Film Opera: il Melodramma al Cinema tra Occidente e Soviet.

Per chi conosce bene il Melodramma, palare di Film Opera significa essere a contatto con la perfezione assoluta dell’Arte; un distillato prelibato, scrematura meticolosa della qualità di tutte le attività creatrici dell’uomo.

Film Opera

I più attenti Melomani d’Occidente erano però ignari dell’altrettanto eccellente produzione che veniva presentata oltre la Cortina di ferro, nella Russia Bolschevica. La ‘chiusura’ determinata dal Muro di Berlino avveniva soprattutto per l’attività culturale ed artistica, e solo con l’abbattimento siamo riusciti, e con grande ritardo temporale, a scoprire molto, anche se non tutto. Il ritardo c’è stato anche per il Film opera. Inquadrare questo genere cinematografico per i neofiti non è semplice e a tale scopo dovremmo prima parlare della nascita e dello sviluppo della Regia dell’Opera lirica.

La Regia dell’Opera lirica riguarda l’allestimento della scena intesa come scenografia, specialmente per il passato. Dalla metà del’900 se ne parla anche come movimento dei cantanti sul palcoscenico, la recitazione mimica e l’azione teatrale. Prima del 1950, i cantanti lirici erano immersi in una ricca scenografia, con preziosissimi costumi di scena, ma erano di sovente al centro del palcoscenico per cantare la loro parte disinteressandosi dell’azione. Premessa molto importante per lo sviluppo della Regia lirica possiamo trovarla nel Gesamtkunstwerk (opera d’arte totale) termine usato per la prima volta nel 1827 dallo scrittore e filosofo tedesco K. F. E. Trahndorff e teorizzato e messa in atto nel 1849 dal Compositore Richard Wagner. L’idea era quella della subordinazione delle singole arti, per la presentazione di uno spettacolo in un’ unità inscindibile fra musica, scene e dramma.

Sulle speculazioni di Wagner, Adolphe François Appia (Ginevra 1862 – Nyon 1928) cerca di sviluppare un’attinente sua personale visione dell’allestimento scenico. I semi dello sviluppo Lirico di tipo moderno partono dal Teatro di Prosa russo, con le avanguardie che rivoluzionano la regia, con il Teatro dell’Arte e l’immedesimazione nel personaggio -Stanislavskij (Mosca 1863–1938) e Dancenko (Mosca 1858–1943)- contagiando gli altri settori.

Si salta dunque agli anni ’50 in cui i primi ad intuire la necessità di rinnovamento nel Melodramma -ci si interroga comunque sulla valenza della filologia del racconto del compositore- sono i Registi italiani con la rivoluzione scenica, con l’affermarsi del teatro di regia, fra i quali il celeberrimo esponente e fondatore è Luchino Visconti, che aveva conosciuto la lezione dei Francesi come Jean Cocteau “Tosca” (1941) e Renoir. I seguenti registi inventano la Regia Lirica contemporanea tutt’ora in auge: Luchino Visconti (Milano, 2 novembre 1906 – Roma, 17 marzo 1976) autore neorealista, con uno spiccato senso lirico e teatrale sulla realtà tanto da venir denominato “realismo lirico”;

Giorgio Strehler (Trieste 1921 – Lugano 1997); Franco Zeffirelli (Firenze, 12 febbraio 1923), Pier Luigi Pizzi sebbene con leggero ritardo.

Tutto il lavoro del regista insomma è di confezionare uno spettacolo gradevole e al tempo stesso rispettare la musica e le condizioni del compositore. Riprendere con la macchina da presa un allestimento operistico però è differente dal proporre un film opera.

La diffusione delle Arti è importantissima specialmente per i giovani, e il cinema e la Tv è un imprescindibile veicolo perchè è molto seguito. In Italia il Cinema parte con il Centro Sperimentale di Cinematografia con la SCUOLA NAZIONALE DI CINEMA, la CINETECA NAZIONALE e il Premio del Cinema di Venezia create nel ventennio e che costituiscono un valido centro per la formazione degli artisti nel campo del Cinema. La Tv ha invece una diffusione più lenta per via delle condizioni socio-economiche della Penisola partendo con URI (1924), EIAR (1927) passando per RAI (1954) e Mediaset (che contribuisce la concorrenza e forma una Tv all’avanguardia internazionale).

Film Opera.
I Film opera sono dei filmati in cui si va a sincronizzare l’audio di una particolare opera lirica di qualche interesse audiofilo adattandola a immagini video predisposte appositamente con tutte le scene e personaggi in costume come in un film. Si cerca questo connubio per dare la possibilità all’opera lirica di ottenere maggiore interesse da parte del pubblico, attirato dalle bellissimi immagini, e per i più appassionati di fruire il meglio dell’edizione audio e delle immagini in circolazione.

Film Opera occidentale.
A schiudere allo spettatore la bellezza del Melodramma senza dubbio le prime registrazioni video senza sonoro per le quali occorre focalizzare il celebre Tenore italiano Caruso. L’introduzione del sonoro sincronizzato (1926) diviene una tappa fondamentale. Il filone cinematografico del Film opera va distinto in quattro tipologie fondamentali: film ispirati a soggetti appartenenti al Teatro musicale, ove il canto risulta marginale come nei film biografici -“Il Trovatore” (1910) di Louis Gasnier – “Carmen” (1915) di Cecil B. DeMille – “La Bohème” (1917) di A.Palermi – “Il barbiere di Siviglia” (1923) di Azeglio e Lamberto Pineschi; le opere parallele, in cui i protagonisti sono cantanti lirici che interpretano personaggi del melodramma – “La Wally” (1931) di Guido Brignone – “Madame Butterfly” (1915) di Sidney Olcott – “Der Rosenkavalier” (1926) di Robert Wiene – “E lucean le stelle” (1935) di Carmine Gallone – “Amami, Alfredo” (1940) di Carmine Gallone – “Ridi, pagliaccio” (1941) di Camillo Mastrocinque – “Il re si diverte” (1941) di Mario Bonnard – “Tosca” (1941) di Jean Cocteau – “Il cavaliere del sogno” – Film su Gaetano Donizetti – 1947 – “Addio, Mimì” (1949) di C.Gallone – “Rigoletto e la sua tragedia” (1954) di Flavio Calzavara – “Figaro, il barbiere di Siviglia” (1955) di Mastrocinque – “Avanti a lui tremava tutta Roma” (1946) di C.Gallone; le riprese cinematografiche degli allestimenti operistici in cui si specializzano gli austriaci e i tedeschi – “The Robber’s symphony” (1936) di Friedrich Feher – “The Medium” (1951) di Gian Carlo Menotti – “The Beggar’s Opera” (1953) di Peter Brook – “Giovanna d’Arco al rogo” (1954) di Roberto Rossellini; filmopera propriamente detti, trasposizioni filmiche di Opere liriche, in cui si fa ricorso a tutti i mezzi tecnico, scenici ed espressivi del cinema, e i cui protagonisti doppiano il sonoro dei cantanti lirici esasperando l’uso del playback- “Die Dreigroschenoper” (1931) di Georg Wilhelm Pabst ‒ “Die verkaufte Braut” (1932) di Max Ophuls – “Rigoletto” (1947) di Carmine Gallone – “La signora delle camelie” (1947) di Carmine Gallone; “La leggenda di Faust” (1949) – “Il trovatore” (1949) – “La forza del destino” (1950) – “Madama Butterfly” (1954) – “Tosca” (1956) – “Il barbiere di Siviglia” (1946) di Mario Costa – “L’elisir d’amore” (1947) – “Pagliacci” (1948) – “Amore tragico” (1948) – “Cenerentola” (1949) di F.Cerchio – Don Giovanni (1954) di Furtwangler – Trollflöjten (1975) di Ingmar Bergman – Don Giovanni (1979) di Joseph Losey, Carmen (1984) di Francesco Rosi – “La traviata” (1983) di Franco Zeffirelli – “Otello (1986) di Franco Zeffirelli – Moses und Aaron (1975) di Jean-Marie Straub – Danièle Huillet (1982) di Hans Jürgen Syberberg – Parsifal (1982) di Hans Jürgen Syberberg.

Un discorso a parte meritano i film opera Usa che riprendono il genere Musical – “Carmen Jones” (1954) di Otto Preminger – “Porgy and Bess” (1959) di Otto Preminger.

L’avvento del colore ha prodotto un film come “Scarpette rosse”. “The Red Shoes” (1948) Inghilterra, scritto da Emeric Pressburger per la regia di Michael Powell e la musica di Brian Easdale. Un film in cui per la prima volta in pellicola a colori si mostra un capolavoro assoluto in campo più prettamente d’Arte classica di Danza e composizione. Poi il film di Luchino Visconti Senso (1954) all’apertura propone una scena del Rigoletto di Verdi, il quartetto “Bella figlia dell’amore” che è l’ottava meraviglia del mondo. Poi il già ricordato Don Giovanni (1954) di W.Furtwangler.

Carmine Gallone Puccini – Tosca (1956) RAI Roma Opera

Gayarre (Spagna 1959) colori sulla vita del celebre Tenore spagnolo Julian prodotto dalla Sintes Film per la regia di Domingo Viladomat e la sceneggiatura scritta da Ignacio Aldecoa, Enrique Fernández Sintes, Jose Luis Madrid e Domingo Viladomat.

Esempi dei più significativi sono le produzioni ideate da registi come Ingmar Bergman W.A.Mozart “Trollflöjten” Il Flauto Magico Svezia (1974); Mozart – Don Giovanni (1979) Joseph Losey Film diretto da Lorin Maazel Paris National Opera Orchestra Notre-Dame du Liban, Parigi negli ambienti palladiani di Venezia e Vicenza; F.Zeffirelli (Traviata 1983, Otello 1986) e Francesco Rosi (Carmen) (1984). Inoltre ci sono dei films in cui l’opera lirica o l’arte la fa da protagonista come negli stessi films di Magni, Monicelli; “Tosca” (2001) di Benoit Jacquot un film-opera tedesco. I film biografici di compositori, cantanti e musicisti come: Luigi Magni “Tosca” Titanus 1973 con Gigi Proietti, Monica Vitti, Aldo Fabrizi; Ludwig (1973) di Luchino Visconti in cui c’è il Wagner specialmente del Lohengrin; Amadeus film (Usa 1984) diretto da Miloš Forman su Soggetto e Sceneggiatura di Peter Shaffer. Un’operazione commerciale molto riuscita, se non altro per l’avvincente storia di due Compositori davvero talentuosi che svecchiano il Barocco; ma che presenta diverse incongruenze storiche; ” Tutte le mattine del mondo” (Francia 1991) storia del compositore francese Marin Marais di Alain Corneau; ilfilm Rossini! Rossini! di M.Monicelli – Istituto luce 1991; Lezioni di piano –The Piano- (Nuova Zelanda, Australia 1993) soggetto, sceneggiatura e regia Jane Campion; in ambito europeo dobbiamo registrae grandi produzioni come per il film “Le Roi danse” (2000) del Belga Gérard Corbiau.

Una considerazione a parte meritano i seguenti registi:
Giorgio Strehler che crea i seguenti capolavori:
Simon Boccanegra (1978) diretto da Claudio Abbado Teatro alla Scala di Milano -Cappuccilli;
Mozart – Don Giovanni (1987) diretto da Muti, Teatro alla Scala di Milano;

Jean-Pierre Ponnelle (Parigi 1932 – Monaco di Baviera, 1988)
Il barbiere di Siviglia (1974) – Claudio Abbado, Orchestra del Teatro alla Scala;
Carmina Burana (1975) diretto da Kurt Eichhorn.
Wolfgang Amadeus Mozart – Le Nozze di Figaro (1975) – Wiener Philharmoniker diretto da Karl Böhm.
Monteverdi – L’Orfeo (1978) – Il ritorno d’Ulisse in Patria (1979) – L’incoronazione di Poppea (1979) – Tristano e Isotta – Daniel Barenboim, Orchester der Bayreuther Festspiele (1983);
Madama Butterfly – Herbert Von Karajan, Wiener Philharmoniker;
Giuseppe Verdi Rigoletto (1982) diretto da Riccardo Chailly Pavarotti-Gruberova;
Tristan und Isolde (1983) – Paul Hindemith, Cardillac (1985) diretta da Wolfgang Sawallisch –
Wolfgang Amadeus Mozart, La Clemenza di Tito diretta da James Levine (1985) dirette da Nikolaus Harnoncourt – Zurich Opera House; La Cenerentola (1988) diretta da Claudio Abbado.

Andrea Anderman
Produttore che tenta di riportare il melodramma nei luoghi e nei tempi reali di svolgimento degli accadimenti. Nascono dunque:
Tosca (1992) nei luoghi e nelle ore di Tosca
La Traviata (2000) a Parigi
Rigoletto Mantova (2010) regia di Marco Bellocchio Zubin Mehta
Cenerentola (2012) Torino Riccardo Chailly regia Carlo Verdone diretta da Gianluigi Gelmetti Rai
…anche se il luogo elettivo della Cenerentola è più propriamente il Principato di Salerno.

La Regia in Occidente: Russia.
Cinema russo d’avanguardia.
Periodo della storia del cinema russo (1918-1930) che si caratterizza per l’ispirazione al Cinema Futurista italiano, da parte dei Maestri dell’arte cinematografica (muto perchè il sonoro non era ancora stato scoperto), come Sergej Ejzenštejn e Dziga Vertov.

Il cinema d’avanguardia russo voleva diffondere gli ideali rivoluzionari di libertà, la modernità e il rinnovamento espressi dal Socialismo.

Malevič, Mejerchol’d, Majakovskij, Chlebnikov, Tatlin portavano sulla scena delle proprie arti attori-macchina, nuovi linguaggi, lanciando un’estetica antitradizionale fondata sul movimento, la velocità, la ripetizione.

Viktor Šklovskij è il grande rinnovatore introducendo la Teoria dello straniamento (che Brecht trasportò nel Teatro), per la quale si aveva un cambiamento improvviso del punto di vista nell’opera d’arte che forniva indiscussa originalità; il primato della forma nelle Arti, che spettava non al contenuto delle opere, ma alla loro perfezione formale dando inizio alla Scuola teorica del formalismo.

Kulešov, Vertov, Eizenštein, Pudovkin, Dovženko, i nuovi cineasti russi, rifiutarono lo spettacolo tradizionale -il Cinema narrativo americano con tendenze troppo commerciali- per far partecipare lo spettatore con invenzioni e cambiamenti continui inaugurando il Cinema-festa.

Nel 1925 il cineasta Dziga Vertov introdusse la teoria del “cine-occhio” con la quale per mezzo del montaggio video riusciva a mostrare tutte le potenzialità del Cinema di rendere una ripresa tagliata unita ad altre riprese e rimontata comunicando qualcosa di diverso (metafore, similitudini, ossimori), rispetto all’immagini prese in semplice successione temporale.

Lev Vladimirovič Kulešov.
L’effetto Kulešov usava il montaggio in una maniera tale che il senso del filmato era fornito dalla modalità in cui la sequenza veniva montata mostrando tutte le potenzialità del montaggio narrativo – la mente dello spettatore veniva stimolata dalla diversa sequenza in cui erano montate le singole inquadrature.

Pudovkin avanzò la sua teoria sullo “specifico filmico” per la quale l’elemento più importante dell’arte cinematografica veniva ad essere il montaggio, questa fase diventava la parte dell’intera lavorazione del film che più di ogni altra capace di dare un senso, più della ripresa.

Ejzenštejn fu il regista che esasperò al massimo le tecniche di montaggio, formulando la teoria delle attrazioni (1923) per il Teatro e che adattò al Cinema “Montaggio delle attrazioni”. Era un procedimento che aveva il compito di scuotere lo spettatore con delle violenze visive, per suscitare emozioni e associazioni di idee diverse dal racconto semplice della storia. Spesso le associazioni potevano essere disordinate ma di contenuto violento secondo la teoria degli stimoli, dove lo spettatore è stimolato nell’immaginazione lavorando con l’intelletto completando le inquadrature parziali. Ejzenštein lavorava anche con le sequenze mostrandole al contrario rispetto alla linearità temporale. Il cine-pugno era una tecnica usata per shockare lo spettatore, colpendolo con le immagini ravvicinate, improvvise, azioni rapidissime. Nel 1929 escogitò il montaggio intellettuale, associando idee astratte. Con la “drammaturgia della forma” il film viene ad essere costruito sulla forma contrastando il contenuto ufficiale.

Il Manifesto dell’asincronismo (1928) di Ejzenstein e Pudovkin tendeva a il commento sonoro dalle immagini. La corazzata Potemkin nella scena della scalinata di Odessa dà un idea di queste concezioni e tecniche cinematografiche.

Stalin al potere del 1929 arrestò le sperimentazioni dell’Avanguardia ristabuilendo “Il realismo socialista” per la celebrazione dle regime.

Una vena di novità fu assicurata solo da Boris Barnet (Okraina, 1933) e Ejzenstein Ivan il Terribile (1944) e La congiura dei boiardi. Ejzenstein escogitò il “montaggio dentro l’inquadratura”, l’uso della profondità di campo, in controcampo, per esaltare al massimo i contrasti dentro una singola inquadratura. Es. Ombra dello Zar che oscura Stalin. Uso dei colori come “musica per gli occhi” per simboleggiare le passioni del crudele Ivan raffrontato a Stalin.

La Regia Lirica Russa.
Fedor Komissarzevdkij e Vladimir Losskij (partendo da cantante e attore, non conoscendo ancora il contrappunto registico, inizia a far muovere comunque la scena sempre ricca e monumentale, studiando tutto su modelli in miniatura) sono gli antesignani della regia lirica russa in un periodo nel quale ancora il regista non aveva una marcata influenza seguita da Konstantin Stanislavskij e da Vsevolod Mejerchol’d che risultano i veri padri fondatori negli anni ’20 subito dopo la Rivoluzione russa con l’abbattimeto dell’Impero sovietico. Seguirà negli anni ’40 e ’50 Leonid Baratov formato alla Scuola del Teatro d’Arte. Baratov sviluppa le basi gettate da Losskij, scene di massa, uso dei mimi tra i coristi per incrementare l’effetto scenografico, ma suo merito speciale è di aver applicato le lezioni dell’immedesimazione dell’attore nel Teatro lirico. Se in Occidente è Visconti l’uomo chiave della Regia lirica, nell’Est è Pokrovsky.

Boris Alexandrovich Pokrovsky (Mosca 1912 – 2009) -regista russo, direttore di palcoscenico del Teatro Bolshoi tra il 1943 e il 1982- entra in scena negli anni ’30 con la stretta chiusura internazionale a seguito del Totalitarismo e dura fino alla caduta del muro di Berlino nel 1989 il termine della Guerra fredda. Il basso russo Fedor Saljapin, e i registi Stanislavskij e Vsevolod Mejerchol’d sono i suoi Maestri.

Figlio di un professore di Lingua e Letteratura Russa e nipote di un Sacerdote ortodosso. Dopo primi studi in Chimica si iscrive alal facoltà di Regia dell’Istituto Statale Teatrale. Inizia la sua carriera lirica mettendo in scena (1937) una Carmen al Teatro lirico di Gorkij con enorme succeso per le sue trovate innovative. L’incredibile successo, dovuto alla freschezza delle sue idee e alla meticolosità nel dirigere gli artisti in scena, lo fanno proseguire per il Bolschoi di cui diventerà il dominatore indiscusso per decenni. Il suo metodo di messa in scena è quello di capire le intensioni del compositore e trasmetterle a tutto il cast impegnato nell’allestimento operistico. Vive per l’allestimento che non è solo qualcosa di statico, ma di movimento degli interpreti. Creae e forma due generazioni storiche di Artisti lirici (G.Visnevskaya,V.Necipailo,V.Atlantov,E.Nesterenko) portando in scena anche compositori contemporanei avversi al regime (Prokofief, Sostakovic, Scedrin, Snitke). Negli anni ’70 si rese l’ideatore del Teatro da camera spostando i riflettori dai grossi Teatri al centro di Mosca nella periferia, in sale da 200 posti più intime.

Secondo un’espressione di Dancenko, la regia lirica sarebbe stata ancora un “Concerto in costume” se non ci fossero stati questi registi.

Film Opera Sovietici.
Rimsky-Korsakov “Sadko” storia basata sul folklore Russi che ricrea l’ambientazione delle Kievan Rus di Novgorod. (1953) regia di Aleksandr Ptushko. Si va indietro intorno al IX secolo che pone le basi dello stati russo in seguito alla venuta dei Normanni.

Vera Stroyeva (21 Settembre 1903 – 26 Agosto 1991) sceneggiatrice e regista sovietica.Tra il 1930 e il 1970 ha diretto 13 film Il suo film Boris Godunov è stato proiettato per l’edizione 1987 del Cannes Film Festival. Boris Godunov (1954) e Khovanshchina (1959) sono i suoi due lavori per il Melodramma.

Tchaikovsky “Iolanta”
Galina Oleinichenko, Ivan Petrov, Bolshoi. Direttore d’orchestra Boris Khaikin (1963)

“Katerina Izmajlova” (1967) di Michail G. Šapiro

REGISTI RUSSI d’OPERA.

Leonid Vasilyeevich Baratov (Mosca 1895 – 1964) regista d’opera sovietico premiato più volte con il premio Stalin (1943, 1949, 1950, 1951, 1952), e numerose medaglie. Ditya gostsirka (1925)

Boris Semënovič Markov (Hodjakovo 1924 – Mosca 1977), attore e regista russo, Artista del Popolo. Fondò e diresse il Teatro Musicale di Chuvash. Aprì delle scuole vocali e di ballo. Lavorò come regista operistico al Bolshoi poi come come capo del dipartimento dei Teatri dell’opera nel Ministero della Cultura RSFSR.

Vladimir Sergeyevich Rosing (1890 – 1963), tenore e direttore di Teatro

Andrei Arsenyevich Tarkovsky (1932 – 1986) produttore di film sovietico.

Andrei Rublev, Solaris, The Mirror, e Stalker films a tema spirituale e metafisico Nel 1982 mise in scena l’opera Boris Godunov al Royal Opera House di Londra per la direzione di Claudio Abbado.

Savva Ivanovič Mamontov ( 1841 – Mosca, 24 marzo 1918) uno dei più famosi impresari Russi e mecenate delle Arti.

Figlio di mercanti russi studiò a San Pietroburgo e all’Università di Mosca. Nel 1864 visitò l’Italia dove prese lezioni in canto. Qui conobbe la figlia del mercante Grigory Sapozhnikov, Elizabeth che divenne sua moglie.

Nel 1869 divenne il Direttore della Ferrovia Moscow-Yaroslavl. Supervisionò la costruzione della Ferrovia Severnaya che collegava Mosca alla Russia del Nord; partecipò anche alla costruzione della Ferrovia si Donetsk (1876-1882). Nel 1870 acquistò la proprietà Abramtsevo, a Nord di Mosca e fondò una Unione artistica che raggruppava i principali Artisti Russi dell’inizio secolo come Konstantin Korovin, Rafail Levitsky, Mikhail Nesterov, Ilya Repin, Vasily Polenov, Valentin Serov, Mikhail Vrubel, i fratelli Vasnetsov, gli scultori Viktor Hartmann, Mark Antokolsky. Il suo intento era quello di recuperare lo spirito artistico della Russia del Medioevo.

Fu mecenate della Opera russa, scoprì il basso Chaliapin, sostenendo i compositori russi più conosciuti come Pyotr Tchaikovsky, Nikolai Rimsky-Korsakov, Alexander Borodin, Modest Musorgsky, ma anche della Tragedia russa colta e popolare.

La tecnologia gioca un ruolo non secondario nello sviluppo del Cinema e della Tv, e per il Film opera.

Industria imaging sovietica.
L’Industria ottica (imaging) sovietica non aveva diffusione prima degli anni ’20 ed importava tutto il materiale dall’Occidente. Solo alla metà delgli anni’20 del 900 si sviluppò la produzione a seguito della scossa data dal Governo di Stalin con la trasformazione industriale ed economica.

Nel 1929 era apparsa la prima fotocamera russa della Foto-Trud-operative di Mosca e nel 1929 la Fotokor-1 della GOMZ di Leningrado, che venne prodotta in serie molto popolare.

Fed produsse le prime 35mm sovietiche. Una delle più importanti industrie la Kinor-Cinema, poi tutte le altre della grande indistria come Kmz ecc.

Macchine da presa russe concepite e fabbricate in Russia Kinor 16mm, Kinor 35mm e Konvas series 35mm della KMZ equipaggiate cone le lenti LOMO. Abbiamo altri modelli come la MOS Konvas 1M, 2M, 7M, and 8M 35mm cinema cameras, la Rodina 35mm della Kinap; Kiev 16mm, la Krasnogorsk della KMZ.

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