La scuola degli amanti.

W.A.Mozart – Così Fan Tutte (1790) K588

Dopo l’anteprima al Teatro della Cittadella (Assisi) del 12 ottonre 2013, il “Così fan tutte” in forma di concerto, ultimo appuntamento della 67ma Stagione del Teatro Lirico Sperimentale, ha fatto tappa a Spoleto.

W.A.Mozart - Così Fan Tutte
W.A.Mozart – Così Fan Tutte
Domenica 13 ottobre 2013 (ore 17:00) – Teatro del Complesso Monumentale di San Nicolò.

A cura del mezzosoprano perugino Marina Comparato, che per l’occasione ha interpretato anche il ruolo di Dorabella, e del direttore venezuelano Antonio Cipriani -che ha diretto un duo di accompagnatori, l’eccellente Pianista giapponese Yuna Saito, rivelazione della stagione lirica 2013, il cui pianoforte sostituiva l’intera orchestra, e al cembalo, il pianista Francesco Massimi con il compito di basso continuo, e comunque generosissimo e indispensabile deus ex machina dello Sperimentale – una messa in scena che ha davvero emozionato.
I ruoli dei protagonisti sono stati affidati ai cantanti vincitori del Concorso Europeo di Canto; rispettivamente Assisi e Spoleto, Fiordiligi, Chiara Margarito e Naoko Miyazawa; Despina Annalisa Ferrarini e Francesca Tassinari; Guglielmo, Jacopo Bianchini e Davide Giangregorio; Ferrando, Marco Rencinai; Don Alfonso, Alec Avedissian.
Yuna Sato si conferma un’enorme promessa del Melodramma. Nata come pianista solista si sta perfezionando in accompagnamento al Canto lirico sia nella prestigiosa Istituzione Spoletina che al Conservatorio di Parma, avendo scoperto proprio in Italia la bellezza del Melodramma peninsulare.
L’inszenierung, sebbene mancassero completamente per scelta, gli elementi scenografici, molto gradevole. Lo Sperimentale sa sempre meravigliare con la propria esperienza. Pianoforte mezza coda e clavicembalo erano contrapposti al centro del palco e l’azione scenica sostituiva molto gradevolmente e faceva immergere nella dimensione temporale del Periodo classico. La chiave di volta dell’opera è Despina che ha brillato in entrambe i cast. Ho potuto assistere alla perfetta interpretazione della tragicomicità del personaggio che incarna la lettura perfetta della drammaturgia della coppia Mozart-Da Ponte.
La lettura drammaturgica allegorico-simbolica che è prescritta come ricetta nel libretto di Emanuel Schikaneder per il suo “Die Zauberflöte” (1791) k620, è possibile ritrovarla anche nel “Così fan tutte”. Non deve ingannare la leggerezza dell’opera fatta in una semplice e fugace lettura letterale. L’opera buffa nasce dagli intermezzi e assurge a dignità operistica con Pergolesi; il ruolo del “servitore” viene poi introdotto per mettere in risalto la divisione per classi della ‘società’, e per giustificare il potere attraverso la debolezza e l’inettitudine degli strati più umili della popolazione. E ricordiamo che la Buffa è opera leggera perché si rifà alla Commedia, genere imperfetto e più popolare rispetto alla Tragedia, che ribaltato nel Melodramma viene rappresentato dall’Opera seria. A Mozart, Massone imperfetto, serve giustificare la classe di mezzo, la Borghesia in ascesa, sorta per combattere l’Aristocrazia. In Così fan tutte, la scuola degli amanti, in cui il messaggio lampante e principale sembra in realtà l’infedeltà dell’uomo a tutti i livelli,
compie un errore, perché affida a Despina un ruolo che è sostanziale. Ossia all’estremo della società vive un personaggio che conosce e interpreta a 360 gradi, tutti gli strati della società. Despina può diventare Nobile, Dottore o perfetto Notaio, in barba a qualsiasi protocollo o ordine professionale. Don Alfonso, sì, muove i fili, ma da solo non è in grado di mettere in pratica nulla, deve sempre passare per un personaggio che non è semplice e bravo attore, ma creatore egli stesso. Quindi l’attenzione si trasferisce interamente su Despina cha da antieroina diventa essa stessa il simbolo di ogni virtù, l’eroina dell’intero dramma, in ombra nel finale appalesato -in cui Don Alfonso sembra vincitore nella scommessa e nel compito pacificatore del lieto fine- ma in primo piano in una più attenta analisi. Quindi lode alle interpreti, sia alla Annalisa Ferrarini, che non ho veduto direttamente, ma di cui ho ascoltato validissimi commenti per Assisi, e alla Francesca Tassinari per la recita spoletina in cui ha incarnato perfettamente questo indispensabile personaggio.

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