FASHION.

Parte I: Storia della Moda, concetto e linee guida del Fashion moderno.

Il termine fashion deriva dalla parola latina factio*(1) (fare, preparare) che fa riferimento all’odierno termine francese façon, ossia manufatto, design, pattern per riferirsi alla Moda.

Sulla Via della Seta.

Il termine moda deriva dalla parola latina modus che ha una miriade di significati di cui i più appropriati sono maniera, norma, regola, modalità.
La moda va distinta da altri sinonimi correlati come abbigliamento, costume.

Il concetto di abbigliamento nasce dalla necessità umana di coprirsi con tessuti, pelli o altri materiali per sopravvivenza dalle intemperie. Il concetto di moda entra in gioco quando l’abito inizia ad avere precise funzioni sociali di distinzione sociale.

Moda oggi è di due tipi: Haute couture o alta moda e Prêt-à-porter o confezioni.
Prêt-à-porter, è un termine francese che significa, pronto da portare. E’ usato nel settore della moda per indicare capi d’abbigliamento realizzati in taglie standard e messi in commercio pronti da indossare. Si distingue dunque rispetto agli abiti di sartoria, di alta moda e di haute couture che sono realizzati su misura per il singolo cliente. Questo processo è stato possibile grazie a due fenomeni che si sono susseguiti al contempo, ricerca di unità di misura per il corpo umano e evoluzione tecnologica del tessile. Le differenze di dimensioni del corpo umano sono contenute e graduali in un range per il quale si poterono creare le taglie e realizzare una produzione industriale anche grazie all’adozione di nuove scoperte tecnologiche. Oggi la maggior parte delle case di moda si dedica quasi esclusivamente alla produzione di modelli prêt-à-porter. L’alta moda è usata per rappresentare le potenzialità, le capacità tecniche e creative della casa. Rimandiamo al nostro articolo sul Prêt-à-porter a link. In questa sede andremo a trattare dell’alta Moda. http://www.notitiae.info/fashion-stylist/

Alta Moda.
Sartoria è il laboratorio artigianale per la realizzazione di capi di abbigliamento su misura. Una sartoria con capacità e tradizione di design molto ricercato e riconosciuto, concretizzano il concetto di Alta Moda. Il termine fa riferimento al francese Haute couture in quanto sono stati i primi a rendersi conto di questo importante concetto, in tempi moderni.

In realtà le creazioni moda hanno una genesi molto antica e orientale. Dobbiamo considerare la “Via Reale Persiana e la “Via della Seta” e fare un salto di oltre 2.000 anni.

La Via Reale Persiana.
La Via Reale Persiana راه ابریشم‎, Râh-e Abrisham è una strada ideata per il commercio e mettere in comunicazione le parti più remote dell’Impero e raggiungere il Mediterraneo.
Veniva chiamata Strada Reale e partiva dall’antica città di Susa nell’Iran per terminare in Turchia. L’idea si deve a Dario il Grande dell’Impero Achaemenide nel V secolo aC..
I corrieri persiani erano così efficienti che hanno ispirato le odierne poste Usa. I corrieri della Royal Road erano così organizzati da percorrere a cavallo 1.700 miglia in sette giorni.
I Romani apportarono miglioramenti durante il loro dominio.
Questa strada venne dunque costruita molti secoli prima della nascita della Via della Seta e divenne per costituirne il ramo più trafficato, quello nord ovest dei tre possibili (provincia Gansu – Dunhuang – Turpan – Tien Shan – Alma Ata (Kazakistan) – Sogdiana – Uzbekistan – Afghanistan – Turkmenistan – Iran – Baghdad – l’Eufrate fino al Mediterraneo). *(2)

La “Via della Seta”.
Una rete di vie di comunicazione che si sviluppava per 8.000 km (4.000 miglia via terra) in una molteplicità di Paesi tra l’Impero cinese e quello romano. Senza considerare le diramazioni che si estendevano a Sud (India) e ad Est (Corea, Giappone). Vie carovaniere attraversavano Asia centrale, Medio Oriente da Chang’an (attuale Xi’an) al Mediterraneo. La Via della Seta ebbe una vita di 1.600 anni.
Il termine Seidenstraße, via della seta, fu coniato nel 1877, dal geografo tedesco Ferdinand von Richthofen (1833-1905) nella sua “Tagebucher aus China”.
Su quelle strade circolavano non solo le sete, ma anche molte altre merci come le spezie, profumi, pellicce, ferro, cannella, rabarbaro. In entrambe le direzioni avvenivano scambi con altri prodotti occidentali (oro, lana, argento, cavalli, giada, vetro colorato). Con le merci avvenivano anche scambi di culture, idee, scienze e religioni, malattie*(3).

Tra il III-II secolo a.C. c’erano già dei contatti su queste vie. Fu con la dominazione greca che cominciarono a stabilirsi comunicazioni regolari tra Oriente e Occidente, specialmente con l’impero di Alessandro Magno in Asia Centrale – Medio Oriente.

Alcune fonti storiche indicano Cesare nel ritorno a Roma dall’Anatolia, di aver riportato con se delle splendide bandiere in seta catturate al nemico. Altre fonti richiamano la disfatta di Crasso a Carre nell’introduzione della seta nell’urbe .
Il commercio della seta passava a Roma grazie all’intermediazione dei Sogdiani e dei Parti e in seguito tramite venditori di Palmira e Petra.
La novità si diffuse tanto da costringere il Senato di Roma ad emanare editti atti a proibire di indossare la seta, per evitare un pericoloso disavanzo della bilancia commerciale.
Dopo la caduta dell’Impero romano d’Occidente nel 476 il centro d’interesse si sposta.
I Bizantini sotto Giustiniano ricalcolano la posizione geografica di Costantinopoli e si propongono quali intermediari tra Cina (seta) e Siria (manufatti in ceramica) escludendo l’Europa impoverita dalle invasioni barbariche.
L’ostacolo più grosso era rappresentato dalla Persia*(3), Paese che era obbligatorio attraversare per percorrere la via della seta fino in Cina. Furono studiate con poco successo delle rotte alternative in Crimea e Mar Rosso.
Nel 552 un avvenimento si pose come risoluzione definitiva al problema.
Giustignano mandò in missione emissari travestiti da monaci per apprendere il segreto della produzione della seta. Rientrarono in Cina e in grande segreto si procurarono le uova di bachi da seta e i semi del gelso (nascosti in un bastone di bambù cavo) per portarle dall’imperatore a Costantinopoli. In questo modo, con il passare del tempo si resero autonomi nella produzione della seta, tanto che le industrie di Costantinopoli, Antiochia, Tiro, Beirut, Tebe fecero diventare il settore trainante dell’industria bizantina. Libano e Siria divennero importanti centri di produzione della seta.
La grande muraglia cinese fu costruita in parte per proteggere la via della seta.

Con la Sicilia normanna la penisola iniziò e pose le condizioni per una leadership nella bachicoltura e nella filatura della seta. Ruggero II di Sicilia (1095-1164) intraprese la produzione della seta con l’ausilio di monaci persiani nel 1146. Palermo, Reggio Calabria, Catanzaro e Messina i primi centri.
Questa tradizione passò in seguito ad altre città italiche come Lucca, Genova, Venezia, Firenze, Bologna che divennero centri tessili molto importanti nel periodo dei Comuni.
A partire dal XV secolo, la produzione interessò anche il Nord Padano, il Veneto. Città come Vicenza e Verona diventeranno i maggiori produttori europei di seta grezza.
Il prodotto finito costituisce il valore aggiunto di tutta la catena della lavorazione dei capi in seta e molto modesto e marginale risulta il contributo del semilavorato. Quindi l’Italia perse il primato nella produzione dei capi d’abbigliamento malgrado alcune città come Lucca, Firenze, Milano e Genova continuassero nella produzione tessile.

La Dinastia Ming chiuse i traffici commerciali esteri. Nello stesso momento Costantinopoli fu conquistata dall’Impero ottomano (1453) che si dimostro contrario alle attività commerciali con l’estero. La via della seta quindi ebbe una interruzione prima della scoperta delle Americhe.

La produzione di seta grezza in Italia comincia a rallentare intorno agli anni ’30 del ‘900 e a scomparire intorno al 1945. Due sono le cause principali. La concorrenza dei paesi asiatici e l’industializzazione rendono la coltivazione dei bachi economicamente insignificante. Rime attiva solo la tessitura del centro-nord utilizzando seta di importazione cinese. La produzione di fibra sintetica.

La seta.
La seta è la secrezione del bombice della farfalla Bombyx mori, del gelso che si nutre delle foglie del gelso bianco, Morus alba, arbusti che vengono tagliati bassi per un più facile raccolto (lo Shandong è la capitale del gelso). La seta viene ricavata dal bozzolo del bruco della farfalla Bombyx mori. Il baco produce un filo della lunghezza incredibile con delle proprietà di finezza, morbidezza, freschezza senza confronti. Due settimane prima della nascita delle foglie del gelso, i bachicoltori iniziano l’incubazione delle uova in un luogo caldo. I bruchi nati dallo schiudersi delle uova vengono nutriti al buio in posto areato per 4 settimane su graticci di bambù. Una tonnellata di foglie di gelso (30 piante) produce 3 kg di filamenti dipanati.

La leggenda vuole la moglie dell’Imperatore Giallo Huangdi, Lei Zuo che nel 2500 a.C. abbia avuto l’idea di tessere le stoffe e insegnato ai cinesi l’allevamento dei bachi da seta.
I cinesi (della Valle del Fiume Giallo) lo addomesticarono allevandolo dal II millennio a.C.. Quindi studiarono un processo per estrarre, filare e tessere per uno sviluppo industriale artigianale. La seta si può lavorare in tessuti di moltissimi tipi: garze, crépon, broccati, organza, damascati, velluti, tussor, chiffon, sateen raso, taffettà.
Il segreto di produzione fu mantenuto per secoli. La Persia finì per porsi come intermediario negli scambi in quanto Paese in cui passava una delle più grandi tratte della Via della Seta.

Il baco passa attraverso 4 mute in 3 periodi di sonno per diventare dopo 4 settimane un bruco delle dimensioni di circa 6 centimetri.
Il bruco mangia gelso pari a venti volte il suo peso in un giorno. Quindi inizia ad avvolgersi in un bozzolo che costruisce secernendo tramite le ghiandole sericigene due filamenti liquidi ricoperti dalla sericina che si solidifica all’esposizione dell’aria. Il bruco dopo 10 giorni si trasforma in farfalla dal colore grigio con una brevissima vita di 2 giorni al massimo in cui si accoppia e depone le uova.

I bozzoli scelti per la lavorazione devono avere un filo continuo. E’ quindi indispensabile uccidere la crisalide prima che si schiuda.

I bozzoli selezionati vengono lasciati in acqua calda per eliminare la sericina e liberare le spire del filamento. Tramite un pettine di bambù e il saosiji, aspatoio rotativo azionato tramite pedali, vengono dipanati i filamenti che raggiungono la lunghezza di 1.200 metri. Per ottenere un filo da lavorare in seta occorrono tra i venti e i trenta filamenti (di filo continuo).*(4)

Per le fasi di aspatura e bobinatura, si utilizza una manovella per raccogliere il filo in matasse.
Le matasse quindi venivano colorate con tinture vegetali per ottenere la forma finale in cui veniva venduta la seta.

La fase successiva consiste nella tessitura che si esegue su delle macchine dette telai.

Il telaio è una macchina che consente un intreccio di due fili perpendicolari, chiamati trama ed ordito per la produzione di tessuti. I telai artigianali sono in legno e sono di vari tipi.

Telaio a pesi usato dalla preistoria;
telaio verticale;
telaio a basso liccio è del tipo orizzontale (floor loom);
telaio a spoletta volante ha cassa battente con un dispositivo che porta la spoletta automaticamente in posizione dopo la battuta.

Nel 1787 nasce il telaio meccanico con l’applicazione del motore a vapore.
Nel 1790 Joseph-Marie Jacquard inventa il telaio jacquard che consente (tramite una scheda perforata che anticipa i computer) l’esecuzione di disegni molto complessi con un solo tessitore.

I telai meccanici automatici di oggi sono in materiale metallico.

Denys le Périégète, monaco del III secolo esprimeva l’ammirazione per i serici che fabbricano preziosi abiti elaborati… Lo styling era già conosciuto in cina in quegli anni. E qua in occidente ci stupiamo del design odierno denigrando l’oriente.

La seta non è l’unico filato usato in alta moda. Accanto alla seta, comunque il prodotto più ricercato, l’alta moda usa tutti gli altri materiali naturali e sintetici. I capi sono realizzati anche in lana, cotone, pelle e materiale plastico. Oggi in particolare c’è la tendenza ad usare materiali sintetici, high tech, specialmente per i capi giovanili di tendenza che richiamano scenari del futuro.

Haute couture.
L’alta moda viene dalla raffinatezza di Corte ai tempi del Re Sole. Parigi e Versailles erano le capitali della moda. Tutto era deciso dal Re e in tutti nell’Occidende veniva a conformarsi alle sue preferenze e decisioni. Quindi segue con gli altri francesi come Madame de Pompadour (Parigi 1721 – Versailles 1764), Maria Antonietta e la sua stilista Rose Bertin (1747-1813). Il gusto francese è imitato ovunque.
La moda del Novecento è dominata dai mezzi di comunicazione giornalistici, televisivi, cinematografici, fotografici. La moda francese non riesce ad essere più leader indiscussa perchè deve scontrarsi con gusti competitivi di altri paesi di cui l’Italia è uno dei concorrenti più agguerriti.
I cambiamenti di stile e della moda sono sempre più fulminei, specialmente per quella femminile. Molte sono state le evoluzioni come la lotta per la parità dei diritti tra uomo e donna.

Nel 1868 fu creata la Chambre syndicale de la haute couture parisienne associazione che regolamentava il commercio per la Moda.

Charles Frederick Worth (Bourne, 1825 – 1895) stilista britannico che per tradizione designa l’origine dell’alta moda francese nel senso di creazione di linee di abbigliamento in senso moderno.
Nato in una famiglia della media borghesia inglese nel 1838 iniziò a lavorare in un negozio di tessuti della capitale. Nel 1845 partì per Parigi e fu assunto nel negozio di tessuti Gagelin.
In poco tempo divenne responsabile del reparto sartoria. Nel 1858, Worth si mise in proprio grazie ai finanziamenti del socio svedese, Otto Bobergh. Si stabilì al n.7 di rue de la Paix
anticipando il gusto e il successo della crinolina. La principessa di Metternich, acquistò un suo abito che indossò in occasione del ballo alle Tuileries suscitando l’interesse dell’imperatrice Eugénie de Montijo, consorte di Napoleone III. Nel 1864 fu nominato sarto di corte.
Il suo gusto aveva successo anche con l’alta borghesia che costituiva un bacino di utenza molto più vasto per determinare l’affermazione dell’Haute-Couture nel senso moderno.
Permise l’affermazione di un nuovo concetto Moda legato all’industriosa creatività e al fenomenale spettacolo del lancio di nuovi modelli e di tutto il mondo che ruota attorno, fotografia, bellezza, modelli, carta stampata, video.
Lo stilista cominciò ad acquisire il ruolo di vero e proprio artista. Worth fu il primo a confezionare gli abiti con la griffe cucita all’interno, ad usare indossatori per presentare i nuovi modelli che erano organizzate tra l’altro in anticipo rispetto alla stagione. Per evitare le imitazioni e contraffazioni cambiava frequentemente i propri modelli e metteva regolarmente sul mercato i cartamodelli delle sue creazioni. Fece affermare una linea moda dei vestiti donna che verticalizzava le linee sinuose del corpo risaltandolo con vitini di vespa e accentuando il fondoschiena con cuscini, eliminando la silhouette romantica costituita dalla sottogonna.
Dovette chiudere i battenti nel 1870 per la guerra franco prussiana. Riaprì alla fine del 1872, ma ebbe a scontrarsi con la nuova concorrenza, delle griffe come Maison Rouff, Paquin, Redfern, sorelle Callot, Cheruit e Doucet.

Louis Vuitton (Lavans-sur-Valouse, 1821 – Parigi, 1892)
Nel 1837 si trasferì a Parigi per lavorare come apprendista per il fabbricante di valigie Marechal. Nel 1854 fondò il marchio LV aprendo un laboratorio in Rue Neuve des Capucines. Fu presente all’esposizione universale di Parigi nel 1867. Nel 1885 Luis Vuitton aprì un negozio in Oxford Street a Londra. Per proteggere le sue imitazioni Luis nel 1888 inventò il pattern Damier Canvas, la stampa del marchio personale registrato L. Vuitton che si ripete come motivo decorativo su tutti i prodotti.
Alla morte del fondatore, il gruppo passò al figlio George.
George Vuitton ebbe il proposito di promuovere la ditta a livello internazionale iniziando dal Chicago’s World Fair del 1893. Nel 1896 ideò il celebre marchio Monogram che accostava le iniziali LV del fondatore con fiori e quadrifogli. Nel 1901 lanciò la Steamer Bag poi la Keepall Bag e la Speedy nel 1930, la Noè del 1932. Al 1915 aveva negozi a New York, Bombay, Washington, Londra, Parigi, Alessandria d’Egitto, Buenos Aires.
Nel 1936 la ditta passò al figlio Gaston-Louis Vuitton.
Poi dal 1977 la figlia di Gaston-Louis, Odile Vuitton e il marito Henri Ricamier trasformeranno l’azienda in multinazionale. Nel 1987 Louis Vuitton SA è quotata in Borsa a Parigi.
La joint venture creata con la fusione con Moët e Hennessy verrà denominata con una abbreviazione LVMH.
Nel 1989 Bernard Arnault acquista il 42% delle azioni di LVMH divenendone di fatto il maggior azionista. Nel 1997 Marc Jacobs viene nominato direttore artistico dell’azienda. Nel 1998 viene ideata la linea moda d’abbigliamento prêt-à-porter uomo e donna di LV collaborando con artisti internazionali molto prestigiosi.
Dal 2013, Nicolas Ghesquière, dal marchio Balenciaga passa come direttore artistico di LV.
L’azienda francese è specializzata in borse e valigie di lusso ma produce oggi abbigliamneto, scarpe, orologi, gioielli, accessori, occhiali da sole e libri.

Ai primi del’900 c’erano due marchi che definivano gli stili per la moda: La Maison Callot delle sorelle Gerber; La Maison Jacques Doucet affidata a Madeleine Vionnet.

Madeleine Vionnet (Chilleurs-aux-Bois, 1876 – Parigi, 1975) stilista francese, creatrice della Maison Vionnet una delle più prestigiose casa di alta moda francese.

Ha rivoluzionato la moda del XX secolo, inventando il drappeggio e il taglio di sbieco, in diagonale a 45° rispetto al verso di trama e ordito. Questa tecnica, che sfrutta l’elasticità laterale del tessuto, permette di creare abiti aderenti, esaltando le forme femminili. Per ottenere i capi con questa particolarità occorrevano tessuti di altezza extra di 2m forniti da Bianchini-Ferier espressamente per lei. Era solita creare i suoi modelli su di un manichino di 80 cm. Questo le permetteva di valutare direttamente il risultato finale su corpo.

Abbandonata dalla madre ancora bambina, si trasferì ad Aubervilliers con il padre, il doganiere Abel Vionnet. A Parigi, lasciò la scuola a dieci anni per lavorare in una maison moda. Dopo il matrimonio contratto all’età di 18 anni, si trasferì in Inghilterra da Kate Reilly per lavoro. Fece ritorno a Parigi per lavorare alla Callot Soeurs, maison leader francese.
Nel 1912 si mette in proprio con una propria casa di moda per produrre abbigliamento d’alta moda per la nobiltà e alta borghesia europea e ai proprietari terrieri sudamericani.
Nel 1923 ristruttura un hotel per usarlo come maison e metterlo a disposizione degli impiegati con servizi sanitari e sociali gratuiti peri familiari a modello di quello che avveniva alla casa di moda Luisa Spagnoli in Italia.
Il Gruppo Marzotto ha acquistato la Maison Vionnet nel 2009.

Nel 1903 Paul Poiret (Parigi 1879 – 1944) aprì una boutique e già nel 1910 divenne uno dei protagonisti indiscussi della Moda. Figlio di un mercante di stoffe è considerato il primo stilista in senso moderno.
Da costruttore di ombrelli già in tenera età realizzò un abito per una bambola della sorella. Riuscì ben presto a disegnare dei bozzetti che vendette alla stilista Madeleine Cheruit e alle altre grandi case di moda parigine. Nel 1896 Jacques Doucet lo assunse nella sua ditta. Passò poi alla House of Worth. Nel 1903 al 5 di rue Auber fondò la sua meson.
Rinnovò lo stile dell’800 caratterizzato da linea a clessidra degli abiti e i colori tenui, liberando la donna dal sacrificio del busto. Poiret aveva grande genialità, fantasia. Estroso in tutti gli ambiti ancora inesplorati del settore Moda, dalla formazione, alla creazione fino alla comunicazione. Famoso per l’uso di svariati tessuti, materiali e accostamento di colori. Fu il primo a realizzare gli accessori, borse, profumi, organizzare corsi per il disegno moda, di portamento per le modelle, creazione del pret-à-porter, a ritrarre i modelli della collezione da un fotografo professionista Edward Steichen. Creativo nell’ispirazione per l’ambiente in modo speciale al Medio Oriente. Per il lancio della gonna pantalone, jupe-culottes organizzò un party intitolato “Mille et deuxième nuit” con chiaro riferimento al celebre racconto persiano, tutto in costume. Era il 24 giugno 1911 e in fine serata alle signore intervenute diede in regalo una boccetta del primo profumo firmato, Nuit Persane. Nel 1912 lanciò il secondo profumo sempre inspirato a temi orientali dal nome Le Minaret.

Con la guerra , Poiret dovette mettersi al servizio dell’Esercito, ma quando riprese l’attività civile nel 1919 non riuscì a sollevare la ditta che giaceva in disastrate condizioni economiche. Dovette fare i conti con la nuova concorrenza con stilisti come Chanel che si inspiravano a linee semplici e sobrie.
Fuori moda con i suoi suntuosi abiti iniziò a dedicarsi alla realizzazione di costumi per teatro e cinema. Nel 1929, la maison stessa fu chiusa, morì nel 1944, dimenticato da tutti.

Lucien-Camille Lelong (Parigi 1889 – Anglet 1958) stilista francese.
Figlio di un proprietario di un negozio di sartoria e della stilista Eléanore, aprì la propria casa di moda nel 1911. Fu nominato presidente della Chambre Syndicale de la Couture Parisienne dal1937 fino al 1945.

Coco (Gabrielle) Chanel (Saumur, 1883 – Parigi, 1971), è stata una delle più acclamate creatrici di moda del secolo scorso, avendo rivoluzionato il concetto di femminilità del fashion design del XX secolo.
Gabrielle Bonheur Chanel nacque in un ospizio dei poveri, da Henri-Albert Chanel e Jeanne DeVolle. Il padre, un venditore ambulante dopo la morte della moglie, lasciò i figli alla madre a Vichy. Non potendosi occupare dei bambini, mandò i maschietti a lavorare in un’azienda agricola e le tre sorelle Chanel, le affidò alle suore del Sacro Cuore, all’orfanotrofio di Aubazine.
Nel 1901 Coco iniziò a lavorare come commessa in un negozio di biancheria Maison Grampayre, perfezionando la sua abilità di cucito apprese dalle suore e dalla zia. In questo periodo alternava la sua attività al negozio con quella di cantante presso un caffè-concerto.
Nel 1904 incontrò Balsan ufficiale di cavalleria e figlio di imprenditori tessili. In breve tempo Cocò si trasferì nella residenza di Balsan, il suo castello di Royallieu. Non sententosi realizzata nella vita del castello, Cocò iniziò la realizzazione di semplici cappellini in paglia all’appartamento parigino, in Boulevard Malesherbes.
In seguito incontrò il vero amore della sua vita, l’industriale Boy Capel che credtte nelle sue visioni della moda.
I due si stabilirono a Parigi, e aprirono la boutique al 31 di Rue Cambon. Iniziò dunque ad aggiungere ai cappellini gli altri capi d’abbigliamento. Si definiva creatrice di moda perchè non disegnava i capi e neppure li cuciva. Si limitava a sistemare la tela su un manichino e se andava la faceva cucire. Nel 1913, aprirono un negozio nella località balneare di Deauville.
Lo stile di Chanel si rifaceva alla vita comune degli ambienti che frequentava, pantaloni da cavallerizza e cravattine lavorate a maglia, abbigliamento da marinaio della località nalneare
I suoi colori preferiti erano il nero, il biano, quindi il beige, il grigio e il blu marine.
Lo stile Chanel è intramontabile perchè ha una genesi di esclusiva connotazione. Cocò non si lascia influenzare dalle correnti artistiche contemporanee. Utilizza colori molto tradizionali e dei tessuti opachi che hanno un look retrò. Inoltre potenzia il guardaroba femminile con gli elementi d’abbigliamento maschile che esasperano la femminilità.

Il negozio di Deauville decretò il successo di Cocò. Nell’estate del 1914 scoppiò la guerra e il suo negozio era l’unico aperto che tra l’altro offriva vestiti sempici, adatti alla situazione.
Nel 1915 aprì un negozio a Biarritz, sulla costa atlantica a confine con la Spagna.
Nel 1916 Chanel iniziò a creare i capi in jersey.
La pianista polacca Misia Sert, la introdusse nel mondo degli artisti e degli intellettuali.
Conosciutesi in una festa Chanel donò alla pianista la sua giacca perchè ne era rimasta estasiata.
Ebbe così accesso al mondo intellettuale come Paul Morand, Pablo Picasso, Jean Cocteau, Max Jacob e Igor Stravinsky.
Nel 1919 Capel perse la vita in un incidente stradale.
A Biarritz Coco frequentò il cugino dello zar Nicola II che le presentò il profumiere Ernest Beaux.
Beaux era il figlio del profumiere dello Zar, che si era trasferito in Francia dopo la Rivoluzione russa. Nel 1921 Coco mise a punto il suo profumo Chanel N°5, grazie agli studi di Beaux intrapresi in Russia qualche anno prima e particolarmente il profumo Eau de Catherine. Sebbene l’idea di firmare i profumi di un designer di moda fosse di Poirot, quello di Chanel era sorprendente. I profumi di Beaux erano rivoluzionari perchè erano prodotti di sintesi artificiali. Le fragranze non erano naturali e davano alla donna un aroma sovrannaturale. La fragranza n.5 era quella dello Chanelle 5 che ebbe molte contese perchè nel 1924, Coco prende come soci i fratelli Paul e Pierre Wertheimer della Les Parfumeries Bourjois. In seguito alle vendite strepitose Chanel rivendicò legalmente il suo profumo.
Nel 1924 Chanel lanciò il capello corto.
Nel 1925 il duca di Westminster, Bendor le sottopose il tweed scozzese.
Il 1926 fece il debutto il tubino nero, la petite robe noire.
Nel 1927, Chanel aprì un negozio dei suoi capi sportivi nel quartiere moda di Mayfair di Londra.
Coco sosteneva che l’eleganza di una donna è connessa alla libertà di movimento e qunidi si ispirava ai modelli che prendeva in ambito lavorativo.
Abbassò il punto vita e portò le gonne sotto il ginocchio e l’uso dei pantaloni per le donne.
Nel 1929 fu in Usa. Al rientro nel 1934 iniziò a propose gioielli veri insieme ai suoi capi.
Durante la guerra a seguito della crisi che subì la sua casa di moda di 4000 dipendenti, e di coinvolgimenti in spionaggio dovette riparare in Svizzera in esilio. Nel 1953 partì per gli Usa.
Negli anni di assenza di Chanel dal 1946 presero importanza le stravaganti proposte moda (busto e gonne lunghe) di Christian Dior. Il vestito da ballo in taffetà e il tailleur in tweed, del 1953 decretò il suo nuovo successo nella moda. Seguì la borsetta 2.55.
Nel 1983 la maison Chanel venne acquistata da Karl Lagerfeld.
Karl Otto Lagerfeld (Amburgo, 1933) stilista, fotografo e regista tedesco.
Il suo nome è quello di creatore indipendente collaborando con molteplici griffe fashion come Chloé, Fendi, Chanel.
La famiglia del padre era proprietaria di una banca d’affari svedese. Nel 1953 con sua madre, si traferì a Parigi. Nel 1955 dopo la vittoria di un concorso prestigioso venne assunto da Pierre Balmain. Nel 1976 vinse altro concorso sponsorizzato da Yves Saint Laurent.
Nel 1979 si trasferì da Jean Patou. Aprì quindi un negozio a Parigi.
Dopo la consultazione con la veggente armena di Christian Dior, Madame Zereakian, Lagerfeld nel 1980 fondò l’etichetta Lagerfeld, per la produzione di capi d’abbigliamento e profumi.
La collaborazione con la griffe svedese H&M iniziata con la stagione autunnale 2001, è un vero successo, con tutti i capi sold out.
Da quegli anni inizia a collaborare con le modelle e star internazionali più affermate sia per e proprie creazioni moda che per la sua attività di fotografo di moda. Claudia Schiffer, Madonna, Kylie Minogue, Marilyn Manson.

Attualmente è capo esecutivo dei disegnatori di Chanel, direttore creativo di Fendi e collaboratore per Chloé.

Con lo scoppio della prima guerra mondiale Parigi, malgrado le difficoltà mantenne il ruolo conquistato nel passasto di ledearship della moda femminile. Le materie prime erano destinate al fronte e le gonne prodotte con imbottitura in tulle furono accorciate al polpaccio.
Per la moda uomo il Regno Unito continuava indiscutibilmente a tracciare l’eleganza sebbene senza particolari ideazioni. Giacca, gilè, camicia e calzoni abbigliamento dell’800 nei tradizionali modelli da cerimonia come frac, tight e smoking (abito da fumo) con colori scuri, camicia bianca a collo inamidato rigido.
Collo e polsini della camicia erano separati. Il principe di Galles Edoardo VII, inventò i pantaloni con piega, risvolto e l’invenzione dello smoking (ottenuto semplicemnete eliminando le code del frac)

Con la fine della guerra assisteremo al dominio della società borghese che sostituisce l’aristocratica. La Moda rifletterà una spinta di modernizzazione attraverso le nuove visioni surrealiste, cubiste, che si pongono come linee guida di uno stile di vita diverso. La nascita del Cinema con lo star system di Hollywood rivouzione il look. Valentino, Clark Gable, Jean Harlow, Greta Garbo, Marlene Dietrich furono presi come riferimento per l’abbigliamento.
La moda maschile non ebbe grandi mutamenti. Si sviluppò uno stile sportivo che faceva uso di giacche con revers larghi, gilè in lana, pantaloni con le pinces, ritorno deii pantaloni alla zuava, con calze scozzesi. Furono ideati i trench impermeabili e il colletto floscio per la camicia e la camicia con button down (i due bottoncini sul colletto).
L’emancipazione della donna induceva a comportamenti sociali che forniva delle libertà di trucco, fumo, alcool. Allo stesso tempo si rinnovava il modello di donna che andava contro i canoni di bellezza greci. Le ragazze dovevano essere prive di forme evidenti, magre capelli corti abbigliate con gonne sempre più corte e abiti pratici e semplici.
Si affermo sulla fine degli anni ’20 lo stile bebè, cappelli a Cloche, gonne al ginocchio, scarpe con cinturino. Chanel lanciò l’abito e il tailleur in jersey corto e inventò il lineare tubino nero come abito da sera.
Con la crisi ’29-34 vennero usate le fibre sintetiche (rayon, nylon)
La donna ideale internazionale dopo il 1930 era capelli tinti, longilinea e femminile, calzava tacchi alti. In Italia in accordo con gli ideali la donna era di tipo mediterraneo e formosa.
Le ideazioni in questo periodo sono ad opera di Elsa Schiaparelli, una sarta italiana emigrata in Francia. La linea degli abiti lunghi sotto al ginocchio si aprirono in strette pieghe, vita al punto naturale, scollature vertiginose sulla schiena, pantaloni, tailleur, cappotti lunghi, spalle quadrate, e colli di volpe.
Gonne al ginocchio, tessuti poveri, spalle quadrate, la moda femminile si semplificò con la seconda Guerra. Furono adottati ingegnosi materiali alternativi come il Lanital (tessuto ottenuto dai cascami della caseina), suole in sughero, capretto italico per le scarpe. Salvatore Ferragamo, fu il vero talento in questa fase autarchica.

Haute couture nel periodo Moderno e Contemporaneo.

Il Decreto 29 gennaio 1945 instituisce l’office professionnel des industries et métiers d’art et de création che regolamenta le professioni tra cui quella della Moda. In seguito il Decreto del 7 Aprile 1945 che definisce la haute couture e il pret a porter di lusso.
La denominazione haute couture è protetta dalla legge francese secondo una lista pubblicata annualmente da una commissione nominata dal Ministère de l’Industrie.
Fédération française de la couture, du prêt-à-porter des couturiers et des créateurs de mode

Il decreto del 1945 è stato sostituito nel 2001 dal Ministère de l’Industrie

La Fédération française de la couture, du prêt-à-porter des couturiers et des créateurs de mode è l’istituzione che regolamento l’industria della Moda in Francia. Creata nel 1973, a sostituzione della
Chambre syndicale …(1868), la Federation comprende 3 distinte associazioni per il commercio:
Chambre Syndicale de la Haute Couture;
Chambre Syndicale de la Mode Masculine;
Chambre Syndicale du Prêt-à-Porter des Couturiers et des Créateurs de Mode.

L’École de la chambre syndicale de la couture parisienne (1928) è la scuola di design moda ufficiale della Federation.

La Federation mantine stretti legami con l’Union Nationale Artisanale de la Couture et des Activités Connexes, associazione per il commercio per l’abbigliamento delle regioni francesi fuori da Parigi.

La Federation stabilisce gli standard di qualità, uso del termine haute couture e le date per le settimane della moda francesi.

Un grand couturier è un membro della Chambre Syndicale de la Haute Couture.

Lista dei “grand couturiers” per le case haute couture.
Primavera 2016:
Alexandre Vauthier—Alexis Mabille—Bouchra Jarrar—Chanel—Christian Dior—Christophe Josse—Franck Sorbier—Giambattista Valli—Givenchy—Jean Paul Gaultier—Maison Margiela—Stéphane Rolland—Yiqing Yin

Requisiti e criteri per far parte della Chambre Syndicale de la Haute Couture individuati nel 1945
implicavano nel presentare annualmente un numero di 50 capi originali per stagione, creati da un designer permanente, realizzati a mano e su misura.

Occorrevano anche un numero minimo di persone impiegate nella meson, un numero minimo di modelli presentati a Parigi. Dal 2001 tali criteri sono stati ridotti a 25 capi e la denominazione ufficiale può essere concessa comunque a insindacabile decisione della Chambre syndicale anche se i requisiti non rispettano alcuni dei criteri.

Accanto ai membri ufficiali, per ciascuna stagione, la Chambre syndicale invita formalmente alcuni ospiti. Gli ospiti possono usare il termine couture e diventare grands couturiers al secondo anno di invito.

La Chambre syndicale designa anche grands couturiers stranieri che non espongono a Paris denominandoi membres correspondants.

Members della Chambre Syndicale de la Haute Couture Primavera 2017:
Adeline André—Alexandre Vauthier—Alexis Mabille—Chanel—Christian Dior—Franck Sorbier—Giambattista Valli—Givenchy—Jean Paul Gaultier—Julien Fournié—Maison Margiela—Schiaparelli—Stéphane Rolland—Yiqing Yin

Correspondent members stranieri – Ospiti stranieri:
Armani Privé—Atelier Versace—Elie Saab—Valentino—Viktor & Rolf

Guest members invitati:
Aouadi—Dice Kayek—Georges Hobeika—Guo Pei—Ilja—Ralph & Russo—Ulyana Sergeenko—Zuhair Murad—J. Mendel – Boudicca, Cathy Pill, Richard René & Udo Edling, Eymeric François, Gerald Watelet, Nicolas Le Cauchois e Ma Ke (Wuyong).

Note.
*(1)
fascinus in Latino significa incantesimo maligno, amuleti protettivi, malìa, fallo, attrazione verso una persona malvagia. Quindi il termine assume una doppia connotazione negativa e positiva allostesso tempo. Questo poichè l’attrazione esercitata dalle persone esercita invidia da parte delle altre persone. Ma il termine fashion deriva più propriamente da factio.

*(2) Da Xi’an passava per la parte Sud del Gobi Desert per arrivare sul lato est del Turkistan. Poi continuava per Sin Kiang e Kashghar per raggiungere Jihun (Ceyhan). Passava quindi per i maggiori centri come Samarkand, Bukhara e Merv per raggiungere il confine iraniano. In Iran, la via della seta univa le città di Tous, Neishapour, Damghan, Gorgan, e Rey prima id dividersi a Qazvin. Una parte si dirigeva in Azarbaijan e Trabazan. L’altra parte raggiungeva Hamadan, Baghdad o Mosul, Antakya (Antioch) o la Capadoccia e Sardis (vicino a Izmir) per arrivare a Istanbul. Quindi terminava a Rome attraverso il Mare Mediterraneo.

*(3) La peste bubbonica o peste nera proveniva dalla Cina, decimò Costantinopoli (541) poi ancora nel 1.300 proveniva dalla Mongolia, viaggiando sulla via delle seta.

*(4) Il filo discontinuo proviene dal bozzolo selvatico.

FASHION.
Parte II: Storia della Moda, business, budget, e-commerce, Fashion contemporaneo. —> in progress…
Parte III: Storia della Moda, Fashion antichità. —> in progress…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *