Bibenda Assisi: +35 Assisi Callas Tribute.

Il Tributo a Maria Callas a 35 anni dalla morte prosegue presso presso le antiche volte del “Bibenda Assisi”, prestigioso locale in Via Nepis, 14 ad Assisi. Bibenda non è solo tradizione e selezione dei migliori prodotti eno-gastronomici locali ed internazionali, ma centro di propagazione della cultura.

Callas Tribute
+35 Assisi Callas Tribute
E’ con questo spirito che avalla il tributo ad un’artista internazionale quale Callas, la donna che incarna in se e nella sua espressione artistica, la più grande Civiltà.
Il celebre Soprano ha una stretta attinenza con la preziosa bevanda. Ad unire Callas al vino sono sia l’Origine*(1), che l’attività artistica da lei praticata, il Canto*(2). Le due pratiche sono gli elementi essenziali dei Riti che si svolgevano nell’Antica Grecia, sua Terra d’origine. Ci si vuole riferire ai Culti di Dioniso*(3) evocato come Dio dell’estasi, del vino e della liberazione dei sensi.
Il vino, nettare caro a Dioniso riesce a far dialogare infiniti mondi. E’ una sorta di “medium” comune e ben conosciuto nel “Bacino dell’Egeo e del Mediterraneo” e al tempo stesso enigmatico.
Il vino prende vigore dagli elementi essenziali della Natura. L’acqua collega in squisito legame “alchemico” i minerali che vengono dalla terra e gli elementi celesti in continua e perpetua danza, stelle, Luna e soprattutto il Sole all’equinozio estivo.
Ecco dunque il suo magico potere di coniugare non solo discipline diverse, ma persone differenti per cultura e grado culturale.
Il programma che presentiamo al Bibenda Assisi vuole celebrare il Soprano assoluto.
Il tributo parte il primo di agosto 2012 con l’esposizione di alcune delle tele della Pittrice Anna Sticco all’interno degli spazi del Bibenda. Le opere pittoriche della Pittrice rimarranno in esposizione per qualche settimana e durante il periodo saranno proposti interessanti attività che verranno comunicate con tempestività.

In Grecia.
Il Canto nell’Antica Grecia era utilizzato per o Riti orgiastici e baccanali dionisiaci, con protagonisti come il vino e in cui si metteva in scena una sorta di Melodramma antico e la Tragedia.
Nel IV secolo a.C. i Greci avevano escogitato un sistema per scrivere la musica molto ben prima dell’invenzione della notazione neumatica.
Sono pochissimi i brani scritti su papiro e si rinvenuta anche una pietra nel Tempio di Apollo di
Delfi in cui è inciso un Inno conosciuto come Primo Inno Delfico.*(1).
La Notazione greca si basava sulle lettere dell’Alfabeto fenicio -lettere diritte, inclinate o capovolte- per la musica strumentale e quelle dell’Alfabeto greco per la musica vocale.
Le lettere davano informazioni sull’altezza del suono e non sulla durata, che è stata ricostruita prevalentemante in base alla metrica del testo. Di rilievo gli studi di Pitagora in campo musicale.
Terpandro (Antissa, 712 a.C. – 645 a.C.) è ritenuto l’ispiratore dei Nomoi melodie che si dovevano tenere in situazioni, occasioni e contesti particolari.

Inno Delfico Primo
TESTO: Voi che avete ottenuto l’Elicona boscoso, figlie di Zeus tonante, dalle belle braccia, venite a cantar Febo dall’aurea chioma. Egli, che ha per dimora le doppie vette del Monte Parnaso, con le inclite abitatrici di Delfi avanza verso i limpidi flutti di Castalda spingendosi verso la roccia fatidica sul Promontorio di Delfi. Ecco la gloriosa Attide, grande Città, che grazie alle preghiere della Tritonide armata abita un colle intatto. Efesto immola i femori di giovani tori sui Sacri altari; misti alla fiamma, vapori d’Arabia s’innalzano verso l’Olimpo. L’aulo acuto canta la melodia con arie variate. Al canto degli Inni, la cetra dorata dall’amabile voce risponde.

L’inno al Sole (130 d.C.) modo ipolidico e ritmo anapesto. Insieme all’inno a Nemesi furono composti all’Isola di Creta da Mesomere di Soli, poeta e compositore vissuto a Roma sotto Adriano.
L’Inno fu riproposto per la prima volta in tempi moderni, a Firenze nel 1581- insieme all’Inno a Calliope Musa e all’Inno a Nemesi nel Diatogo della musica antica e della moderna di Vincenzo Galilei seppur con una trascrizione della notazione del tempo non corretta.

Nell’Antica Roma.
Tali riti non rimangono confinati in Grecia ma si diffondono anche nella Penisola italica e giungono fino a noi.
Il Baccanale era conosciuto nell’Antica Roma con il termine Bacchanalia era una festività a scopo propiziatorio. Il solenne rituale era dedicato a Bacco e si rifaceva a Dioniso della Magna Grecia. Il culto era molto radicato specialmente nei Territori campani e lucani, festa orgiastica divenuta in perodi successivi propiziatoria della semina e raccolta agricola.
Il Culto con finalità mistiche, era riservato ai soli iniziati, originariamente quindi alle sole donne, le baccanti, si diffuse a Roma intorno al II secolo a.C..
Nel 186 a.C. il culto venne proibito dal Senato, su iniziativa di Marco Porcio Catone con l’approvazione del Senatus consultum de Bacchanalibus
Vennero distrutti i templi, confiscati i beni, arrestati i capi e perseguiti gli adepti, in quanto venne a scontrarsi con la Religione ufficiale di Roma.
I Baccanali sopravvissero come feste propiziatorie privati della componente misterica.

*(1) La vite, l’arbusto che produce l’uva da cui si ricava il vino, ha delle origini Indiane. La coltura della vite si diffonde intorno al 6.000 a.C. nelle regioni montuose del Mar Nero e del Mar Caspio, negli Stati attuali di Turchia, Siria, Iraq, Iran e Russia. Nel II millennio Passa dunque per la Grecia, località in cui verrà attribuita il massimo dell’importanza, con l’impiego rituale in culti divini.
Il Culto ha probabili Origini traciche anteriori a quelle greche.

Dioniso era figlio di Semele e di Zeus. Nato dalle ceneri di Semele fu portato sul Monte Olimpo dal padre.
Con l’intervento di Era, moglie di Zeus ingelositasi, abbiamo due versioni della leggenda
1-Era lo fece impazzire. Dioniso peregrinò nelle regioni dell’Africa e dell’Asia al seguito di satiri e menadi da cui incontrò Arianna. Già lasciata da Teseo, Dioniso la sposò e ottenne per lei l’immortalità da Zeus. Infine giunse in Frigia dove la dea Cibele lo iniziò ai misteri.
2-Era, ingaggiò i Titani per eliminare Dioniso. A Dioniso non bastò essersi tramutato in toro perchè i Titani lo eliminarono e lo cannibalizzarono. Alcuni dei frammenti furono raccolti da Apollo che li pose nel suo Tempio di Delfi. Dalla morte, Dioniso scese agli inferi ritrovò Semele e la riportò in vita.
Dioniso è considerato padrone dell’energia della vita.

*(2) La Tragedia che deriva da tragos, ossia caprone -offerto in sacrificio- e oidè ossia canto deriva proprio da queste tradizioni. Maria Callas da perfetto interprete riusciva a immedesimarsi perfettamente con il brano che portava in scena. Non solo da un punto di vista tecnico vocale ma anche in tutte le sue espressioni sceniche e comunicative. Le sue doti quindi sono connaturate non solo nei cromosomi personali, ma anche nella sua preparazione artistica e ricerca maniacale quotidiana e studio costante.

*(3) I Riti Dionisiaci.
Le feste erano conosciute sin dal VI Secolo a.C.. Le più importanti erano le Grandi dionisie nella primavera e le Piccole dionisie nell’inverno.
Nel Culto, la pazzia di Dioniso era vissuta attraverso l’ebbrezza che provocava il vino. Il culto dionisaco era presieduto dai Sacerdoti, di cui il falloforo -che recava il fallo- era ritenuto il massimo. Le baccanti cantavano e danzavano gridando “eueu”, indossavano pelli di animali, corone di germogli di vite. Anche la maschera di Dioniso era uno degli elementi del rito e simbolo della divinità perchè rappresentava i due mondi.

Bibenda Assisi
Via Nepis, 9
06081 Assisi (Pg)
Tel. +39 075 8155176

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