Il Sipario Storico del Teatro dei Nobili di Spoleto.

domenica 1 Luglio 2012 ore 12:00
Teatro Caio Melisso, Spazio Carla Fendi di Spoleto

La vita propone enormi sorprese come nell’altalenante andamento dei cicli

Teatro Caio Melisso
Pulcinella
più o meno ampi descritti dall’economia. Se in quella Disciplina -che amo scrivere con lettera minuscola- sono dei puri e chiari esempi descrittivi, inventati e virtuali per chiare esigenze speculative, nella realtà è possibile viverli e sperimentarli direttamente.
Il primo luglio doveva essere proprio uno di quei picchi d’ampiezza della sinusoide massima, reali. E se l’evento è risultato trascurato nella sua successiva descrizione, in dipendenza dal grande spettacolo che è stato vissuto, l’enorme esterrefazione lenta e ragionata ha metabolizzato e reso possibile la memoria. E forse è proprio il ricordo a stilare una classificazione degli eventi nella loro importanza.
Già giovedì 23 giugno 2012, portata dal Grecale, era stata presentata la Mostra Callas della Pittrice Anna Sticco, come omaggio a 35 anni dalla morte, poi l’inaugurazione dello Spoleto 55 con il Giro di Vite di venerdì 29 giugno, ed infine la presentazione antagonista dello Spoleto Arte di Vittorio Sgarbi del sabato 30 giugno.
Insomma, tutti eventi di grande interesse culturale ed artistico.
La presentazione del restauro del Sipario era affollatissima con un overbooking impressionante. Ho tentato di accreditarmi solo una mezz’ora prima, ignaro della particolare procedura d’ingresso. La stampa probabilmente entrerà ma dovremmo attendere di sistemare tutte le prenotazioni, la comunicazione dopo 10 minuti di fila… Oramai senza speranze mi allontanavo dal Teatro per comunicare la triste notizia. Devo dire di aver temporeggiato pure molto. Invece proprio quando da una distanza non proprio ravvicinata vedevo chiudersi le porte ho provato a farmi avanti per capire definitivamente la situazione, non ho fatto a tempo a chiedere; una serie di passaggi di mano mi hanno trascinato e condotto in un crescendo sempre più rapido di passi, incredulo, come trascinato da una misteriosa forza arcana, con un’impressione di una piacevole destinazione. Mi sono trovato direttamente in zona centrale in seconda fila proprio dietro Ferrara, Fendi, Benedetti. Giochi bizzarri della Fisica, di magnetismi che a volte attirano, ed altre respingono, lasciando un retrogusto comunque amaro, dovendo lasciare fuori dei cari ospiti giunti da lontano. La Parabola dei “lavoratori della vigna” nella sua infinita iniquità lascia l’uomo più abbandonato di quello che in realtà è. Assistito né da un grande fratello, né da un Eterno Padre, in momenti di gloria che sono sempre più rari ed effimeri.
La programmazione della riapertura del Sipario era preceduta da un intervento quantomai prezioso del Critico d’arte Philippe Daverio che alla sua accattivante maniera ha illustrato non solo la Storia del Teatro, ma anche del contesto in cui si inseriva, con una panoramica e quadro generale coinvolgente l’intiera Europa, confermando la sua immensa preparazione. Non ha risparmiato riferimenti e confronti con lo scenario generale ad anche con la sua Terra.
Si diventa famosi ovunque nascendo in Italia; qualcuno risponde per via del Liceo Classico ma secondo Daverio la voce se l’è inventata Benedetto Croce, perchè conclude che è per via dei Teatri.
Ed è più interessante considerare che tutti questi Teatri siano in area dei Papi. Noi abbiamo la nozione, per via del Papa Re, che i Papi siano dei tagliagola; il che è un po’ vero ma Pio IX è regressivo solo dal 1949 [Repubblica Romana nda]. Il Papato del ‘700 e del primo ‘800 va completamente riguardato perchè è assolutamente libertario rispetto a ciò che era l’Europa. Prendiamo l’Europa all’inizio del ‘700, in Russia abbiamo Pietro il Grande oppure “La Grand France” di Luigi XIV ormai vecchio e Madame de Maintenon che faceva la bacchettona, o il Federico I di Prussia… Insomma il Papato era assolutamente libertario. Era l’unico posto in Europa dove si stava bene perchè la produzione agricola era regolare e non si facevano guerre. E il Papato, a partire da Albani, Papa Clemente XI scopre che la Cultura è importante e si concede la libertà di poter operare, tollerando la Scuola del Nudo e istituendo l’Accademia di Pittura e Scultura.
Lambertini di Bologna, Benedetto XV il Papa che si oppose alla I Guerra Mondiale. Pensava che la cultura e la fede potesse crescere in maniera equilibrata e pacifista. La Cultura dei Grandi teatri nasce a Bologna e si lascia che la gente vada a Teatro per farla nascere.
Verso l’inizio del ‘500 ad opera di Giulio II con il patto con i Bolognesi voi abbandonate la Politica, state sotto il Potere di Roma e noi vi diamo da mangiare. Tortellini in cambio di Potere.
E qui nasce la cultura dei Grandi Teatri. E nasce come Cultura trasversale soprattutto negli Stati vaticani, che genera una spinta Massonica.
Specialmente in Area Umbro marchigiana, la Cultura del Grande Teatro nasce nel diciottesimo secolo, quando scopre che l’ampia libertà lasciata genera massoneria, che a sua volta genera uno spirito rivoluzionario.
Con l’Unità d’italia si ridisegna tutto. Si rifanno i Teatri con il gusto dell’Operetta. D’altronde D’Azelio diceva che la Nobiltà si riconosce anche dagli arti (riferendosi alle grosse mani di Vittorio Emanuele II). E la Corona Sabauda a parte la propria antica genealogia è sospettata di derivare da un figlio illegittimo di un macellaio fiorentino.
Interessante è notare due figure rappresentate nel Sipario del Caio Melisso che provengono dal Sud Italia, due maschere rappresentate anche da Dino Severini, originario di Cortone, nella sua produzione parigina degli anni’20 riproposte anche da De Chirico.
Quindi il Teatro Spoletino riflette appunto questo istinto. Di proporre un nuovo. Ma di ripristinare anche il teatro dei Nobili. E si Chiama un pittore perugino molto noto a Roma. Oltre al sipario disegna la “Camera Ricca” con quinte, mantovane e fondali animano il palcoscenico.
Un sipario regolare per le rappresentazioni musicali e uno per la comunicazione nuova.

Apertura del Sipario.
Ho vissuto l’apertura del sipario con enorme attesa non attendendomi esattamente l’emozione quando l’elegantissimo sipario porpora tirato all’italiana scopriva, tempera su tela, “L’Apoteosi di Caio Melisso” (1879) di Domenico Bruschi, ma ancor più quando quest’ultimo lasciava il posto, nell’apertura in seconda, a “La camera ricca” che riproponeva quinte e fondali nella loro accesa tonalità originaria. La sorpresa non era solo nella spettacolarità, nella bellezza e dinamica, del Melodramma nostrale – anche se non quello serio che non si lascia corrompere da numeri, messaggi subliminali o altre nefandezze umane, che vuole insomma vivere nella sua dimensione estetica più pura – ma perchè è anche il teatro che ho vissuto dalla mia infanzia, dal saggio di danza di mia sorella agli spettacoli in cui vedevo aprirsi in un mondo dentro un’altro raffinate immagini e colori.
Il tutto è durato pochi istanti nei movimenti ma ho ripercorso gli istanti praticamente dall’infonzia ad oggi. Lo spettacolo di inaugurazione è stato affidato a Peppe Barra, con un costume disegnato da Piero Tosi e realizzato da Tirelli, ha cantato e recitato in latino non sfuggendo dalla Lingua più verace del Pulcinella che interpretava con un tema intramontabile: cos’è l’Ammore!

Il sipario è stato ristrutturato da Cobec con l’interesse del Comune di Spoleto e della Fondazione Carla Fendi. Perdonate la lunga digressione non accettata universalmente da tutti.

Storia del Teatro.
Teatro Caio Melisso Teatro dei Nobili o Nobile Teatro.
Sorge in Piazza del Duomo tra la Chiesa della Manna d’Oro (luogo in cui si custodisce la fonte battesimale), e l’Opera del Duomo, ossia una superficie libera in cui doveva sorgere il Palazzo della Signoria, opera incompiuta.
Gli Spoletini furono sempre amanti del Teatro anche perchè annoverava moltissimi autori e interpreti delle “commedie” come il compositore e cantante castrato Loreto Vittori, Bernardino Campello, il comico Giovanni Gherardi, B. Luparini, O. Castelli, G.B. Lauri.
Nel 1660 l’Accademia degli Ottusi avrebbe realizzato in quell’area uno stanzone da destinare a pubblici spettacoli che in data antecedente venivano rappresentati al Palazzo Comunale o nelle case di qualche signore. Comunque sia, sin dal 1664 lo stanzone venne adibito ufficialmente a “pubbliche commedie”. Solo pochi anni dopo, nell’anno 1668, lo stanzone fu trasformato in un vero e proprio teatro, uno dei primi esempi di teatro a palchetti, con 4 ordini, il tutto realizzato in materiale ligneo.
Successivamente verrà sistemato ed impreziosito, tanto da venir definito “Nobile Teatro”.
Nel 1751 ad esempio il sipario venne riaperto con l’esecuzione dell’Ipermestra del Metastasio con uno Iomelli musicante, opera appositamente commissionata per l’occasione, in seguito a delle aggiunte di bellissime decorazioni, sipari e varie scene.
Lo stesso G. Rossini nel 1871 aveva notato la ricchezza e la bellezza delle decorazioni avendovi suonato come contrabbasso dell’Italiana in Algeri. Nel 1819 già in trascurato stato, il Teatro venne trafugato e fu necessario un pronto restauro, che non riuscì comunque a riportarlo all’antico splendore, tanto che tentarono di incendiarlo (1853) per costruirne uno “Nuovo”.
Pur tuttavia, non venne abbandonato per troppo tempo. Infatti nel 1874 il Comune affidò l’incarico per il progetto di ripristino all’Arch. Giovanni Montiroli (Spoleto 14 luglio 1817- Roma il 12 dicembre 1888). Nell’anno 1880 il Teatro riaprì con il nuovo nome Caio Melisso. Caio Melisso era il bibliotecaio di Augusto, protetto da Mecenate. Era un notevole scrittore, grammatico e commediografo.
La sala ha una capienza massima di 320 posti con pianta a forma di cavallo, tre ordini di palchi sovrastato dal loggione che si affaccia sulla platea. Il sipario rappresenta la Gloria di Caio Melisso, tempera su tela (1879) ed è opera del Bruschi, si alza in seconda e c’è la possibilità di utilizzare anche il comodino. Il soffitto, sempre del Bruschi rappresenta “Apollo e le Muse”.
Il palcoscenico di pianta rettangolare ha una larghezza di metri 15 e una profondità di metri 9, l’apertura del boccascena è di mt 7 . La struttura portante è realizzata in muratura con il pavimento in legno. La parte inferiore del palco è destinata a buca per l’orchestra e a camerini per gli artisti.
L’ultimo restauro del Roberto De Luca, risale al 1958 anno in cui ha l’avvio il “Festival dei due mondi”, per accogliere gli importanti spettacoli.
E’ attualmente tra i più eleganti Teatri lirici d’Italia.

Guarda il video su CANTATADACAMERA.

Galleria fotografica.

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