Manuale Fotografia.

Parte V: Deontologia del fotografo, normativa, uso personale di una foto, pubblicazione, Liberatorie.

Seguitiamo il discorso interrotto nelle precedenti parti del manuale.

Come abbiamo detto, non esiste un ordine o un albo professionale del Fotografo. Ne consegue che il fotografo, sia amatoriale che professionista, non segue una deontologia professionale specifica.

E’ necessario dunque che il fotografo prenda atto della Normativa in vigore per ciò che riguarda e concerne la sua attività (possiamo trovare diverse indicazioni a seconda dello Stato in cui si effettuano scatti o riprese(1)). Nella Penisola italiana, sono le indicazioni dei Trattati e Convenzioni internazionali, della Costituzione, del Codice Civile e Penale, dei Regolamenti e dei Decreti. Inoltre, il fotografo, per maggiore scrupolo, deve conoscere le
indicazioni e i rimandi che l’Ordine dei giornalisti fornisce ai propri inscritti, riguardanti la “Deontologia”.

E’ indispensabile che il fotografo conosca i contenuti
secondo i quali gli iscritti dell’Ordine operano, in quanto la scrupolosa osservazione di queste indicazioni ci fa rimanere sempre “cronisti” integri moralmente e legalmente. Normativa e deontologia sono senza dubbio il più importante materiale di riferimento cui la Giustizia (Magistratura) e la Giurisprudenza ricorre in caso di contestazioni su discutibili o contestate pubblicazioni. Il Diritto e l’Ordine dei Giornalisti spesso interagiscono e collaborano tra di loro, per trovare una giustapposizione tra diritto di cronaca e di tutela della riservtezza del cittadino. Questa normativa e il diritto che si forma con le sentenze (Giurisprudenza) è presa a riferimento in casi di supposte lesioni del diritto.
Pertanto, pur essendo semplici fotografi amatoriali o professionali, in caso di provato comportamento scorretto o illegale, potremmo evitare le pene disciplinari dell’Ordine dei giornalisti (in quanto non iscritti), ma saremmo comunque perseguibili secondo le sanzioni penali e civili previste per queste violazioni.

C’è un’importante distinzione tra l’uso personale che il fotografo fa del suo semplice scatto e l’uso pubblico che lo stesso o chi per lui può fare con la pubblicazione, diffusione con qualsiasi mezzo pubblico, media, commerciale, istituzionale. Questa distinzione acquisisce importanza poichè il Diritto tratta separatamente i due aspetti. L’atto di scattare una foto ha meno restrizioni rispetto alla pubblicazione della stessa.

Scatto: uso personale di una fotografia.

Sono pochi i casi in cui lo scatto è vietato. In linea generale lo scatto è permesso quasi sempre.

Possiamo, ad esempio, riprendere liberamente noi stessi (autoscatto), gli oggetti immobili e mobili di nostra proprietà, i cari su cui abbiamo la tutela o la patria potestà, come i figli (a meno di non ledere i loro diritti individuali). Questi primi casi sono tutelati dalla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo (l. 4 agosto1955) richiamata dalla Costituzione all’art.2, con i quali si stabilisce la libertà dell’individuo; e con l’art. 42 della Costituzione e seguenti, per il quale la “proprietà privata” è riconosciuta e garantita dallo Stato, salvo il maggiore Diritto pubblico comune.

Il problema subentra quando volessimo ritrarre altri individui, proprietà di terzi o la pubblica proprietà.

In questo caso in aiuto del fotografo ricorre la normativa sulla cosidetta “libertà di panorama” o panorama freedom, sancita dalle Leggi nazionali sul diritto di copia (copyright) “Legge 22 aprile 1941 n.633”. Questa è una libertà teorica che consente di poter fotografare, edifici, opere d’arte, soggetti che sono situate in spazi aperti, luoghi pubblici, o eventi pubblici come mostre, esposizioni, concerti ecc.

All’aperto e in luoghi pubblici, insomma, lo scatto è sempre libero, a meno di casi eccezionali. Questi soggetti ed eventi si possono sempre fotografare, se lo scatto li prevede in maniera prevalente, anche se negli stessi compare qualche terzo individuo o oggetti di proprietà privata (a meno che questi ultimi diventino soggetti prevalenti nella fotografia specifica).

La carenza e mancanza di leggi specifiche per chi pratica la fotografia, aggiunta alla variabilità dell’interpretazione delle leggi legate al diritto d’autore, alla privacy, alla miriade di regolamenti regionali, provinciali e comunali rendono lo liceità nella sua effettuazione sempre molto difficile da valutare. Potremmo essere più chiari esponendo i casi in cui uno scatto è vietato.

Lo scatto è vietato quando riprendiamo:

  • terze persone;
  • l’interno di una proprietà pubblica o privata;
  • gli esterni di strutture private come edifici militari o in prossimità delle zone militari, quelle che rientrano tra gli obiettivi sensibili alle azioni di terrorismo, le strutture chiave di telecomunicazioni, trasporto, servizi pubblici e/o privati come le aziende di telecomunicazioni, produttori e rivenditori di armi, aziende che gestisconoscono gli acquedotti, stazioni ferroviarie pubbliche e private, dighe, centrali elettriche;

All’interno degli edifici pubblici o privati, anche se aperti al pubblico e nei musei, dobbiamo riferirci alle regole dei proprietari. Se un cartello ci indica il divieto di riprese e scatti, dobbiamo necessariamente astenerci dall’effettuarne. II guardiano o il custode non può permettersi di sequestrare la fotocamera o la scheda di memoria su cui abbiamo registrato uno scatto non consentito; però può pretendere l’arrivo delle forze dell’ordine (agenti di pubblica sicurezza) che comunque non possono obbligare il fotografo a cancellare o mostrare le fotografie. Quello che però potrebbero praticare è di mettere il fotografo “più o meno liceamente” in stato di fermo, accompagnarlo in caserma ed ottenere l’ordine di sequestro della fotocamera o della memoria, da parte del Giudice.

Nel caso in cui il fotografo, ritenga ci siano gli estremi (ossia un sequestro di attrezzatura ingiusto ed ingiustificato), potrebbe invocare l’articolo 323 del Codice Penale che contempla l’abuso di ufficio di Pubblico Ufficiale. Meglio comunque optare per una rapida soluzione diplomatica offrendoci di eliminare le foto non consentite dalla scheda, davanti al proprietario o alla persona da questo incaricata.

All’intero delle proprietà private si può fotografare solo se il proprietario, o chi per lui, concede l’ autorizzazione. L’autorizzazione deve ricomprendere sia l’ingresso alla struttura che il permesso ad effettuare scatti fotografici o riprese.

Scattare in questi casi, in cui vige il divieto, è possibile solamente se otteniamo l’autorizzazione dal titolare del diritto che è conosciuta con il termine “liberatoria”.

Liberatoria.

La liberatoria (detta release in Lingua inglese) è una dichiarazione (contratto unilaterale o bilaterale) con il quale un sogetto autorizza la ripresa e/o la pubblicazione della propria immagine o di quella di oggetti di proprietà, ad un terzo soggetto (fotografo, testata giornalistica ecc.) secondo la Normativa sulla Protezione del diritto d’autore e di altri Diritti connessi al suo esercizio, “Legge n.633 del 22 aprile 1941” (G.U. 16.07.1941 n.6).

La liberatoria va redatta in duplice copia, di cui l’originale sarà compilata, firmata e consegnata al fotografo, e la copia al soggetto ripreso.

La liberatoria non è necessaria nel caso della ripresa di persone note o sconosciute che siano riprese nel corso di manifestazioni o eventi pubblici o di pubblico dominio.

Modelli di liberatorie per vari usi, in Lingua italiana e in Inglese.

Pubblicazione.

In Italia purtroppo, la “libertà di panorama” sancita dalle Leggi nazionali sul copyright ci permette lo scatto ma non la pubblicazione senza liberatoria dei proprietari. Dunque, nella pratica non sarebbe possibile pubblicare senza ricorre all’articolo 70 della “Legge 633 del 1941” (Legge sul Diritto d’Autore). Quest’ultimo consente la riproduzione fotografia di opere ai fini di cronaca, analisi critica, satira, discussione, purché non costituisca concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera.

Al limite estremo, non abbiamo una garanzia certa di restare nella legalità, anche appellandoci a questo articolo, perché la pubblicazione di per sé stessa potrebbe essere configurata come concorrenza.

In tutti i casi in cui abbiamo incertezze riguardo alla pubblicazione del materiale fotografico, ed è possibile, possiamo ricorrere alla liberatoria. Per sviluppare ampliare il discorso sulla liberatoria possiamo dire che legalmente è:

  • un contratto unilaterale, ossia in cui la redazione e la sottoscrizione avviene con l’intervento di un solo soggetto, ossia il proprietario del diritto, il modello ecc. che lo cede (a titolo gratuito o oneroso) ad un’altro soggetto, il fotografo, la testata giornalistica ecc. per utilizzarla per scopi generici o specifici secondo la legge;
  • un contratto bilaterale che avviene con la redazione e sottoscrizione di due soggetti, ossia il titolare del diritto e il ricevente.

Ritorniamo alla pubblicazione analizzando la possibilità di utilizzare la riproduzione per diritto di cronaca, satira, critica.

Diritti e doveri del cronista sono contemplati nella Normativa italiana, non molto esplicitamente, in diversi contesti che possono essere spesso in contrasto tra loro. Ecco i principali riferimenti:

-Lo Stato deve contemperare i diritti fondamentali della persona con il diritto alla cronaca dei cittadini. L’art. 21 della Costituzione tutela la professione giornalistica senza censura o autorizzazioni.

Il giornalista deve rendere nota identità, professione, finalità raccolta dati e può liberamente detenerli per la sua attività. Persone o fatti possono rientrare nella stesura dell’articolo se sono essenziali per illustrarlo. Il minore ha un trattamento di maggior riservatezza e tutela delle parsonalità. Occorre evitare di soffermarsi su dettagli di violenza, di riprendere persone in stato di detenzione senza consenso dell’interessato, rispettare il diritto senza distinzioni di razza, religione, opinioni politiche, sesso, condizioni personali, fisiche o mentali. La legge tutela anche l’immagine e le generalità del malato, della descrizione delle abitutdini sessuali di un individuo.

Queste norme si applicano ai giornalisti professionisti, pubblicisti e praticanti e a chiunque altro, anche occasionalmente, eserciti attività pubblicistica. A chi viola le seguenti norme, sono applicate le sanzioni previste dalla legge. Le sanzioni disciplinari di cui al Titolo III della legge n. 69/63, si applicano solo ai soggetti iscritti all’albo dei giornalisti, negli elenchi o nel registro.

Per ciò che concerne l’utilizzo che si può fare delle foto, esercitando il diritto di cronaca, con la loro pubblicazione sui media (con limiti non troppo definiti) o usare per una pubblicità, per merchandising (stampa su brochure, vestiario, souvenirs), ossia un uso non giornalistico.

-Il diritto alla “proprietà privata” può essere invocato dal fotografo a cui viene richiesto di cancellare degli scatti o addirittura di consegnare la fotocamera.

Accanto ad un Diritto del cronista, esiste anche il “Diritto all’immagine” della persona ritratta. Il Diritto del cronista deve rispettare l’integrità e l’eticità della persona ritratta.

Il Diritto all’immagine è contemplato sia dal Codice Civile (articolo 10 sull’ abuso dell’immagine altrui), sia dalla Legge sul Diritto d’autore (Legge 633/1941) .

Il Diritto d’autore all’articolo 96 stabilisce che il ritratto di una persona non può essere nè esposto, nè riprodotto, nè messo in commercio senza suo espresso consenso.

L’articolo 97, continua dicendo che il consenso della persona ritrattata non occorre quando la riproduzione dell’immagine è giustificata dalla notorietà o dall’ufficio pubblico coperto, da necessità giudiziali o di pubblica sicurezza, da fini culturali, scientifici, didattici, quando la pubblicazione è rilevante ai fini della cronaca su fatti, cronache, avvenimenti, cerimonie pubblicche. La foto che ritrae un individuo non può essere pubblicato, quando può arrecargli pregiudizio.

Abbiamo visto che fotografia e cinema si intersecano sin dagli arbori, ed anche per ciò che riguarda le precauzioni nell’effettuare scatti e riprese e nella loro diffusione ritornano ancora ad intrecciarsi. Dobbiamo parlare dunque di un degno comportamento morale da seguire, perchè spesso capita di scattare o riprendere legalmente degli eventi o dei fatti che potrebbero essere non moralmente gratificanti per chi è ripreso. Tali operatori (fotografi o cameraman) senza scrupoli che passano sopra a qualsiasi conseguenza e individuo, sempre pronti a seguire ed immortalare e riprendere scoop, passano sotto il nome di “paparazzi“. Il termine è preso direttamente dalla pellicola capolavoro degli anni ’60, “La Dolce Vita” di Fellini; film in cui Marcello Mastroianni si rivolgeva a più riprese al fotografo, con questo appellativo bizzarro, termine che è poi passato internazionalmente alla storia.

(1) Austria: La libertà di ripresa e scatto in luoghi pubblici include gli spazi esterni e le zone accessibili al pubblico all’interno degli edifici.

INDICE GENERALE DEL MANUALE DELLA FOTOGRAFIA PROFESSIONALE.
Parte I:Storia della Fotografia.
Parte II Tecnica fotografica.
Parte III …ancora sulla Tecnica della fotografia.
Parte IV Fotografia Professionale e Artistica.
Parte V: Leggi, Privacy, Copyrights, Liberatorie.
Parte VI: Paparazzi e Deontologia del fotografo.
Parte VII: i sensori degli apparecchi digitali [videocamere e fotocamere].
Parte VIII: l’Elettronica delle fotocamere digitali professionali.
Parte IX: Cellulari e Smartphone per la ” Fotografia “.
Parte X: Set fotografico, Piano, Allestimento e Illuminazione.
Parte XI: Fotografia per il ritratto e glamour.
Parte XII: Processori e firmware delle Fotocamere professionali.
Parte XIII: La Fotografia Fashion – Moda.
Parte XIV: Book, composit, agenzie, riviste, calendari, posa in passerella, Informatica per la Moda.
Parte XV: Post-produzione Digitale Professionale per la Fotografia.
Parte XVI:Semiotica Fotografia
Parte XVII: Fotografia in Iran
Parte XVIII: Smartphone per la Fotografia
Parte XIX: Computer per la Fotografia

19 risposte a “Manuale Fotografia.”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *