Storia della Calzatura Fashion.

Da indispensabile manufatto a insostituibile e selettivo accessorio d’abbigliamento, la calzatura rappresenta oggi un raffinatissimo elemento di distinzione sociale e di seduzione.

La Calzatura Fashion
La Calzatura Fashion

Tra gli accessori d’abbigliamento è senza dubbio il più secreto, ma allo stesso tempo, anche il più ricercato. Un manufatto che rappresenta l’intera attività umana nel suo dinamismo, che permette di calcare la terra di esplorarla in protezione in tutta la sua dimensione, comunicando il più intimo il più intimo degli stati dell’animo. Calzare una scarpa, dalla più semplice produzione di serie, fino alla più esclusiva e personale calzatura gioiello, tecnologica o artistica, scultura rivela chi la indossa. E’ interessante analizzare la Storia della Calzatura intrecciata a quello della Moda perché insieme ci rivelano importanti svolte nella consapevolezza di un certo uso di questo accessorio. Se il Rinascimento è il periodo in cui la Moda ricomincia a dominare con nuove caratteristiche come elemento distintivo, il ‘600 è il periodo in cui si prende atto dell’importanza della calzatura per il potere, il ‘900 si identifica come livellamento senza identità con la produzione industriale, dal 1954 si assiste alla calzatura che diventa la vera protagonista.

La Calzatura.


La calzatura è un manufatto ideato per proteggere il piede, costituito da una suola fermata al piede per mezzo di stringhe, lacci o di una tomaia.
Il termine calzatura deriva dal nome dell’antico calceus romano -calx, tallone- stivaletto forense.
Il termine scarpa deriva dalla parola germanica “Skarpa” che significa sacca di pelle.
Nata per esigenze pratiche già nella Preistoria, con differenti tipi di costituzione aperta o chiusa in dipendenza dalle regioni climatiche, nel corso del tempo ha iniziato ad assumere una funzione sociale di moda e costume. (La scarpa di cuoio più antica risalente al 3500 a.C. circa è stata rinvenuta in una caverna, in Armenia, nella provincia di Vayotz Dzor, ricavata da un unico pezzo di cuoio trattato con tintura vegetale e allacciato con stringhe incrociate. Otzi, la mummia del Similaun qualche tempo dopo indossava scarpe chiuse e rivestite)
Prima dell’adozione universale delle calzature in cuoio dobbiamo attendere molti secoli fino ai giorni nostri, perché la gente più umile poteva permettersi solo materiali più modesti come il legno.
Per comprendere i tipi più diffusi di calzatura nell’antichità, dobbiamo far ricorso alle raffigurazioni dei dipinti.
Nella Mesopotamia dei Sumeri (3.500-2.000 a.C. ca) erano già diffuse tecniche di concia delle pelli con oli, allume e tannino che davano delle colorazioni nero, bianco e rosso.
In Anatolia gli Ittiti (2.000–1.100 a.C.) effettuavano una concia delle pelli con tannino e producevano calzature particolarmente robuste con la punta all’insù.
Gli Assiri (2.000– 612 a.C.) affinarono le tecniche di concia e realizzarono stivali alti al ginocchio per uso militare.
I Babilonesi (2.000–539 a.C.) indossavano in modo speciale i sandali che impreziosivano con ricami e decorazioni metalliche.
Egiziani, Fenici (2.000 – 64 a.C.) ed Ebrei (2.000 a.C. – 44 d.C.) indossavano sandali e pantofole in foglie di palma o di papiro; mentre gli Assiri utilizzavano sandali più leggeri allacciati con stringhe. Gli Egiziani usavano allacciare le suole delle proprie scarpe con il sistema dell’infradito. La calzatura era riservata alle persone di ceto più elevato, perchè quelle più abbienti spesso, anche in virtù del clima favorevole usavano andare scalzi.

Nell’Antica Grecia (2.000–146 a.C.) c’erano vari tipi di calzature.
Il pedilon forma di sandali primitiva con plantare in cuoio si perfezionarono nei sandalia più robusti e prodotti in diversi colori per le donne. Successivamente vennero le krhpìs, scarpe da uomo aperte da cui si plasmarono gli endromis militari con allacciatura al ginocchio.
Upodémata classico sandalo la cui suola in cuoio, legno o sparto era assicurata al piede da strisce di pelle; Krepidoi sandali da viaggio che prevedevano una suola in sughero specialmente come calzatura femminile; Le embades sono ritenute i primi modelli di scarpe chiuse (maschili e femminili) basse o alte e avevano una probabile provenienza babilonese o tracia. Embàs stivaletto allacciato; Embàdes stivale in cuoio o stoffa indossato dai cavalieri; Endromides stivaletto alto da caccia o da viaggio; Akatioi scarpe con punta rialzata. Gli attori calzavano suole alte per elevare la statura: il coturno con calzare e suola alta (anche i sughero alte fino a 15 cm) e tomaia in pelle più morbida allacciata con stringhe rosse, per la Tragedia (fu introdotto da Eschilo) e il soccus, sandalo a suola bassa per la commedia.
Le baucides erano le calzature rialzate delle prostitute; Il diabaqron, scarpa femminile da cerimonia, era decorata con applicazioni in metalli più o meno preziosi. I cavalieri indossavano stivali dotati di sperone. I Koila upodémata erano delle calzature militari con suola anche chiodata.
Le tomaie venivano unite alle suole con i tendini degli animali.
Le pelli lavorate in Grecia provenivano dalla Cirenaica, dal Mar Nero, dalla Sicilia e dall’Asia Minore.

Delle eleganti e raffinate Calzature etrusche abbiamo una buona documentazione nelle raffigurazioni e nelle statue rinvenute in diverse località. Sandali in cuoi o legno e scarpe aperte sul davanti allacciabili, oppure, specialmente nel VI secolo, a modello dei calcei greci, con forma allungata, punta rialzata e allacciatura al polpaccio, e infine gli stivaletti bassi. Calzature che contamineranno in seguito il gusto romano.

Gli antichi Romani (750 a.C. – 476 d.C.) molto eclettici nelle loro calzature presero un po’ da tutti i popoli vicini Etruschi, Greci, Galli, Germani. Tipo e colore di scarpa definivano il ruolo sociale di chi la indossava. I calcei erano riservati ai cittadini di rango elevato e erano costituiti in suole senza tacco con tomaia in pelle. I calcei neri per i senatori e rossi per le cariche civili più elevate e i mullei utilizzati nelle cerimonie per innalzare la statura. I perones suola bassa con tomaia in pelle alta alla caviglia erano riservati ai cittadini più abbienti, ed infine la caliga calzata dai militari.

I Persiani (700–330 a.C.) furono i primi ad impiegare delle scarpe con tacco per scopi militari. Il tacco venne introdotto nel II secolo d.C. per dare una migliore stabilità ai cavalieri sulle staffe durante le battaglie. Il tacco venne introdotto anche nelle macellerie sia persiane che egiziane per sollevare il piede dal contatto col sangue che finiva sul pavimento.
In Epoca bizantina le scarpe più raffinate e comode in colore rosso e giallo erano calzate dai ceti più elevati e le nere riservate al popolo.
Nel Medioevo le calzature erano prevalentemente in legno e in maniera meno diffusa in cuoio.
E’ proprio nel Medioevo che nasce un primo concetto di “moda” con l’affermazione dell’ideale cortese e l’esigenza di appartenenza ad un certo stato sociale aristocratico.

Il capo d’abbigliamento come la stessa scarpa doveva essere comodo, pratico, durevole e descrittivo dello status sociale. L’abbigliamento doveva coprire il corpo per intero, proteggere dalle intemperie e impreziosire il corpo dell’indossatore. Le calzature pertanto risultavano una parte dell’abbigliamento che dovevano colpire per la stravaganza e a partire dal ‘400 presentavano le punte all’insù e venivano prodotte molto spesso in stoffa. Denominate calzature à la poulaine si diffusero in tutta Europa tranne che in Italia.

Le calzature venivano prodotte per resistere nel tempo, pertanto le cuciture erano nascoste e rivolte all’interno per preservarle meglio, la cucitura tra suola e tomaia veniva realizzata al rovescio e rigirata allo scopo. Questo avvenne fino la fine del XV secolo data a partire dalla quale la cucitura venne mostrata all’esterno per fini estetici. All’inizio del XVI secolo venne iniziata una lavorazione della cucitura a guardolo che impresse ulteriore resistenza della calzatura. Anche la forma cambiò e si diffusero le calzature a piede d’orso, basse e con punta larghissima.
Calzolai e ciabattini, come qualsiasi struttura socio economica dell’artigianato, venivano regolamentati secondo “Confraternite di mestiere”.

La scarpa con il tacco alto fashion.


Nel XVII secolo, in Europa, vennero creati i primi stivali (allacciati con ganci e bottoni) e si diffusero le calzature con tacchi alti, sia maschili che femminili. Ricordiamo comunque che i tacchi alti vennero indossati per esigenze pratiche molti secoli prima dagli antichi macellai egiziani, e dai Cavalieri Persiani e Mongoli.
Intorno al 1350 comincia ad essere calzato in Turchia e Ungheria.
La prima calzatura con tacco alto fu indossata per vanità, a Marsiglia, il 28 ottobre 1533, da Caterina De’ Medici (1519-1589) in occasione delle sue nozze con Enrico II di Valais, Duca D’Orleans (1519-1559). La calzatura viene ricordata con il nome di “Souliers à pont”.
Temendo la concorrenza dell’amante del duca, Diane de Poitiers, cercava ogni stratagemma per essere più seducente.
Anche Maria Tudor, Regina d’Inghilterra dal 1553 al 1558, figlia di Enrico VIII, calzò sempre scarpe con tacco alto per incutere rispetto.
Nel 1600, lo Shah di Persia Abbas inviò alcune spedizioni diplomatiche a Venezia. In Europa si diffuse lo Stile persiano, e le calzature con tacco vennero scelte dagli aristocratici a scopo estetico.
Dopo il 1605, calzature con tacchi erano nei listini prezzi Europei e venivano richiesti con funzione prettamente estetica.
Grande diffusione ebbero però ad opera del Re Sole, Luigi XIV di Francia (1638 –1715) che erano realizzate per lui da Nicholas Lestage e decorate con scene di battaglia e tacco rigorosamente rosso della misura di 10 centimetri (1660). Il Sovrano emanò un editto per il quale vietò la scarpe con tacco rosso tranne a coloro che vivevano a corte.
I tacchi Louis scomparvero con la Rivoluzione francese nel 1791. Napoleone vietò i tacchi nel tentativo di imporre l’uguaglianza tra i cittadini.
Le scarpe con i tacchi tornarono di moda nel 1860 grazie anche all’invenzione della macchina per cucire che permetterà una tipologia più varia di rialzi.
La diffusione dell’industrializzazione nel ‘900 introduce la lavorazione industriale anche nel campo delle Calzature. L’aumentata richiesta dei modelli industriali ‘usa e getta’ nei confronti di quelle artigianali ha ridotto il peso delle seconde e una riduzione degli artigiani con una prima funzione di riparatori.
Fino alla I Guerra Mondiale le donne calzano scarpe di raso o di seta e gli uomini scarpe di vernice.
La calzatura artigianale assume successivamente una crescente richiesta e anzi la corsa alla ricerca della “scarpa personalizzata”, su misura diviene attività riservata a pochi oculati estimatori. La scarpa artigianale si caratterizza per una cucitura realizzata interamente a mano che rende la calzatura più confortevole, più morbida e resistente. Una scarpa artigianale corrisponde dunque al vero lusso più della scarpa griffata.
Il tacco per le calzature da uomo dovrebbe rispettare la formula 1/4 della suola più 1 cm, n questo modo si ha una corretta postura per camminare che è di 100 gradi inclinato. In più un tacco del genere migliora l’estetica slanciando il polpaccio.
Le lavorazioni più diffuse per le scarpe artigianali sono quella blake-rapida e quella good-year.
La lavorazione blake-rapida consiste nell’unire tomaia e suola con doppia cucitura, di cui una interna (blake) e l’altra esterna (rapida) che unisce tomaia suola e seconda suola.
La lavorazione Goodyear, (brevetto 1839 di Charles Goodyear che ha inventato le scarpe inglesi)unisce con una prima cucitura guardolo, labbro sottopiede, tomaia e fodera e con la seconda cucitura viene unita la suola. Tra sottopiede e suola si forma del vuoto che viene riempito con del sughero, conferendo comfort, robustezza ed eleganza.
Altre prestigiose lavorazioni sono la Lavorazione tirolese e quella Lavorazione norvegese, tra le più complesse e prestigiose, poi seguono Lavorazione bolognese, Lavorazione tubolare, Lavorazione ideal, Lavorazione San Crispino, Lavorazione ad ago.

Lo Stiletto -scarpa tacco 12.
La scarpa da donna subisce la sua svolta femminile nei primi decenni del ‘900 ma si afferma dopo il 1960. Dopo una lunga ricerca sulla forma in cui l’altezza del tacco era principale protagonista, l’introduzione dello stiletto o tacco a spillo di 12 cm di altezza ha rivoluzionato l’eleganza al femminile della calzatura.
Saranno principalmente André Perugia (1893-1977), Salvatore Ferragamo (1898 – 1960) e Roger Vivier (1907–1998) a decretarne la nascita.
André Perugia un Designer francese di Origini italiane dopo aver lavorato con il padre nel settore della calzatura a Nizza, all’età di 16 anni aprì un negozio di scarpe artigianali a Parigi. Ha collaborato con nomi quali Jacques Fath (1912 – 1954) e Hubert de Givenchy e creato scarpe per la cantante e attrice Mistinguett. Nel 1931 progetta per Charles Jourdan uno stiletto a forma di pesce. Il progetto non ha seguito perché la tecnologia necessaria per pretendere un tacco a spillo produzione di massa, consistente nell’inserire un’anima in acciaio all’interno del legno o della plastica stampata, diviene operativa alla metà del 1950.
Negli anni trenta anche Ferragamo opera in California divenendo il calzolaio delle Dive, torna a Firenze nel 1927 e sviluppa una lunga serie di modelli a tacco alto come il “Tebe” (1930) e il vero e proprio stiletto “Chianti” per Marilyn Monroe (1954).
Roger Vivier propone i suoi modelli per Christian Dior tra cui il celebre stiletto del 1954.
Questa calzatura conferisce sensualità, sofisticazione, eleganza, sontuosità in un’accezione provocatoria e scultorea. Conferisce una particolare andatura e slancia il polpaccio, le gambe. Non sono semplici da calzare e il fatto di inibire il movimento, riducendo la lunghezza del passo,

genera contraddizioni. Le stesse in cui si riconosce la donna più sensuale insieme con le connotazioni positive quali l’illusione della velocità e della reattività, l’aumento dell’altezza e lo slancio della figura. Molto criticate per il danno che possono arrecare al piede. Devono essere usate sapientemente sian nel camminare che nel utilizzo. Il gioco che si crea con il ricambio è l’altro elemento di seduzione che è attentamente studiato.

Le Fasi di produzione delle Calzature: Taglio,Cucito,Montaggio,Finissaggio.
Taglio consiste nel tagliare la materia prima, utilizzando dei macchinari chiamati fustellatrici di due tipi:a carrello piano di lavoro 160×50cm per grosse metrature; a bandiera piano di lavoro 90×40cm. per tagli piccoli. I pezzi vengono pui smussati lungo i bordi per facilitare la sovrapposizione per essere uniti, usando spacca pelli e scarnitrici.

Dopo il taglio, i pezzi vanno disposti sui carrelli della manovia in cui la tomaia viene assemblata dalle orlatrici con le macchine per cucire, piana 1 o 2 aghi, colonna ad 1 o a 2 aghi, piana a zig-zag. Durante la cucitura vengono eseguite operazioni come ripiegatura,battitura,raffilatura e rinforzatura.

Dopo la cucitura delle tomaie, queste vanno messe sulla manovia con gli altri pezzi suola e tacco per la fase del montaggio. La tomaia va aggraffata sulla forma e viene applicato un sottopiede e chiusa la punta, con un macchinario detto premonta; segue il montaggio del tallone e dei fianchi con la calzera, oer poi passare il tutto alle raschiatrici e incollatrici.

A questo punto si applica la suola che viene fissa con la pressa suole. La scarpa poi passa ai forni per stabilizzare la forma.
La forma viene tolta e la scarpa prosegue per il finissaggio.
In questa fase si utilizzano macchine come il ferretto a caldo, la spazzola a motore e le macchine stiratrici per eliminare tutti i difetti. Come tocco finale si usano creme e tinture a cera.

Per ciò che riguarda la presentazione agli addetti al settore come grossisti e rivenditori ci sono due importanti fiere. Una che si rivolge prevalentemente al prodotto di nicchia che in Italia è il Micam, e l’altro che si rivolge alla commerciale Fiera di Riva del Garda.

TheMICAM – Fiera Internazionale delle calzature – è l’evento internazionale più importante dedicato alla Calzatura che si svolge a Milano, Capitale della Moda in due appuntamenti stagionali marzo (collezione autunno/inverno) e settembre (collezione primavera/estate). All’interno dell’happening, in cui si incontrano, confrontano, i professionisti della Calzatura internazionale vengono organizzati convegni, appuntamenti degli addetti ai lavori più importanti tra industria e artigiano, il meglio del made in Italy e la lotta alla contraffazione.

La Calzatura di questi ultimi tempi è impegnata nella minuziosa ricerca del design e dei materiali.
Per l’uomo c’è una attenta selezione dell’abbinamento cromatico e nuovi materiali in un tradizionale British mood e nuove forme.
Per la donna, le forme diventano più sportive quasi maschili, decise con incroci di linee geometriche, snaker e stivali, decoltè a punta le più ricorrenti. Molti i dettagli gold e inserti metallici.
Fiera di Riva del Garda una manifestazione internazionale di riferimento per il settore calzaturiero del prodotto di volume (fascia di prezzo medio), la più importante in Europa per questo segmento.
Presenza di aziende italiane ed europee, e una sempre più grande interesse di India, Cina e Brasile, primi tre produttori mondiali di calzature.

CIFF – China International Footwear Fair in Shanghai

IILF – India International Leather Fair

The FRANCAL – International Footwear and Fashion Accessories Fair – San Paolo Brasile

La produzione Italiana di Calzature viene effettuata in tre distretti principali: Vigevano, Montegranaro, Aversa.

Distretto calzaturiero di VIGEVANO.
La tradizione calzaturiera vigevanese é antica, risalendo al al 1392. L’attività conciaria delle pelli è attestata a Vigevano dal XIV secolo.
A Vigevano è nato il primo calzaturificio a modello industriale (1866), con manodopera esclusivamente femminile;
la prima fabbrica italiana di macchine per calzature (1901);
le prime scarpe da tennis in gomma (anni ’20);
lo stiletto, presentato in anteprima mondiale nel Gennaio 1953 alla Mostra Mercato Internazionale della Calzatura.
Nel 1960 a Vigevano si producevano oltre 20 milioni di calzature all’anno (la metà destinate all’export). Marchio Scarpe Italiane nasce a Vigevano nel 2000. Venne anche ideato il Museo della Calzatura ”Pietro Bertolini” di Vigevano con sede nel prestigioso Castello Sforzesco.

Distretto calzaturiero marchigiano di Montegranaro.
Oggi è considerato la località delle eccellenze, in particolar modo calzaturiere da uomo. L’attività artigianale risale al 1800, Granatelli prese a lavorare in Paese le “chiochierette” che furono apprezzate da subito fino a Roma. Nel 1920 giunsero i primo macchinari e durante il boom economico 1950-60 Montegranaro diviene la Capitale italiana della Calzatura.

Distretto calzaturiero Valdarno -Firenze.
Deriva dalle Corporazioni di arti e mestieri di Firenze, l’Arte dei Calzolai o Calzaiuoli,
con sede in Chiasso Baroncelli, dietro la Loggia di Piazza della Signoria. Lo sviluppo di un polo altamente di nicchia è dovuto al designer Salvatore Ferragamo che dal napoletano si trasferì in California divenendo il Calzolaio delle dive e nel 1927 si trasferì a Firenze sviluppando una ditta fashion di calzature tra le più prestigiose al mondo.

Distretto delle calzature napoletane.
è distinto in due entità distinte
Distretto Tessile e di abbigliamento di San Giuseppe Vesuviano
Distretto Industriale di Grumo Nevano-Aversa
subdistretto Napoletano a vocazione tessile
subdistretto casertano a vocazione calzaturiero

La tradizione sartoriale grumese ha origini nel 1300 e nasce e si consolida per la vicinanza geografica a Napoli e la conoscenza della tradizione sartoriale napoletana.

La lavorazione di calzature è più recente, iniziata negli anni Sessanta con calzaturifici a conduzione familiare. Oggi nel distretto vengono prodotte calzature da uomo e da donna di qualità media e medio-fine.

La produzione di calzature è fortemente connessa a quella di concia dei pellami. A livello generale, quindi internazionale dobbiamo dunque dire che la produzione di massa segue il processo di allevamento, selezione e abbattimento del bestiame. I grandi allevatori si trovano in Sud America e qui vengono abbattuti gli animali salati e trasportati in India per la concia. Il pellame e il cuoio prodotto, viene passato in Cina dove viene assemblato. Segue il processo di distribuzione in tutti i principali paesi del globo. Il prodotto di nicchia invece segue un percorso diverso che vede il made in Italy fortemente impegnato.

Concia dei pellami.
Per la concia vi è da dire che la zona di riferimento per pellami e cuoio in Italia è Arzignano (Vi) seguito da Santa Croce sull’Arno (Fi) e Solofra (Av). In campo internazionale, i migliori pellami sono quelli Italiani. Il processo di vasta produzione vede impegnato il Brasile come principali allevatori ed esportatore di materiale grezzo e le concerie indiane quelle più attive che esportano in Cina, Vietnam e Indonesia per la trasformazione industriale. Poi il prodotto giunge in Europa.

Distretto veneto
Distretto toscano -Distretto di Santa Croce sull’Arno
Distretto campano -Distretto della concia di Solofra

La lavorazione del cuoio che giungeva in Spagna con l’invasione dei Mori si trasferì in Italia con la cacciata dei Mori.

Gerome de la Lande con il trattato L’Art du Tanneur (Parigi 1744) riesce a sintetizzare le varie lavorazioni in un manuale specifico.

Dopo l’abbattimento dell’animale avviene la scuoiatura e la successiva conservazione che consiste in salatura o essicamento per conservare i pellami per la grande industria.

Il Processo conciario è un processo chimico suddiviso in 4 macrofasi:
preparazione: rinverdimento – scarnatura – depilazione – calcinazione – scarnatura – spaccatura – decalcinazione – macerazione – sgrassaggio;
concia fase in cui si fa reagire la pelle con agenti concianti al cromo, al vegetale, all’alluminio, allo zirconio, alle aldeidi, all’olio;
riconcia, tintura e ingrasso;
rifinizione che può essere meccanica o chimica che prevede lucidatura o verniciatura.

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