni 1860 ha cominciato a prendere le immagini delle donne ed eunuchi di corte, e anche del suo gatto.

Sia lo Shah che il fotografo di corte ebbero il francese Francis Carlhian (1818-1870) come tutor per la fotografia.

Muchul Khan che insegnò allo Shah le tecniche per l’autoritratto e anche addetto allo sviluppo e la stampa dei negativi in ​​camera oscura.

Il Ministro della Scienza al-Saltane rimarcherà che i prodotti chimici utilizzati nella stampa fotografica erano già noti alla farmacia iraniana e quindi non è stata necessaria l’importazione.

Naser-ed-Din Shah ordina a Mohammad Kazem Mahahllati di tradurre il libro di Fotografia.

Soltan Oveys Mirza è stato il primo iraniano a fotografare il viaggio a Persepolis del 1867 di Naser-ed-Din Shah nella provincia di Khorasan.

Aqa Reza Akkasbashi fotograferà il filosofo Haj Mullah Hadi Sabzevari, che aveva scritto un saggio breve sulla Fotografia per la comprensione del nuovo fenomeno.

Luigi Montabone mostrerà i suoi ‘scatti’ dall’Iran alla Exposition Universelle di Parigi del 1868

Abbasali Beyk viene inviato in Iraq per decreto reale a fotografare i siti sacri Sciiti.

Aqa Reza Akkasbashi fotografa dei prigionieri.

Nel 1869 Abbasali Beyk, studente di Aqa Reza Akkasbashi inaugurerà il primo studio fotografico pubblico di fotografia a Tehran.

1870 Naser-ed-Din Shah, accompagnato da Aqa Reza Akkasbashi, intraprende un pellegrinaggio nei luoghi santi dell’Iraq. Nel 1871 Richard Leach Maddox inventerà le lastre fotografiche a secco.

Nel 1873, l’ingegnere tedesco Ernst Holtzer arriva in Iran, prendendo residenza nel quartiere Giulfa di Isfahan per fotografare.

Il Governatore delle province nord-occidentali, Ali Khan Hakem, assembla un album di fotografie (conservate ora alla Sackler libreria dell’Università di Harvard) inedite di varie regioni sotto la sua giurisdizione, che presenta allo Shah Naser-ed-Din come dono.

Il capostipite della famiglia di fotografi del sud dell’Iran, Mirza Hasan, apprende le tecniche fotografiche in India dai fotografi Mumbai e Pune. Di ritorno in Iran, nel 1874 apre i primi studi fotografici nel porto del Golfo Persico di Bushehr e nella città di Kazerun quindi nel 1899 a Shiraz.

Nei 3 viaggi (1873, 1878, 1890) dello Shah in Europa portò con se 3 fotografi ufficiali. Passando ad Istanbul elogiò il fotografo ufficiale ottomano Abdullah Khan, esprimendosi “Abdullah Khan khub akz miandazad” – A.Khan scatta buone fotografie… A Parigi, Nadar fotografa Naser-ed-Din Shah

Tra il 1890 eil 1891Albert Hotz scatta circa 450 fotografie durante il suo viaggio di sette mesi in Persia.

Nel 1891, con lo scoppio della “protesta del tabacco”, inserita nelle lotte contro le potenze straniere, la fotografia si afferma in Persia con tutta la sua forza documentale. Nell’illustrazione cronistica reale della Storia verrà documentata anche la transizione da una società tradizionale ad una moderna.

La prima decade del ventesimo secolo è caratterizzata dall’enorme diffusione della fotografia in Iran per la commercializzazione di strumenti fotografici più maneggevoli e a buon mercato, portando quindi la documentazione fotografica anche nei più remoti angoli del paese.

La documentazione delle manifestazioni popolari della Rivolta costituzionalista del 1906 impongono la Fotografia come potente mezzo di comunicazione di massa.

L’intuizione viene sfruttatata dal nuovo Shah Reza Khan Pahlavi, che andando al potere nel 1926 userà la Fotografia come insostituibile mezzo di propaganda.

La Fotografia è una tecnica altamente rappresentativa della realtà, e questa sua caratteristica la rende passibile di manipolazione molto subdola. Al contrario della Pittura la cui rappresentazione della realtà dipende dalla visione e volontà del pittore e genera dunque diffidenza per l’osservatore.

Reza Pahlavi riuscirà a usare questa peculiarità dell’arte fotografica per creare consenso popolare nel programma di modernizzazione dell’Iran. Le immagini delle rappresentazioni fotografiche ufficiali, sono diffuse sulla carta stampata controllata direttamente dal regime.

Accanto all’attività fotografica di corte, sotto Reza Pahlavi comincia a svilupparsi anche un’attività privata di fotografia: cartoline, fototessera, foto di famiglia.

Queste attività ad opera di atelier privati pongono le basi per lo sviluppo della Fotografia come Arte e come mezzo di espressione.

Joseph Papaziyan, è considerato tra i primi fotografi indipendenti di Teheran avendovi aperto uno studio nel 1875. Di origine iraniano-armeno sarà premiato alla sua corte Qajar con una medaglia moto prestigiosa. Alcune delle sue foto sono negli archivi del Museo del Palazzo Golestan. Le sue fotografie sono decorate sul recto con ‘impressione della medaglia del leone e del sole recando il nome dello studio, la data di costituzione in quattro lingue.

Antoin Sevruguin (Teheran 1830-1933). Nato e formato a Tbilisi, nel 1870 ha aperto uno studio fotografico a Tabriz. Qualche anno più tardi ha aperto uno studio di successo a Teheran. Nel 1908, l’esplosione di una bomba (destinata al vicino di casa Zia al-Dawla, accanito sostenitore della rivoluzione costituzionale) distrusse gran parte della collezione dei negativi su lastra di vetro di Sevruguin.

Intraprese degi studi sulle immagini in movimento che non ebbero grandi risultati, ma le sue foto sono esposte in diverse location come l’Archivio Freer e Sackler e il Museo del Golesta Palace di Teheran. Nel 1885, le foto dei panorami e genti iraniane di Sevruguin furono pubblicate in libri, riviste e quotidiani internazionali.

L’imponente collezione dei negativi su lastra di vetro del Freer and Sackler Archives mostra interessi e soggetti diversi con enfasi spiccata per la luce drammatica e una squisita composizione.

In alcune situazioni studiava la sua comparsa sulla scena diretta o indiretta (ombra, riflesso allo specchio) personalizzando o firmando lo scatto con l’autoritratto. Alle volte manipolava i negativi per accentuare l’effetto drammatico.

Anche benestanti ed aristocratici svilupparono interesse per la fotografia specialmente di ritratto allestendo studi casalinghi, camera oscura e mandando i propri figni acquisire le tecniche.

Mu’ayyir al-Mamalik, capo del tesoro dello Shah Nasir al-Din, finanziò il viaggio eruopeo per l’acquisizione delle nuove tecniche fotografiche e della fotolitografia del fotografo Abdullah Mirza Qajar (1850–1909). Abdullah Mirza fece ritorno nel 1879 e iniziò a lavorare per la casa editrice Dar al-Funun, e dal 1883 divenne fotografo ufficiale di corte dello Shah Nasir al-Din fino alla morte nel 1896. Abdullah fu inviato a fotografare le nuove costruzioni del paese e accompagno il nuovo sovrano Muzaffar al-Din Shah (regno 1896–1907) al suo primo viaggio in Europe.

NOTE.
*(1) Lo Shah Naser al Din è un sovrano molto attento alle novità occidentali. Porterà in Iran il telegrafo e il sistema postale, costituire il primo quotidiano iraniano, promuovere la costruzione di una rete di strade.

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