Daguerréotype appareil.

Il Dagherrotipo è considerata la prima fotocamera della storia.
L’ideazione ha una genesi molto macchinosa e suggestiva.

Dagherrotipo 1839
Proiezione ortogonale del Dagherrotipo
L’invenzione parte dagli studi di Niépce e di Daguerre.
Joseph Nicéphore Niépce (Chalon-sur-Saône, 1765 – Saint-Loup-de-Varennes, 1833) ricercatore e Fotografo. Di famiglia borghese passò diverse evoluzioni dal pensiero per il voto sacerdotale, la militanza rivoluzionaria in Sardegna, per intraprendere la carriera burocratica nel distretto di Nizza. Non molto convinto della sua vita professionale, insieme al fratello maggiore Claude (1763–1828), iniziò a studiare Chimica e Fisica. Ideatore nel settore dei motori, ha intrapreso esperimenti pionieristici sulla sensibilità di alcune sostanze alla luce. Le sue intuizioni sul comportamento e le proprietà di queste sostanze chimiche lo portarono a sviluppare un apparecchio che riceveva le immagini in una camera oscura e le fissava su un supporto metallico. Con questa rudimentale fotocamera scattò “Point de vue du Gras”, prima fotografia della Storia (1826).

Nel 1796 Niépce era a Cagliari, e in quella località ebbe l’intuizione di realizzare il negativo per la stampa litografica evitando l’azione del disegnatore. Il procedimento fu chiamato Eliografia. L’idea era quella di impiegare l’asfalto Siriano (composto da bitume, argilla, olio cotto e essenza di trementina) su di una lastra da incisore, per imprimere l’immagine in una camera oscura.
Il Bitume di giudea è un composto chimico con elevatissima resistenza alla corrosione dell’acido, usato per la tecnica dell’acquaforte. Il bitume così ottenuto è purificato prima dell’impiego per la stampa. Indurisce e schiarisce se esposto alla luce. Le parti meno esposte alla luce mantenevano l’originale consistenza semiliquida e venivano rimosse con essenza di lavanda e alcol etilico, in quanto il bitume è solubile in quelle sostanze. La lastra, quindi, veniva cosparsa di inchiostro che si depositava nelle zone dell’acido più scure. Terminato questo procedimento, appariva l’immagine fotografica vera e propria.
Nel 1827, Niépce, dopo la morte del fratello, durante una visita a Parigi, conobbe personalmente (visto che c’era una intensa corrispondenza epistolare) Louis Daguerre e Augustin François Lemaître (Paris 1797-1870), incisore e tipografo, litografo, entrambe ricercatori delle tecniche di impressione.
Lemaître si incontra con Niépce per effettuare una tiratura di stampe su carta dalle sue lastre fotografiche incise con la tecnica dell’eliografia, ossia il trasferimento del positivo fotografico e l’ intaglio, incisioni a scalpello, acquetinte e mezzotinto.
Nel 1829 Niépce e Daguerre fondarono un’associazione per lo studio e il perfezionamento dei materiali e delle sostanze chimiche fotosensibili.

Louis Daguerre (Cormeilles-en-Parisis, 1787 – Bry-sur-Marne, 1851) è l’inventore del processo di impressione delle immagini di tipo fotografico denominato dagherrotipo. Il padre era impiegato nella tenuta reale di Orléans. Louis lavorava agli allestimenti dell’Opéra de Paris, che gli permise di conoscere bene le tecniche del disegno e della scenografia. Ebbe come maestro il primo pittore francese di panorami e inventore dell’impiego del diorama in teatro, Pierre Prévost.
Nel 1824 comincia un’attività sperimentale di ricerca, per fissare l’immagine che si produce nella camera oscura. La corrispondenza e la conoscenza con Niépce, sarà indispensabile per scoprire e perfezionare il processo che chiamerà Daguerréotype.
Nell’anno 1839, presso l’Académie des Sciences e l’Académie des beaux-arts, François Arago illustrò il procedimento per la realizzazione del dagherrotipo.

Processo di impressione fotografico per il Dagherrotipo.
Il processo si realizza con le seguenti operazioni.
I Preparazione. La prima consiste nel pulire e lucidare la lastra di rame argentato (Ag – Cu) con tradizionali procedimenti manuali.
II Sensibilizzazione. Consiste nell’applicazione di una soluzione di acido nitrico (HNO3), acido triossonitrico, esposizione ai vapori di iodio, che costituisce lo strato sensibile all’impressione delle immagini. Il trattamento forma un velo opaco di ioduro d’argento che ha le proprietà di essere sensibile alla luce (fotosensibile). La lastra va preparata al buio fino a che non presenta una colorazione dorata. Quindi viene passata all’apparecchio per dagherrotipi.
III Esposizione. Consiste nel sistemare l’apparecchio per dagherrotipi e esporre la lastra con l’immagine da ritrarre per il tempo necessario.
IV Sviluppo. Operazione che va eseguita al buio sottoponendo la lastra ai vapori di mercurio Hg. I vapori di mercurio producono una patina chiara nelle zone colpite dalla luce. L’appannamento dello zone rimaste in ombra dovute allo ioduro viene eliminato con lavaggio in soluzione salata di acqua distillata calda.
V Fissaggio. Per il fissaggio viene usato tiosolfato di sodio pentaidrato Na2S2O3.
VI Doratura. Si effettua sottoponendo la lastra tramite composto AuCl.
VII Sigillatura e confezionamento.

Il processo fu migliorato, con la fase di sensibilizzazione al cloro da Claudet, l’uso del bromo, e lavatura in una soluzione di iposolfito (tiosolfato di sodio).

Il primo apparecchio fotografico per dagherrotipo, processo fotografico inventato da Luise Daguerre (1787 – 1851) fu costruito da Alphonse Giroux (Paris 1776-1848).

L’Appareil à daguerréotype de Giroux, aveva le seguenti dimensioni: 37 cm di larghezza, 27 cm di profondità (che si allungava fino a 51cm) e 31cm di altezza. La lastra intera aveva una dimensione di 16,5×21,5cm. I formati più comuni erano frazioni della lastra intera come quarto di lastra, mezza lastra, ecc. L’obbiettivo era il prisma a menisco acromatico di Wollaston di 38cm di lunghezza focale, fabbricato da Chevalier (1829) ed apertura focale f1/14.

Il Barone Sègurier ridusse l’ingombro del modello di Giraux studiando un sistema a soffietto che conteneva le dimensioni per 1/3 della misura, ingombro e peso. Ségurir introdusse anche il treppiede per uso fotografico.

Daguerréotype appareil de Louis Daguerre e Joseph Niépce (1839)
Valutazione. Nel 2007 è stato venduto un esemplare (1839) tra i primi firmati da Daguerre per la somma record di 576.000 euro, nel 2010 è stato venduto per 732.000 euro.

2 risposte a “Daguerréotype appareil.”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *