I Maestri iraniani della pittura contemporanea.

La Storia della Pittura in Iran -II PARTE- Moderno e contemporaneo

I grandi Maestri della miniatura contemporanea che seguono le Scuole della Neo-Herat/Neo-Safavide School, si annoverano Hadi Tajvidi, Ali Motie e Mohammad Mossaver-ol-Molk.

Miniatura Persiana
Miniatura Persiana
Un’altro artista da menzionare tra i grandi non appartenenti a queste correnti è Mahmoud Farshchian. Tutti questi pittori hanno tecniche e prospettive nuove per illustrare i manoscritti.
Hossein Behzad ha introdotto una nuova tecnica per la miniatura.
Secondo la Scuola Zaman Khan basato sullo stile Indo-Persiano inventando una nuova tecnica che combina il disegno e il colore come primari elementi della pittura, usando il colore in modo parsimonioso in controtendenza rispetto al classico uso persiano.
Da annoverare anche Ali Karimi (1913-1997) che acconto ad una prima maniera tradizionale di soggetti della letteratura, si è ispirato anche a personaggi comuni.

Hossein Behzad (Teheran, 1894 – 1968) pittore iraniano di fama internazionale. Coniuga la Tradizione della Miniatura Mongola e Safavide in uno stile fresco e moderno utilizzando delle tecniche moderne di pittura fornendo una delicatezza e poderosa armonia dei colori.
Il suo primo interesse lo studio dello stile dei vecchi maestri Kamaleddin Behzad e Reza Abbassi. Le sue imitazioni erano talmente precise che non si poteva capire la differenza.
Dal matrimonio nel 1921 diventa papà di Parviz il suo unico figlio.
Mel 1934 parte per Parigi per lo studio della pittura nei principali musei francesi. Dopo 13 mesi torna in Iran formato con un nuovo stile personale nell’Arte della miniatura. In questo modo fa rivivere la miniatura uno nuovo splendore.
Nei festeggiamenti per il millennio di Avicenna (1953), fu portato alle cronache internazionali per la sua incantevole mostra presso il Museo Bastan.
E’ sepolto presso il cimitero adjasent Imamzadeh Abdullah a Rey, vicino a Tehan.

Clara Abkar (1905 New Julfa – 1996 Tehran) – pittrice minaturista iraniana. L’Abkar Museum (1994) contiene le miniature del ventesimo secolo dell’Artista Klara Abkar. Minaturista con un particolare stile che si inspira al misticismo e alla letteratura Iraniana. Situato nel Sa `d-Abad Palace, residenza dell’ultimo Shah di Persia.

Mahmoud Farshchian (1930 Isfahan) maestro della Pittura e della Miniatura persiana. Isfahan è la località di massima importanza per l’Arte del periodo Islamico.
E’ consideratio il modernizzatore nel campo della Miniatura, arte fondata in Persia e poi diffusa in Cina, Turchia e altri paesi del Medio Oriente.
Fu il padre, mercante di tappeti e appassionato d’Arte a trasmettere questa passione al giovane Mahmoud. Ha avuto come guida e maestri Haji Mirza-Agha Emami e Isa Bahadori. Diplomato alla scuola superiore di belle arti di Isfahan, Farshchian partì per l’Europa per studiare le opere dei grandi Maestri occidentali di Pittura, sviluppando un innovativo stile artistico universalmente riconosciuto.
Di ritorno in Iran, ha iniziato a lavorare presso l’Istituto Nazionale di Belle Arti (in seguito Ministero di Arte e Cultura) e successivamente, è stato nominato direttore del Dipartimento d’ Arte nazionale e professore dell’Università della scuola di Belle Arti di Teheran.
La sua pittura conosciuta in tutto il mondo.
Nel 2001 l’Heritage Foundation ha instituito il “Museo del Maestro Mahmoud Farshchian”, nel Complesso Culturale Sa’dabad di Teheran.
Attualmente il Maestro Farshchian risiede nel New Jersey (Usa).
Farshchian è fondatore di una scuola di pittura iraniana con un suo proprio originale stile. La sua pittura aderisce alla forma classica pur ricorrendo all’uso di nuove tecniche. Il suo contributo ha permesso di svincolare la Pittura iraniana dal rapporto tradizionale con la poesia e la letteratura. Le sue tele hanno colori vivaci, dinamismo e modernità pur rimanendo in un concetto tradizionalista e al tempo stesso innovativo.

Il movimento artistico moderno in Iran ha avuto avvio alla fine del 1940 dopo la morte di Kamal-ol-Molk evento che segna il termine della rigida aderenza della pittura alle lezioni accademiche. Mahmoud Javadipour insieme ad altri artisti nel 1949 aprono a Teheran la Galleria Apadana. Altro pioniere della Pittura contemporanea in Iran è Marcos Grigorian che nel 1950 apre a Tehran la Galerie Esthétique. Da ricordare le Bianneli di Tehran 1958, il movimento Saqqakhaneh del 1960 e l’Atelier Kaboud (1961) luogo di ritrovo per scrittori, artisti e architetti. Altra tappa sarà l’apertura a Tehran , nel 1977, del Museo d’Arte Contemporanea che vanta un’imponente collezione di entrambi gli artisti occidentali e iraniani.

Mahmoud Javadipour (Teheran 1920 – Monaco di Baviera 2012) pittore, grafico, illustratore, professore. Uno dei pionieri dell’arte moderna in Iran insieme a Hossein Kazemi, Ahmad Esfandiari, Houshang Adjoudani. E’ conosciuto per i suoi lavori nella pittura ad olio, incisione e Design grafico.
Diplomato alla scuola tecnica tedesco-iraniana di Teheran, nel 1947 ha terminato gli studi di Pittura presso l’Accademia di Belle Arti dell’Università di Teheran. Ha viaggiato in Germania e ha continuato gli studi di Belle Arti a Monaco e alla Art Academy nello studio di Carlo Crodel.
In Germania Javadipour fu influenzato dai movimenti artistici come impressionismo, espressionismo e il Bauhaus, ma tornò in patria per dare impulso all’Arte secondo questi movimenti contemporanei.

Marcos Grigorian
(Russia 1925 – Kropotkin – Armenia 2007) nato in Russia da una famiglia Armena è uno dei pionieri dell’arte iraniana moderna.
Nel 1930 si trasferì da Kropotkin in Iran, prima a Tabriz, poi a Teheran . Dopo aver terminato gli studi superiori in Iran, nel 1950 studia presso l’Accademia di Belle Arti di Via di Ripetta in Roma. Nel 1954 tornato in Iran aprirà la Galerie Esthétique a Teheran.
Nel 1958, con il Ministero della Cultura organizzava la prima Biennale di Teheran. E’ stato anche un insegnante dell’Accademia di Belle Arti.
Nel 1975 ha organizzato il Gruppo di Pittori e Scultori liberi Grigorian a Teheran che elencava nomi come Gholamhossein Nami, Massoud Arabshahi, Morteza Momayez, Mir Abdolreza Daryabeigi, e Faramarz Pilaram. Nella sua ricerca Pop di forme e approcci popolari ha usato il cibo etnico come il Nan Sangak e l’Abghousht e sperimentatore con l’Earth Art Iraniana. Nel 1977 si è trasferito in Usa poi a Yerevan (Armenia), poi in Urss. Nel 1993 ha fondato il “Museo del Medio Oriente” a Yerevan. E’ morto il 4 agosto 2007 a seguito di una aggressione a scopo di rapina.

Mir Abdolrez Daryabeigi (Rasht 1930 – Nogent-sur-Marne 2012), Artista iraniano innovatore dell’Arte moderna in Iran.
Laureato in Storia e Geografia all’Università di Teheran è passato allo studio dell’Arte presso gli studi di Marcos Grigorian e Ali Azargin.
I suoi primi lavori sono stati esposti nel 1960, ricevendo una menzione speciale in una mostra 1968 organizzata dall’UNESCO. Qualche anno dopo si è diplomato in litografia, presso l’Università di Salisburgo (Austria).
Nel 1962, Daryabeigi aprì la sua prima galleria a Teheran battezzandola con il nome Mess (in Persiano significa rame) creando dunque una delle prime gallerie d’Arte private in Iran, esponendo principalmente i propri lavori artistici e presentato anche quelli di altri famosi Pittori iraniani contemporanei. Mr. Daryabeigi è considerato uno dei maggiori esponenti dell’Arte contemporanea dell’Iran, incoraggiato la generazione di Pittori iraniani astratti.
Mir Abdolreza Daryabeigi inizialmente ha seguito il movimento moderno in cui predominavano gli elementi tradizionali e classici persiani. In seguito si è concentrato su un particolare stile di minimalismo paesaggistico, utilizzando lo spazio e le tonalità di colore come segno distintivo. I suoi cieli sono ispirati da misticismo Sufi idealizzato nell’unità con il divino. Nei deserti e nei vuoti paesaggi, ispirati alla terra nativa, viene focalizzato un elemento, un’entità che acquista una speciale centralità, dominando la scena.
Nel 1975, Daryabeigi insieme a Marcos Grigorian, Morteza Momayyez, Golam-Ḥosayn NAMI, Massoud Arabshahi, Faramarz Pilaram, e Sirak Malkoniān costituirono il gruppo di “artisti indipendenti” che definì le tecniche e gli stili per l’Arte iraniana per le future generazioni.
Nel 1979, Daryabeigi si trasferisce a Parigi, ed in seguito, nel 1986, a Nogent-sur-Marne, luogo in cui aprirà la sua personale galleria d’Arte francese e in cui ha vissuto fino alla morte.
Daryabiegi ha all’attivo moltissime mostre personali in luoghi internazionali prestigiosissimi come al Salon d’Automne di Parigi (1973), Maison Nationale (2012).

Sadegh Tabrizi (Tehran 1938) è un artista contemporaneo iraniano che ha contributo alla creazione e alla dissezione dell’arte moderna in Iran.
Tabrizi può essere considerato un artista globale che ha creato nuovi punti di vista per l’arte contemporanea iraniana che insieme alla Saqqakhaneh hanno contaminato anche l’arte moderna e post-moderna occidentale. Ha aderito ma anche superato i pionieri della Scuola Saqqakhaneh usando uno stile che mescola arte tradizionale occidentale e iraniana.
Conseguita la laurea in Miniatura al Liceo, nel 1959 iniziò la pittura su ceramica. In quegli anni ideò delle composizioni libere lettere e parole partendo da un pannello in ceramica (70×70) in bianco e azzurro tipici delle iscrizioni delle moschee, e iniziò una tendenza nota come pittura basata sulla calligrafia presa per le qualità visive e non verbale.
Nel 1960 nell’anno dell’inaugurazione della Facoltà di Arti Decorative, Tabrizi si inscrisse trovandosi nel corso insieme a Mansour Ghandriz, Faramarz Pilaram, Massoud Arabshahi, e Hossein Zenderoudi. In seguito ai suoi viaggi e quello dei colleghi in occidente maturarono l’idea della saqqanè per il quale Tabrizi si mise in evidenza per la sua attività in varie tecniche dipingendo su ogni supporto.
Nel 1964 continuò gli studi in un master con Ghandriz, Pilaram, e Arabshahi in cui si confrontò con o migliori studenti della Facoltà di Belle Arti, Morteza Momayez, Rouyin Pakbaz, Hadi Hazaveyee, Sirous Malek, Mohammad Mahalati, e ingaggiando anche i migliori della Facoltà di Arti Decorative, Tabrizi, Pilaram, Arabshahi, e Ghandriz.
Il gruppo di tredici artisti riuscì a concentrare artisti d’avanguardia tutti insieme presso l’Auditorium dell’Iran, includendo Sohrab Sepehri, Bijan Safari, Marcos Grigorian, Parviz Tanavoli e Manochehr Sheibani in una mostra collettiva presso la Saderat Bank.
Tabrizi all’inaugurazione dell’Auditorium dell’Iran presentò delle opere che ricordavano i dipinti in miniatura dei vecchi libri impreziositi con linee astratte e calligrafiche. Seguirono le incisioni in rame coronate da pietre e monete antiche, i rilievi in gesso su pannello, dipinti su pagine di vecchi libri e le iscrizioni a collage, opere in vetro colorato con specchi su sfondo nero, le tecniche di pittura in miniatura che incorporano motivi persiani e religiosi in dipinti di grandi dimensioni, le pitture in miniatura persiana (1970) con iscrizioni Nasta’liq ideando una calligrafia che crea forme astratte in composizioni libere.
Per la pittura realista.

Nasser Ovissi (Tehran 1934)
Dopo gli studi in Legge e Scienze politiche all’Università di Tehran, decise di studiare Belle Arti a Roma. E’ stato diplomatico e addetto culturale dell’Ambasciata iraniana in Rome e Madrid. Attualmente risiede in Virginia (Usa).
Mansoor Ghandriz (Tabriz 1936 – 1966 ) Artista che ha cercato di impiegare le forme Iraniane tradizionali nell’Arte moderna, uno dei creatori del Movimento pittorico iraniano Sagha Khane ( scuola che prende il nome dalla stazione-fontana per preservare l’acqua e il fuoco sacro già nel 1400 a.C. Ora decorata con illuminazioni e versi del Corano. La tradizione prevede il rituale per l’artista di bere dell’acqua, accendere una candela, appendere un lucchetto o legare un pezzo di stoffa o donare un’opera artistica per poi esprimere un desiderio. Il termine fu introdotto nel 1963 dal critico d’arte Karim Emami per indicare il nuovo stile di un gruppo di artisti iraniani che avevano esposto per la Terza Biennale di Teheran nel 1962. Saqqakhaneh è la fontana di acqua pubblica che commemora i martiri sciiti privati dall’acqua durante la battaglia di Karbala (680 d.C.) episodio che vedrà la morte dell’Imam Husain ucciso per mano di Yazid, sovrano sunnita. I primi 4 componenti furono Sadegh Tabrizi, Hossein Zenderudi, Parviz Tanavoli, Faramarz Pilaram – presero le tradizioni popolari e letterarie conducendole fuori del loro contesto originario, pur rispettandone la derivazione.

Charles Hossein Zenderoudi (Tehran 1937) pioniere dell’Arte moderna in Iran è un rinnovatore sia in Pittura che in Scultura. Formatosi nella scrittura e nella comunicazione, fu in seguito ispiratore nel 1960 della Sagha Khaneh school. Premiato nel 1961 alla Biennale di Parigi, si trasferì in Francia in cui sviluppo uno stile in linea con il movimento di astrazione lirica, metà strada tra Informale e la dialettica del Lettrismo. Al suo arrivo a Parigi aveva già maturato e intravisto dei limiti della scrittura e volle farsi inconfondibilmente notare per un suo timbro che dava la traccia del suo segno. In alcune opere questo segno è ricorrente e ripetitiva a simboleggiare una comunicazione ossessiva e diversa rispetto al passato. Nel 1999 Zenderoudi sviluppò il trasferimento fotografico ampliando la tecnica del linguaggio quantitativa, che si fonda su una comunicazione globale per diffondere un messaggio sacro che presuppone due obiettivi la trasmissione semantica e la partecipazione spirituale per la comprensione del lettore. Lo spirito dell’artista deve esprimere un’anima che è l’oggetto di conoscenza in grado di superare la divisione tra mente e materia ossia la dicotomia tra spiritualità e razionalismo.
Occorre cercare la vicinanza al cuore dello spettatore alla sua affettività offrendo il proprio realismo spirituale di verità e giustizia dello spazio comunicativo tramire gesti ricorrenti. L’anima si trova a suo agio in una affettiva comunicazione in tutti i tipi di comunicazione possibile intreccio calligrafico, tela tradizionale, supporti cartacei, flusso multimediale, monitor. La comunicazione universale del bene va bene ovunque qualunque media si utilizzi, esiste un distacco dall’artista e il suo pubblico e la separazione di comunicazione oriente e occidente scompare. Il suo lavoro Tchaar Bagh è stato venduto da Christi’s a Dubai for 1.6 millioni di dollari Usa.

Massoud Arabshahi ( Tehran 1935) organizzerà la la sua prima mostra personale presso il Centro Iran-India di Tehran nel 1964, quattro anni prima della laurea all’Università delle Arti Decorative di Teheran. Predilige olio su tela, sculture e reliefs architettonica tra le sue tecniche ispirandosi a temi del passato achemenide e l’arte assira, babilonesi e le iscrizioni combinando tradizione e modernità. Ha all’attivo numerose mostre personali e collettive in Iran, Europa e Stati Uniti. Vive e lavora a Tehran e in California (Usa).

Parviz Tanavoli (1937 in Tehran) scultore, pittore, studioso e collezionista d’arte.
Dopo la laurea all’Accademia di Brera di Milano conseguita nel 1959, Tanavoli insegnerà scultura per tre anni presso il Minneapolis College of Art and Design. Di ritorno in Iran assumerà la direzione del dipartimento di scultura presso l’Università di Teheran fino al 1979, quando si ritirò dall’insegnamento. Nel 1960 sarà uno dei promotori della Sagha Khaneh school. Ha tenuto mostre personali in Austria, Italia, Germania, Stati Uniti e Gran Bretagna nelle più prestigiose locations. La sua ultima mostra personale è stata la retrospettiva del 2003 tenutasi presso il Museo di Arte Contemporanea di Teheran. Tanavoli è il più quotato artista iraniano vivente essendo stato battuto un suo lavoro ad un prezzo di oltre 6,7 milioni di dollari Usa. Dal 1989 vive a Vancouver (Canada).
Nel 2005 ha iniziato una polemica artistica per protestare contro le condizioni dei prigionieri americani -detenuti a Guantanamo e nel 2006 ha creato un’opera per onorare le vittime della guerra israelo-libanese.

Aydin Aghdashloo (1940 Rasht, Iran) pittore, miniaturista, critico d’Arte e di Storia, graphic designer.
Vive a Tehran ed è lettore in diverse Università iraniane.
Il padre, Mammad Hajiev era un ingegnere e Ministro del lavoro nella Repubblica Democratica dell’Azerbaijan tra il 1919 e il 1920. Dopo l’invasione dell’Azerbaijan da parte dell’Armata rossa Sovietica nel 1920 trovò rifugio a Tabriz, Iran. Pr evitare l’ident ificazione da parte delle spie Sovietiche Mammad cambiò il suo cognome e si trasferì a Rasht dove nacque il figlio Aydin. Aydin aveva cinque anno quando la famiglia si mosse a Tehran. Aydin Aghdashloo iniziò a vendere le sue tele all’età di 14 anni ossia due anni dopo la morte del padre.
Durante l’ultima dinastia Pahlavi Aghdashloo fu nominato dalla Shahbanu, Farah Pahlavi, Capo degli Affari Artistici dell’Ufficio Speciale Shahbanu con il compito dell’acquisto delle d’arte dei più interessanti artisti contemporanei per il Museo di Arte Contemporanea di Teheran. Nel 1977 ha contribuito alla sistemazione del Museo Reza Abbasi di Teheran ricoprendo la carica di direttore del museo fino al 1979.
Nel 1971 ha sposato in prime nozze l’attrice iraniana Shohreh Vaziri-Tabar, divorziando nel 1979.
Con la Rivoluzione iraniana del 1979, Aghdashloo perse i lavori e con la Repubblica insediata con a capo Ayatollah Khomeini gli fu impedito di lasciare il Paese fino al 1989.
Aghdashloo dovette dunque vivere impartendo lezioni private ed adattarsi alle nuove regole del Governo di islamizzazione dell’Arte e della cultura, prima di poter insegnare nelle Università iraniane (1981).
Nel 1990 sarà il primo artista ad esporre Galleria d’arte Assar di Tehran.
Nel 1981 sposò in seconde nozze Firouzeh Athari. Dalla relazione hanno due figli: Takin Aghdashloo e Tara Aghdashloo.
La sua attività artistica è segnata dall’interesse per i dipinti Rinascimentali specialmente di Sandro Botticelli di cui nello studio ha realizzato delle copie molto perfette delle originali. Nel 1970, ha realizzato “Memorie di Distruzione”, una serie di opere in cui troneggia la copia realizzata alla perfezione di sezioni di capolavori rinascimentali che vengono distrutti in identità e bellezza con delle ideazioni personali. Una nuova serie di “Memories of Destruction”, realizzata dopo il 1979, prendendo a riferimento l’Arte islamica come modello da sottoporre ad analisi dopo un attivo periodo i cui riferimento erano sia il rinascimento e lo stesso islam.
Dal 1979 farà sempre maggiore uso delle miniature persiane nei suoi dipinti, fino alla creazione di una serie miniatura persiana sgualcita molto originale.
Aghdashloo è un grande esperto di Storia dell’Arte iraniana islamica e pre-islamica. Egli valuta le voci per le case d’asta, come Christie e Sotheby.
Ha in attivo otto libri pubblicazioni, due collezioni di dipinti e due ricerche sulla Storia dell’Arte iraniana. Insegna Arte e Storia dell’Arte in diverse Università Iraniane dal 1981.

Ahmad Al Shahabi (1951) Artista molto apprezzato, attivo dal 1972, porta sulle tele gli elementi della Cultura araba fondendo Stilemi Orientali con quelli Occidentali del Cubismo, del Futurismo e delle Avanguardie europee. Il costante richiamo è alla fecondità rappresentando con vetrate Orientali e l’onnipresente mano di Fatima con il suo occhio di Allah al centro. Altro elemento spesso presente il quarto di luna e le lettere arabe miniate. C’è un uso molto variabile di colori, con tonalità molto accese. I soggetti altrettanto pregiati nella fattura sono le Donne iraniane velate, intriganti, misteriose.
Sohrab Sepehri (Kashan 1928-1980)

Morteza Katouzian (Tehran 1943). Dal 1962 iniziò a lavorare nello studio del fratello e nello stesso tempo cominciò ad interessarsi dell’asquerello. Si affermò nel 1974.

Sohrab Sepehri (Kashan 1928-1980) poeta iraniano e pittore. Considerato uno dei cinque poeti moderni iraniani più famosi e uno dei più importanti pittori moderni dell’Iran. Tratta di temi umani, la natura, religione buddismo, misticismo e tradizioni occidentali. Morto all’ospedale di Teheran Pars per leucemia.

Pilaram Faramarz (Tehran 1937 – 1983), tra i fondatori della Saqqā-ḵāna School of Art
Di origine borghese frequentò la Tehran’s School of Decorative Arts (Honarestān-e honarhā-ye zibā-ye pesarān), fondata nel 1951 da Jalil Zia’pur (1920-1999). Ebbe Mahmoud Farschian maestro per la Miniatura. Si diplomò nel 1959 e si inscrisse alla facoltà di Arte decorativa (Dāneškada-e honarhā-ye tazʾini), laureandosi nel 1965.
Durante lo studio cominciò anche la sua produzione artistica. Già nel 1963 il critico Karim Emami scrisse una recensione per lui per l’expo alla Gilgamesh Gallery.
L’esperienza alla Saqqana coincise anche con la fondazione della Biennale di Tehran, fornendo ulteriore prestigio all’artista. Pilaram insieme a Mansur Qandriz, Ṣādeq Tabrizi, Morteza Momayyez eMassoud Arabshahi giocarone un ruolo fondamentale per la fondazione della Galleria iraniana – Tālār-e Iran nell’anno 1964. Nel 1971 vinse un viaggio studio in Francia per la Stampa e Litografia. Nel 1972 espose alla Galerie Cyrus at the Maison de l’Iran di Parigi. Al ritorno in Iran fu nominato professore associato alla Dāneškada-ye ʿelm o ṣanʿat. Nel 1974 Pilaram insieme a Grigorian, Momayyez, Ḡolām-Ḥosayn Nāmi, Massoud Arabshahi, Sirāk Malkoniān e ʿAbd-al-Reżā Daryābeigi formò il Gruppo di artisti indipendenti “Goruh-e naqqāšān-e āzād”. Nel 1981 fu espulso dalla ʿElm o ṣanʿat University essendo in disaccordo con il clima socio politico del tempo. Nel 1983 morì per un infarto al Maḥmud Ābād, Māzandarān, e fu inumato nel cimitero Behešt-e Zahrā di Tehran.
Aderì agli ideali di nazionalismo e si identità iraniana del 1960 esplorando i motivi dell’Arte popolare sciita le forme geometriche piane e la calligrafia utilizzando colori della tradizione iconografica religiosa come il blu, l’oro l’argento su carta. In seguito inserì nelle sue opere ornamenti decorativi ripetitivi, testo esclusivamente decorativo finendo per distorcere la calligrafia a metà strada con la tipografia.

Iman Maleki (1976 Teheran) dipinge dall’età di 15 anni, nel 1999 consegue la laurea in grafica, il maestro è stato Morteza Katouzian il più grande pittore realista iraniano.

Per la pittura femminile.
Monir Shahroudy Farmanfarmaian (1924) è una delle pochissime donne artisti iraniani. Nel 1950 partì per gli Usa formandosi con una cultura occidentale e aderendo alle correnti pop art. Al ritorno in Iran nel 1957 cercò di fondere il classico iraniano con l’esperienza occidentale specialmente nei lavori specchio e mosaico del periodo Safavida e Qajar.

Shirin Neshat (Qazvin 1957) artista contemporanea d’arte visiva conosciuta per il suo impegno nel cinema, nei video e nella fotografia. Vive attualmente tra Iran e Usa.
Utilizza la sua arte per la denuncia delle difficili condizioni sociali imposte dalla cultura islamica estremista, con attenzione alla posizione della donna, pur con tutto il rispetto della fede religiosa.
Le sue rappresentazioni più famose sono i ritratti fotografici di corpi di donna rifiniti con scritte in calligrafia persiana.

EMERGENTI. —> in PROGRESS
Tra i più validi artisti emergenti d’accademia possiamo annoverare…

4 risposte a “I Maestri iraniani della pittura contemporanea.”

  1. Su richiesta di un lettore, Carlo, concediamo qualche informazione al riguardo del Maestro Ali Sajaadi (علی سجادی) Miniaturista iraniano, Negli anni ’70 aveva studio in via Chaharbagh No. 90-100, in Isfahan. Le notizie sono molto ristrette. Doveva aver appreso la tecnica dal Maestro Hajmossaver al-Molk. A quanto si apprende da un suo allievo, Ali dava grande importanza allo studio della luce. Doveva avere importanti commesse da parte di sultani, la corona britannica e qualche governante. Chi volesse ampliare la ricerca, può cortesemente lasciare un commento. Grazie e buona lettura dalla Redazione.

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