La Carmen dell’Arena di Verona.

Il 96° Festival lirico dell’Arena di Verona si è inaugurato il 22 giugno 2018 con il nuovo allestimento di “Carmen” del regista argentino Hugo de Ana, che sostituisce lo storico prestigioso capolavoro di F.Zeffirelli.

notturna
Arena di Verona

L’edizione 2018 contiene in sé novità davvero rilevanti. E’ la prima stagione che vede una donna, cantante (affermatissimo soprano), Cecilia Gasdia (Verona, 14 agosto 1960) nella veste di Soprintendente e Direttore artistico per un Ente lirico italiano, Fondazione Arena di Verona. In 32 anni di carriera ha interpretato oltre novanta ruoli operistici, molto apprezzata nel repertorio rossiniano. Ha acquisito notorietà nel 1980 all’età di 20 anni vincendo il primo premio al Concorso Voci Nuove per la Lirica dedicato a Maria Callas. La nomina è stata una benedizione per il belcanto, che vede un professionista e per giunta donna, alla guida di una istituzione culturale, cosa rara in penisola. Oltretutto si sono festeggiati anche i 50 anni dalla scomparsa del M° Tullio Serafin, primo sovraintendente per la Stagione lirica veronese, nel lontano 1913. Presidente della Fondazione, il Sindaco di Verona Federico Sboarina.

Firenze, poi Napoli, quindi Milano e Verona hanno conquistato cronologicamente il titolo di Capitale del Melodramma. Una città organizzata a ospitare l’Opera senza compromessi. I collaudati ritmi frenetici, permettono la produzione di un cartellone vario, imponente e importante che si susseguono con assortimenti diversi per le varie giornate della settimana. Gli allestimenti prevedono quelli più adatti da grand opera per gli spazi all’aperto, guardando anche ad edizioni sperimentate e rodate più intimamente cameristiche. Quest’anno è stata prodotta un’edizione del Barbiere, ad esempio, per l’anniversario rossiniano, 150 anni dalla scomparsa. L’esperienza della Fondazione permette di adattare felicemente qualsiasi tipo di rappresentazione.
Con le misure di 47 per 28 metri l’Arena di Verona possiede il palcoscenico lirico più grande al mondo. Capienza massima 15.000 spettatori e un pubblico annuale di oltre 500.000 persone.
Dimensioni di tali proporzioni rendono gli allestimenti molto impegnativi. Carmen è un opéra-comique in quattro atti ambientata nella Siviglia (Spagna) del 1820, i cui personaggi si muovono in scenari all’aperto ideali per la rappresentazione all’Arena di Verona.

Georges Bizet – Carmen.
Seconda opera più rappresentata al mondo, commissionata nel 1873 per il Théâtre national de l’Opéra-Comique di Parigi, non ebbe grande successo alla prima rappresentazione. Fu invece successivamente lodata dai principali compositori nella quale intravedevano importanti novità per l’evoluzione del genere melodrammatico. Le novità erano costituite dalla descrizione ed evidenza di un nuovo modello di protagonista. Una donna comune, del volgo, gitana, sensuale, provocante, maliziosa e soprattutto libera. Una rottura rispetto ai canoni tradizionali incentrati su uomini aristocratici. E quindi anche su coppie diverse; basti pensare e sarebbe interessante sviluppare una riflessione e confronto con l’amore tra Giulietta e Romeo, specialmente per Verona. Un allestimento dispendioso come quello operistico non poteva che essere usato come esaltazione dell’operato del Signore di turno. Ma nel periodo c’era già un fermento in atto, specialmente nella Francia del ‘900. Il messaggio finale non era certamente consolante, malgrado avesse piantato il germe della denuncia sociale nei confronti del gentil sesso, per un’auspicabile emancipazione. Carmen costituisce l’esempio della scelta di libertà della donna che pur nella situazione di marginalità esistenziale, sacrifica la propria vita, mantenendo una coerenza virtuosa maggiore, rispetto alle signore leali più fortunate. Fedeltà e tradimento vengono messe in relazione ad oppressione e libertà in una contraddizione di fondo della lealtà. Allo stesso tempo si impone la riflessione sulla marginale condizione dell’uomo che viene ridotto alla sua istintiva pulsione sentimentale che domina sulla ragione. Questo fa anche riflettere sul puro significato del termine amore che privilegia il bene esagerato e spassionato ma allo stesso tempo esclude il calcolo dalla considerazione. C’è un modo di dimostrare l’amore, quando non si fa alcun sforzo per ottenerlo?
Il messaggio che i committenti volevano veicolare è stato sintetizzato nel monito che la società ristabilisce le scelte di libertà. Carmen ‘musicale’, per iniziare, opta per Don Josè, scelta della legalità, ma ben presto si rende conto che egli deve sottostare ad altri nella gerarchia piramidale. Quando si presenta Escamillo, libero eroe popolare, il suo cuore insieme al suo calcolo vanno a coincidere. La volontà di Carmen è inarrestabile fino allo sproposito dell’estremo sacrificio, passando sopra a qualsiasi promessa. La decisione formale ha simbolica irrevocabilità quando Carmen getta in aria l’anello che Don Josè le ha donato. Da questo momento muore qualsiasi speranza. Lo spropositato gesto di Don Josè è ingiustificabile, specialmente considerando che l’amore si dimostra anche assecondando le scelte del partner. Il comportamento di Don Josè è dettato dal puro senso di vendetta, considerando che per lei che non avrà più, egli sarà costretto a vivere per giunta nell’illegalità.

Tratta dalla novella omonima di Prosper Mérimée (1845), Georges Bizet (Parigi, 1838 – Bougival, 1875) affiderà il libretto a Henri Meilhac e Ludovic Halévy per l’edizione originale in lingua francese. La Gasdia stessa ha interpretato in passato il ruolo di Micaela nella Carmen di Bizet.

La replica del 28 agosto 2018 delle ore 20 e 45 ha avuto un ritardo dovuto ad uno sciopero delle maestranze, ritardando l’inizio fino alle 21 e 45.

L’Arena di Verona presenta un palcoscenico non allestito e a vista, orchestra non ancora ai suoi posti. L’ingresso dell’orchestra distrae dal lavoro rapido delle maestranze. Entra dunque il giovane direttore Maestro Francesco Ivan Ciampa seguito dall’assistente che chiude il recinto dell’orchestra. Ha avvio l’incipit della Carmen e ora che lo sguardo va alla scena, nello stretto giro di 2 minuti, i macchinisti presentano una perfetta scenografia che non ha nulla da invidiare alle plaza de toros ispaniche, con tanto di toro matado al suo centro, sorprendendo gli spettatori.
Hugo de Ana ha ambientato la sua Carmen nella Spagna anni Trenta, e i motivi vengono spiegati bene nelle sue note di regia che sinteticamente giustifica con la sferzata dell’ideale rivoluzionario repubblicano del ’36-’39 in Spagna.
Buonissima l’interpretazione del direttore d’orchestra. Carmen è prevalentemente musica più che espressione linguistica e l’orchestra e coro del’Arena, vanto dell’istituzione veronese ha reso gli ambienti, 4 quadri per 5 cambi scena con enorme pathos. 4 stagioni della vita, e del melodramma con il corso normale, la nascita, la maturità e il tramonto tragico. L’ultima fase viene preannunciata con la mattanza del toro iniziale sulla scena. Il grande palcoscenico dell’arena presenta una scena così allargata che simula incredibilmente le visioni della vita reale. Tutto si muove in un contesto così vasto da non poter fermare e realizzare tutto ciò che vi avviene. Mentre si assiste all’aria nel centro del palco, contemporaneamente tutto si muove intorno, le proiezioni video di Sergio Metalli sulla cavea del retropalco, le coreografie spettacolari di Leda Lojodice, che crea una scelta di ballo sulla destra, sulla sinistra e al centro dello spettatore. Così la musica, la buca di fronte dell’orchestra, il coro suddiviso per voci pari e registro vocale sulla destra e sulla sinistra, creano un’effetto stereofonico di forte aiuto per la comprensione degli stati d’animo dei personaggi.
Voci molto buone nel complesso, specialmente per Don Josè, Micaela e Escamillo. Carmen grandissima espressione vocale, buon movimento sulla scena, non brillantissima ma comunque sempre sufficiente per il volume.

Melodramma Carmen
Gli applausi – Arena di Verona
Carmen – zingara (mezzo soprano) Carmen Topciu (Romania) studia con Mariella Devia
Micaela – contadina (soprano) Eleonora Buratto Sperimentale di Spoleto
Frasquita – zingara (soprano) Barbara Massaro
Mercédès – zingara (soprano o mezzosoprano) Clarissa Leonardi
Don José – sergente (tenore) Amadi Lagha (francese di origine marocchina)
Escamillo – torero (baritono) Alberto Gazale baritono studia con Carlo Bergonzi
Dancairo – contrabbandiere (tenore) Biagio Pizzuti
Remendado – contrabbandiere (tenore) Roberto Covatta
Zuniga – tenente (basso) Luca Dall’Amico
Moralès – sergente (baritono) Gocha Abuladze
Lillas Pastia, oste (ruolo parlato)

Direttore Francesco Ivan Ciampa
Regia, Scene e Costumi Hugo de Ana – argentino
Coreografia Leda Lojodice
Lighting design Paolo Mazzon
Projection design Sergio Metalli

ORCHESTRA, CORO, BALLO E TECNICI DELL’ARENA DI VERONA
Coro di Voci bianche A.LI.VE. diretto da Paolo Facincani

Maestro del Coro Vito Lombardi
Coordinatore del Ballo Gaetano Petrosino
Direttore Allestimenti scenici Michele Olcese

Il cartello semicircolare rosso con la scritta Gate 12 – Sala stampa, fa parte della tradizionale spiccata ospitalità e chiarezza veronese.
E quindi la pubblicazione di enorme pregio, che illustra il programma dell’intera stagione con semplicità, analiticità e dettaglio. La Carmen è stata introdotta da un saggio del Critico Quirino Principe molto interessante. Incentra l’analisi del melodramma nella considerazione di genesi del suo libretto, del poeta e del librettista. Non solo, fa un salto nell’abisso della storia alle puellae gaditanae, le ragazze di Cadice, danzatrici dell’Andalusia della seconda guerra punica, di Marziale, di Giovenale. E che dire del riferimento alla Magna Grecia che l’arcaico Nevio (270 a.C.) descrive nella sua palliata, la Tarentilla, la ragazza di Taranto. Il contenuto sempre lo stesso, un modello di donna diverso da quello descritto nella letteratura, una donna bellissima, sensuale e provocante esotica e mediterranea. Merimée grande cultore e conoscitore della Spagna. La trasformazione del mito in dramma sono ad opera degli affiatatissimi Ludovic Halévy (figlio del compositore omonimo e fratello della moglie di Bizet) e Henri Meilhac. Molto fedeli al testo originale, inventano solo la figura di Micaela che fa da cartina tornasole alla Carmen e sviluppano il ruolo di protagonista per Escamillo che da buon baritono fornisce attività al tenore.
A distanza di diversi anni, nulla è cambiato, come potete constatare dalla nostra visita alla Turandot. Accanto alla tradizione Verona stupisce anche per la bellezza, la cura e l’ordine della città.

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