Fashion stylist, la professionalità emergente della moda.

Il ‘verbo’ della Moda en Vogue sembra essere il

Fashion Stylist.

Le opportunità di carriera professionale nell’ambito della Moda sono molteplici, i ruoli sono sempre maggiori e molto specializzati. Di seguito abbiamo un lista accurata delle figure professionali che figurano nel backstage

Modelli Fashion Medio Oriente

(dietro ai riflettori puntati su capi d’alta moda, modelli e top model):
Imprenditore Fashion
Disegnatore Moda o stilista
Assistente Designer
Consulente Moda
Consulente d’immagine
Controllo qualità
Fashion Trend Forecaster
Fashion Illustrator
Coordinatore alla Fotografia Fashion
Fashion Stylist
Pattern Designer
Pattern Maker
Production Supervisor
Fashion Personal shopper

Reporter Moda
Fashion Magazine Stylist
Fashion Tv Program Stylist
Fashion Editor

Queste sono tutte figure del mondo della Moda che operano nelle ditte internazionali di creazione d’abbigliamento, di tessuto, accessori, di rivendita, nelle riviste e tv di settore.

Il disegno come la fabbricazione dei capi moda, non sono altro che due fasi e forse le meno impegnative di tutto un progetto, o della strategia della ditta, che coinvolge e fa interagire una vasta platea di professionisti. Un tempo lo stilista poteva essere anche il sarto, mentre oggi la specializzazione nelle grandi firme della moda prevede una vasta lista di professionisti.

Progetto – analisi delle tendenze – disegno – realizzazione-fabbricazione – comunicazione – canali di vendita – logistica – distribuzione – negozio online – campagne pubblicitarie.

Fasi della realizzazione del Progetto.
Briefing – Pianificazione attività – Mood and story board (Inspiration & color palette , Collection analysis, Communication goals, Leitmotiv, Mood concept, Location) – Progetto – Budget previsionale – approvazione budget – orgnigramma per il progetto (Fotografi Modelle Assistenti Light designer Sound designer Scenografi Make-up artist Hair stylist) – progettazione di dettaglio – location – casting – fitting (preparazione) – scenografie – musiche – event & communication – make up e hair stylist

Ci sono due figure specifiche che strategicamente curano la casa di moda determinandone il successo: il business and Fashion manager*(1) e il Fashion Stylist.

Il primo cura la strategia dell’impresa nei termini di affari strategici manageriali di tutto il processo, il secondo dal punto di vista della comunicazione e del progetto.

Profilo professionale.

Fashion Stylist.

È la figura professionale della moda che ha il compito di occuparsi dell’imaging e della comunicazione (agenzie pubblicitarie, pubbliche relazioni, PR, consulente nella la realizzazione di video, progetto e cura del look dei Vip) di un brand fashion o dei mass media.

Formato in specifiche discipline quali Fotografia, Arte, Moda, comportamento dei consumatori, Psicologia, Sociologia, ha il compito di comunicare e presentare un prodotto moda ai consumatori o ai lettori, tramite immagini, massimizzando le richieste e la qualità del marchio rappresentato.

Storia.
E’ una professione molto antica che in forme primordiali risale alla organizzazione dei rituali sacri e/o profani, di protocollo*(2) nelle occasioni pubbliche e private, fino agli eventi contemporanei in cui l’abbigliamento, è diventato un centro vero e proprio di isolato interesse di per se stesso.

I costumi indossati nei cerimoniali mesopotamici,egizi, persiani*(3), nei rituali (misterici, dionisiaci, baccanali, vestalia, lupercus, consualia, saturnalia), nel Teatro greco, in quello romano, i giochi, in tutte le circostanze più importanti per una società, hanno sempre avuto un incaricato. Il primo a far adottare i costumi in scena doveva essere stato Eschilo.

Nel Medioevo nasce un primo concetto di “Moda”*(4) con l’affermazione dell’ideale cortese e l’esigenza di appartenenza ad un certo stato sociale aristocratico. Il capo d’abbigliamento doveva essere comodo, pratico, durevole e descrittivo dello status sociale. L’abbigliamento doveva coprire il corpo per intero, proteggere dalle intemperie e impreziosire il corpo dell’indossatore.

Ruggero II di Sicilia (1095-1164) intuì di intraprendere la produzione della seta con l’ausilio di monaci persiani. Questa tradizione passò in seguito ad altre città italiche come Lucca, Genova, Venezia, Firenze, Bologna che divennero centri tessili molto importanti nel periodo dei Comuni.

Di seguito possiamo parlare di interesse per la Moda nel 1350 in Turchia, Ungheria. Nel Rinascimento comincia a delinearsi la moda come distinzione sociale.

Notevole interesse anche di alcune personaggi di corte come Caterina De’ Medici (1519-1589), Diane de Poitiers (1499-1566), Maria Tudor, Regina d’Inghilterra dal 1553 al 1558,

Nell’era del barocco si delinea il Melodramma che intraprende una cura estrema per i costumi.

Nel 1600, lo Shah di Persia Abbas inviò alcune spedizioni diplomatiche a Venezia. In Europa si diffuse lo Stile persiano. Poi ancora il raffinato gusto del Re Sole, Luigi XIV di Francia (1638 –1715).

Carlo di Borbone nel 1742 chiamò a corte il sarto parigino Troullieur e il torinese Giovanni Gallan per impiantare una fabbrica di seta nel suo regno.

Da rimarcare anche il raffinatissimo gusto della Madame de Pompadour (Parigi 1721 – Versailles 1764), la più celebre favorita del re Luigi XV interprete al massimo del Roccocò francese che sfoggia la robe volante, abito molto leggero ed ampio, indossato sopra al panier e stiletto.

La letteratura accademica richiama come primo esempio di fashion stylist di tipo moderno, Maria Antonietta*(5) e la stilista di moda chiamata a corte nel 1774, Rose (Marie Jeanne) Bertin (1747-1813) prima fashion designer della storia con la sua meson Au Grand Mogol (provenendo alla nascita da Abbeville, un’area tessile intorno a Parigi, ha portato la moda e l’haute couture al cospetto della cultura popolare, contribuendo ad innalzare la Moda da semplice commercio ad Arte). Probabilmente fu quest’ossessione di Maria Anonietta (non vestiva mai uguale due volte) a richiamare l’interesse generale per l’abbigliamento personale. Anche le pettinature del suo Coiffeur Léonard Autie come il concorrente di Rose, Mensieur Beaulard.

Isabella Colbran tra il 1811 e il 1822 a Napoli come star dell’opera lirica, prima donna, compagna dell’imprenditore teatrale Barbaja, sfoggiava abiti di gran classe e modi raffinati in pubblico e privato.

Lo stylist non crea capi d’abbigliamento come fa lo stilista, si occupa di proporli per il pubblico e i potenziali clienti. La moderna professionalità è nata ufficialmente in Usa negli anni Ottanta, sviluppata negli anni Novanta. All’apice dello splendore, le riviste di moda cartacee cominciarono a ideare e proporre i primi editoriali e redazionali *(6): per stimolare ulteriormente l’interesse e le vendite.

Stylist per le riviste di moda.
Possono avere un contratto di lavoro dipendente o freelance, ma in linea di massima di tipo continuativo. Lo stylist si accredita per le sfilate per prendere appunti sulle tendenze moda. Torna in sede illustrando le novità e le impressioni al direttore e al fashion editor*(7) della rivista che di comune accordo predispongono una strategica trattazione degli argomenti nelle pubblicazioni. Spesso concordano con i brand di allestire degli shooting con particolari capi, accessori, modelli, testimonial e location, per una efficace presentazione delle novità moda.

Stylist per le case di moda.
In questo contesto, lo stylist ha il compito di fornire indicazioni per la creazione delle nuove collezioni. Fornisce dunque preziosa consulenza, un orientamento per decidere le nuove linee produttive per l’ufficio stile (direttore creativo e stilisti).

Stylist per le sfilate.
Gli stylist vengono incaricati di selezionare gli abbinamenti della collezione indossati dai modelli per le settimane della moda.

Stylist per aziende
Alcuni stylist sono impegnati nelle aziende di moda per la realizzazione di campagne pubblicitarie,e cataloghi e lookbook.*(8)

Cataloghi e lookbook sono utilizzati per far visionare l’offerta di capi d’abbigliamento dell’azienda ai buyer (rivenditori all’ingrosso o al minuto). Predisposti sia in cartaceo che in digitale, hanno subito una notevole evoluzione. Da ambienti asettici con sfondi neutri, minimalisti e monocromatici presentano ora ambienti in set molto elaborati e ricercati che solo un prodotto di raffinato gusto e una solida collaborazione di professionisti può dare.

Stylist per le celebrities.
Molti personaggi famosi, di cinema, tv, musica, politica ricorrono allo stylist per curare la propria immagine e il proprio look per gli eventi pubblici, red carpet, privati.

Per essere esaustivi nella trattazione occorre indicare didattica, corsi e master per la formazione e intrapresa di questa carriera professionale. Utilissimi i corsi accademici di alcuni istituti che formano gli allievi in materie e tematiche molto pratiche di recente evoluzione come i software, i social media per le quali occorrono competenze ed aggiornamenti continui.

Le materie di studio e competenza del Fashion stilyst, nei vari corsi accademici sono le seguenti:
Storia della Moda, Storia dell’Arte e del Costume, Fashion Design, Fotografia (Elaborazione Digitale dell’immagine – Storia della Fotografia), Computer Graphic, Produzione Video (Teoria e Analisi del Cinema e dell’audiovisivo).
Elementi di Comunicazione Giornalistica, Giornalismo Moda, Comunicazione moda & marketing, Laboratorio editoriale, Correzione di bozze, Fondamenta del fashion editor, Eventi & comunicazione, Progettazione set, Make-up artist & hair styling, Maestri della fotografia, Evoluzione storica delle sfilate.
Teoria della Percezione e Psicologia della Forma, Fashion Marketing, Semiotica dell’Arte, Sociologia dei Processi Culturali, Gestal theory, Fenomenologia delle Arti Contemporanee, Maestri del design, Metodologia della Progettazione, Logica e Organizzazione d’impresa

Software grafica.
adobe illustrator
adobe in design
adobe photoshop

Offerta formativa in Italia.
I corsi per Fashion Stylist riconosciuti Miur (Ministero dell’Istruzione) sono quelli del tipo generale per tutti gli Istituti o facoltà.
Si basano dunque sui Crediti Formativi Universitari (CFU)*(9) per i corsi post-diploma triennali che spesso prevedono anche un periodo di tirocinio.
primo livello – laurea triennale
secondo livello – laurea specialistica
Inoltre dei corsi intensivi della durata più breve, da un mese ad un anno.
Lezioni teoriche e lezioni pratiche in laboratorio

Quasi tutti gli Istituti, almeno quelli nelle nostre liste (N.B. verificare sempre di persona comunque) hanno i corsi attivati sia in Lingua italiana che in Lingua inglese.

Per gli studenti stranieri, cittadini extracomunitari, occorre una pre iscrizione Miur. Si effettua nelle date precedenti alle scadenze delle inscrizioni nei vari istituti, per presentare l’iscrizione e avere il titolo di studio tradotto e vidimato dall’Ambasciata, che rilascia una dichiarazione di valore del titolo equipollente in Italia. Per la pre iscrizione occorre un livello di Italiano certificato B1 o un esame presso l’istituto.

Istituto Europeo di Design – Milano
Accademia Italiana – firenze
Ied – Milano
Accademia di Belle Arti Pietro Vannucci – Perugia
Istituto italiano design – Perugia
Accademia Koefia – Roma
Milano School of Fashion – Istituto Marangoni – Milano
Accademia di Costume e di Moda – ROMA
NABA Nuova Accademia srl – Milano
Accademia del Lusso – Milano
Ged fashion institute – milano
Polimoda Ferragamo – Firenze
Accademia Euromediterranea
POLI design di Milano – sezione moda del Politecnico con impronta industriale per esperti in progettazione tessile e maglieria.

Formazione nelle Università telematiche:
International Telematic University UNINETTUNO – Roma
PEGASO Corso Alta Formazione Moda in collaborazione con Panorama-Mondadori (I Livello o
Master di 60 crediti)
Fashion Stylist Institute – Ca (Usa)

Per i corsi di formazione all’estero possiamo citare in Lingua Inglese e Francese:
London College of Fashion
Scuola di moda Central Saint Martins – Londra
Parsons The New School of Fashion di New York.
Fashion Institute of Technology – New York
L’Ecole de la Chambre Syndicale – Parigi
Bunka Fashion College – Tokyo (per la Moda sperimentale)

Opportunità di

carriera.

Il ruolo dello stylist si è trasformato con il tempo anche in ragione del budget limitato che la crisi economica impone. In passato gli stylist erano dipendenti interni alla ditta di moda o al giornale fashion e rispettavano regole e linea guida della proprietà. Oggi sono per la gran parte liberi professionisti, free lance. Anche le opportunità di lavoro sono maggiori nei paesi in cui la moda è un fenomeno emergente come Cina, Turchia, Brasile, India. Al contrario saturo a Milano, Parigi e New York.

NOTE.
*(1) Fashion management
business e management, gestione d’impresa, sviluppo del prodotto dalla ideazione alla produzione e commercializzazione, marketing, distribuzione, rete di vendita, negozio online.
Business of fashion si occupa di trasformare una visione moda in modello di produzione.
Occorrono abilità creative e culturali abbinate a quelle economiche e manageriali.
Fashion marketing
Retail manager responsabile del settore vendite fisiche e digitali; Buyer si occupa del settore acquisti di prodotti finiti o di semilavorati; Product manager trasforma la creatività in collezione; brand manager.
*(2) Il protocollo (cerimoniale, etichetta e galateo) è un istituto di natura sociale e giuridica, che contempla precisi usi, consuetudini, e norme per disciplinare la vita di relazione pubblica e privata in eventi di un certo interesse.
In linea generale, gli usi in eventi importanti hanno avuto sempre una particolare trattazione. Una codifica generale internazionalmente valida di tipo moderno è stata inaugurata con il Cerimoniale diplomatico codificato a partire dalla Pace di Vestfalia del 1648. Rielaborato in occasione del Congresso di Vienna del 1815 è stato codificato definitivamente nel 1961 con la Convenzione sulle relazioni diplomatiche di Vienna. In esso sono contenute le procedure protocollari internazionali, e le varie forme riconosciute diplomatico, ecclesiastico, marittimo, di Stato, militare, sportivo.
*(3) le tuniche nei Paesi del Medioriente venivano chiamate kandys.
Gli antichi calzari persiani, la prima scarpa interamente cucita consistente in babbucce basse o stivaletto in cuio con tomaia a triplice allacciatura a stringhe. Con il tempo i calzari furono elaborati aggiungendo una base in sughero cuneiforme sul tallone che portarono alla invenzione del tacco. In linea generale aveva colori azzurro e giallo. Viene inventata a scopi militari per una presa più salda alle staffe dei cavalieri anteriore ai pantaloni chiamati Anaxyrides sempre una trovata persiana. Tessitura nelle città di Hamedan e Susa .
*(4) Definizione di Moda.
Il termine moda deriva dalla parola latina modus che ha una miriade di significati di cui i più appropriati sono maniera, norma, regola, modalità.
La moda va distinta da altri sinonimi correlati come abbigliamento, costume.
Il concetto di abbigliamento nasce dalla necessità umana di coprirsi con tessuti, pelli o altri materiali per sopravvivenza dalle intemperie. Il concetto di moda entra in gioco quando l’abito inizia ad avere precise funzioni sociali di distinzione sociale.
Moda oggi è di due tipi: Haute couture o alta moda e Prêt-à-porter o confezioni.
Sartoria è il laboratorio artigianale per la realizzazione di capi di abbigliamento su misura.
Prêt-à-porter, è un termine francese che significa, pronto da portare. E’ usato nel settore della moda per indicare capi d’abbigliamento realizzati in taglie standard e messi in commercio pronti da indossare. Si distingue dunque rispetto agli abiti di sartoria, di alta moda e di haute couture che sono realizzati su misura per il singolo cliente. Questo processo è stato possibile grazie a due fenomeni che si sono susseguiti al contempo ricerca di unità di misura per il corpo umano e evoluzione tecnologica del tessile.
Le differenze di dimensioni del corpo umano sono contenute e graduali in un range per il quale si poterono creare le taglie.
I primi tentativi per la ricerca di una standardizzazione delle misure del corpo umano furono concepite in ambito militare, per le truppe (Guerra di secessione americana 1861-1865). La possibilità fu aperta grazie all’industrializzazione del tessile (produzione in serie degli abiti) per le innovazioni tecnologiche nella tessitura e nella filatura (invenzioni come la spoletta volante di John Kay del 1733; la giannetta del 1764; il telaio idraulico e la Mula del 1778; il telaio meccanico a vapore del 1787; e specialmente il telaio Jacquard dell’inventore francese Joseph Marie Jacquard (1752 – 1834) del 1801, che si basava sul prototipo (1465) realizzato a Lione, sotto Luigi XI, dal tessitore catanzarese Jean Le Calabrais, Giovanni il Calabrese; le macchine da cucire prodotte in massa grazie a Isaac Singer del 1850).
Negli anni venti del 900, le tecniche di produzione di massa migliorarono e si svilupparono le catene di negozi e le vendite postali tramite catalogo.
Taglie Usa.
Il primo studio scientifico sulle proporzioni del corpo femminile fu condotto in Usa tra il 1939 e il 1940 su 15.000 donne dal Ministero dell’Agricoltura (USDA). Vennero effettuate 50 diverse misurazioni e i risultati vennero pubblicati nel rapporto dal titolo Women’s measurement for garment and pattern construction (1941). I risultati evidenziarono la possibilità di trovare per l’uomo taglie standardizzate con cui si potevano produrre in massa abiti confezionati.Nel 195 il National Bureau of Standards (NBS) riprese tali studi e li rielaborò trovando il Commercial Standard (CS) 215-58 accettato nel 1957 dall’industria, e diffuso nel 1958.
Le prescrizioni per le taglie combinava una figura per il busto (con taglie da 8 a 38), una figura per l’altezza – tall (T), regular (R) or short (S), e un simbolo per la circonferenza fianchi (hip girth): slender (-), average (senza simbolo), o full (+).
Nel 1971, il US Department of Commerce introdusse il nuovo standard PS 42-70 rinominato Voluntary Product Standard. La novità prendeva spunto dallo studio effettuato nel 1962 dal National Center for Health Statistics, per il quale gli adulti risultavano nella media con altezza e peso maggiori rispetto al 1940. L’industria ignorò questa novità e lo standard venne modificato solo nel gennaio 1983.
A questo punto le aziende d’abbigliamento si sono trovati di fronte alla diffusione del vanity sizing, ossia produrre capi con dimensioni più grandi che si adattano meglio agli individui più grandi dei giorni d’oggi ed etichettarli con un taglie più piccole. Le aziende fanno profitti extra con l’illusione della taglia più piccola perchè specialmente le donne desiderano sentirsi più magre e sono pronte a spendere di più per un capo etichettato più piccolo.
Le tabelle di conversione dalle taglie italiane alle taglie internazionale (statunitensi e inglesi) sono utili specialmente in occasione degli acquisti online.
Taglie europee e italiane.
Lo standard europeo a partire dal 2007 per le etichette con l’indicazione taglia dei capi di abbigliamento è la EN 13402: è basato sulle dimensioni del corpo in centimetri.
Abiti da uomo Savile Row a Londra.
Savile Row via del centro di Londra zona Mayfair. E’ sede dei più importanti e conosciuti laboratori sartoriali mondiali (Anderson & Sheppard, Cad & the Dandy, Gieves & Hawkes, Davies & Sons, Henry Poole & Co. Norton & Sons).
Alta moda femminile Parigi e Milano.
*(5) Stile Moyenne che abbraccia sia il massimo dello sfarzo del Rococò che il più semplice e raffinato. neoclassico
*(6) L’editoriale è l’articolo principale pubblicato in evidenza che contiene l’opinione della testata sull’evento d’attualità più importante. In genere non è firmato.
Il redazionale è una pubblicità a pagamneto redatta sotto forma di articolo in stile giornalistico.
Detto anche publiredazionale in genere è firmato dal reporter più autorevole.
Il comunicato stampa è una notizia sintetica che contiene informazioni sulle iniziative, convegni, manifestazioni organizzate da enti, aziende o associazioni con intenti culturali o di propaganda. Privo di commenti, è una delle forme più efficaci per la comunicazione. Molto spesso il comunicato stampa assume la forma di Press Release ossia redatto sotto forma di articolo redazionale.
Pubblicità redazionale, è uno spot che viene presentato nella forma di notizia o servizio di informazione. Pubblicata su giornali, tv, multimedia e riviste dietro corrispettivo, si connota con segni grafici specifici.
Un redazionale di moda è un corposo articolo, commissione delle case di produzione di abiti, calzature e/o accessori, corredato di testo e fotografie a cura e firma della redazione.
Si tratta sostanzialmente di una pubblicità ben curata e a pagamento che per maggior efficacia e prestigio viene presentata al pubblico in forma di descrizione liberale e spassionata della rivista, aumentandone la verve.
Gli editoriali moda sono servizi giornalistici testo, immagini e foto in cui il gironalista di punta e specializzato della carta stampata presenta un argomento attuale (sfilata, settimana moda, tendenza) con brand e modelli e stilisti diversi.
*(7) Il Fashion Editor è una figura professionale della comunicazione che progetta la promozione dei prodotti o eventi moda attraverso mass media e i canali multimediali (carta stampata, tv e web).
Deve possedere capacità nello sviluppo dei contenuti editoriali proponendo stile, mood e ambiente più adatti per promuovere il prodotto o l’evento.
Profilo professionale.
Possiede spiccate competenze culturali del settore moda e del mondo in cui gravita, gusto e senso dello stile, capacità di relazionarsi con collaboratiori e clienti, capire ed anticipare tendenze, senso critico, curiosità per mettere in atto una scrittura creativa con linguaggio tecnico efficace e sintesi secondo l’approccio del giornalista fashion.
Il Fashion Editor presta la propria esperienza e competenze presso le più accreditate riviste, magazines, periodici, le case editrici specializzate della Moda; presso l’ufficio Marketing delle ditte di moda internamente o come addetto alle relazioni esterne.
*(8) Il lookbook è una raccolta di immagini e testo cartacea o digitale con cui una ditta racconta i prodotti da proporre ai clienti. E’ a metà strada tra editoriale e catalogo.
*(9) ECTS (European Credit Transfer System) = CFU (Crediti Formativi Universitari). Sono i crediti necessari allo studente per conseguire la laurea universitaria. Ore di lezione, laboratori, studio a casa. 1CFU corrisponde a 25 ore di lavoro. L’esperienza lavorativa fornisce al massimo 12 CFU.
1 anno universitario = 60 CFU
Laurea triennale = 180 CFU
Laurea magistrale = 120 CFU
I Corsi di alta formazione sono studi e didattica per approfondire competenze specialistiche, ideati per studenti impegnati in attività lavorative.
Il Diploma è un atto certificato ed autenticato dallo Stato, con percorso di durata quinquennale, al ed esame di stato finale. Possiede piena validità legale su tutto il territorio Nazionale e all’interno dei Paesi europei.
La Qualifica professionale è una atto per mezzo del quale l’Ente erogatore attribuisce certificandole competenze professionali del Corsista. Il titolare avrà pieno titolo di gestire le mansioni lavorative descritte in esso. Rappresenta titolo abilitativo alla professione in tutto il territorio nazionale e nei Paesi europei (II livello Europeo).
L’Attestato di frequenza certificato è l’attestato riasciato da un Ente accreditato. Questi certificati hanno piena validità legale. Il titolare avrà pieno titolo di gestire le mansioni lavorative descritte in esso e rappresenta titolo abilitativo alla professione all’interno dell’area dell’emittente.
L’attestato di frequenza è un documento con il quale un ente, istituto, società o associazione attesta le competenze tecniche che sono state impartite ad un proprio corsista. Le competenze non sono certificate o certificabili in quanto al candidato non è stato sottoposto ad esame.
Un attestato ha validità di legge se chi lo ha emesso è un Ente Accreditato. “riconosciuto” è dunque solo un attestato emesso da un ente accreditato.
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