Moda: business, mercato, e-commerce, social.

FASHION.
Parte II: Storia della Moda –  Fashion contemporaneo, business strategico, e-commerce, social.

Continuiamo il discorso sulla Moda riprendendo il Periodo contemporaneo.

Avevamo interrotto nella Parte I Moda, con la seconda Grande Guerra che ridimensionò il fenomeno moda per via dei disagi specialmente nel Vecchio continente. In questo periodo vede l’avvio e un momentaneo arresto una ditta fashion italiana molto blasonata.

Fashion
Moda Abbigliamento
Salvatore Ferragamo (Bonito, 1898 – Firenze, 1960) stilista italiano che nel 1914, dal napoletano si trasferì in California divenendo il Calzolaio delle dive a Hollywood (1923). Nel 1927 si trasferì a Firenze sviluppando una ditta fashion di calzature tra le più prestigiose al mondo. La sua passione è nata nella creazione di calzature per le sorelle.

Nel 1933 la ditta dovette chiudere per la crisi. Riuscì a ripopolare negli anni ’50 il Palazzo Spini Feroni, di attrici, coronati e vip e del jetset internazionale. La sua affermazione era dovuta alla

straordinarie qualità, bizzarria e inventiva delle sue creazioni.

Salvatore Ferragamo è deceduto nel 1960, ma la creatività della sua azienda è rimasta immutata anche con i successori, i 6 figli e la moglie Wanda. Nel 1995 la famiglia Ferragamo ha inaugurato il Museo Salvatore Ferragamo, in cui sono esposte le forme delle scarpe ideate per i più famosi personaggi.

Cristobal Balenciaga Eizaguirre (Getaria, 1895 – Valencia, 1972) stilista spagnolo.

Da piccolo aiutava la madre, nei lavori sartoriali. A 12 anni diventerà assistente di un sarto e poco dopo passa sotto la protezione della marchesa di Casa Torres che lo manda a Madrid, ad apprende l’arte sartoriale. La fama di stilista che acquisisce consentono di aprire delle boutique a San Sebastián, Madrid e Barcellona.

A causa della Guerra civile spagnola nel 1937 si trasferirsce a Parigi dove avvia la casa di moda, in Avenue George V.

Il suo stile tenta di interpretare le epoche passate della storia spagnola specialmente quelle linee fissate nelle opere artistiche dei grandi pittori come Velasquez e la vita in arena.

Nel 1945 per il theatre de la mode, partecipa all’esibizione itinerante di bambole-manichino che indossano abiti haute couture dei migliori stilisti Parigini. Negli anni successivi lancia la linea dei profumi.

Quindi trasforma le linee della donna eliminando il corsetto, ampliando spalle e annullando il punto vita. Nel 1951 crea il Tailleur semi aderente. Nel 1953 idea la giacca a palloncino, nel 1955 l’abito a tunica e nel 1958 il vestito baby doll, il cappotto a cocoon e gonna a palloncino. In seguito utilizzerà materiali e tessuti nuovi (gazar e cracknyl). Belanciaga consoliderà il successo tra il ’45 e gli anni ’70 anno in cui si ritira dalle scene.

Con la II grande Guerra il baricentro d’interesse cambiò anche il costume europeo. Gli Stati Uniti divennero il centro di propagazione delle tendenze grazie alla diffusione di cinema e televisione.

I teen-agers divennero protagonisti e l’abbigliamento con blue-jeans, t-shirt, maglioni, giacche in pelle, casual look, brillantina, divenne un elemento distintivo. Praticità e tendenza ne garantì il successo. I pantaloni jeans furono inventati dalla Levis come abiti da lavoro, ma fu Marlon Brando con il film “Il selvaggio” a decretarne il successo come abbigliamento di relazione.

La stessa situazione creò Elvis Presley con la musica, il rock ‘n’ roll.

Si assiste dunque ad un cambiamento che vedeva il consumatore partecipe e spesso protagonista delle novità moda (a imitazione dei vip) e che tendeva a sostituirsi a creatori e sarti.

Dopo la guerra Christian Dior lanciò il New look (1947) una donna raffinata e romantica. Spalle

morbide, gonne grandi e lunghe, seno in evidenza, fianchi tondi, imbottiture, scollature profonde, uso di tulle, rinforzi, vita di vespa, e accessori come scarpe col tacco, cappelli, guanti.

Le collezioni Dior (sia estate che inverno) erano attesissime e seguitissime. Imbattibili per la novità fino alla la linea sacco lanciata nell’anno della sua morte nel 1957. I suoi modelli non avevano grande vestibilità e confort, ma possedevano una indiscutibile verve. Yves Saint Laurent sostituì Dior come direttore. Egli continuò il successo del vecchio titolare, finchè nel 1962 creò un prorio atelier a Parigi lasciando il posto a Marc Bohan (1926).

In questi anni Coco Chanel riaprì riproponendo i tailleurs con gonna diritta e giacca senza collo e la scarpa Chanel senza tallone. Il “Little Black Dress” è un abito realizzato nel 1929 da Coco Chanel.

Il primo tacco a spillo moderno è stato realizzato dallo stilista Roger Vivier nel 1950.

Negli anni della ricostruzione e del miracolo economico, le famiglie cominciarono ad aver maggiore sicurezza e reddito. In questo modo potevano accedere alle nuove tecnologie come gli elettrodomestici (televisione, frigorifero) e l’automobile.

Nella Moda si diffuse il consumo di massa.

In questi anni le ragazze abbandonarono i modelli antiquati di moda e si ispirarono ai cartamodelli delle riviste femminili specialmente francesi. La vera rivoluzione che ha imposto la Moda italiana ai riflettori internazionali è stata la prima sfilata del 1952 a Palazzo Pitti. I nuovi modelli di Jole Veneziani, Carosa, la linea moda della principessa Giovanna Caracciolo, le sorelle Fontana, Biki Emilio Schuberth, Emilio Pucci, Simonetta Fabiani, Germana Marucelli calcarono quelle storiche passerelle che surclassarono le case di moda storiche italiane

Si affermano anche case moda come Krizia e Missoni considerati pionieri del prêt-à-porter.

Le loro ricette erano linee semplici abbinate ad innovativi materiali.

Altra innovazione per lo svago fu il costume da bagno due pezzi, Bikini.

Cominciarono anche ad avere buonissimo successo pantaloni e maglie.

Il primo “Sack dress”, abito privo di girovita è stato realizzato da Givenchy nel 1957.

Nel contesto dei grandi stilisti vanno annoverati, i grandi nomi romani dell’Alta moda e del lusso,

Sorelle Fontana, Roberto Capucci, Fendi, Emilio Schuberth, Irene Galitzine, Fausto Sarli, Bulgari, Gattinoni, Renato Balestra, Laura Biagiotti, Sandro Ferrone, Brioni. Tutti brand del grande lusso e del massimo dello stile italiano della Moda. La Moda si afferma a Roma a partire dal 1871, con l’insediamento della Corte sabauda, quindi ha nuova linfa con la Dolce vita. Il Fashion romano è una moda abbigliamento fatta dalle più grandi firme dell’alta sartoria, disegno e stile prima che le trasformazioni sociali trasferiscono a Milano la sede internazionale del Fashion. Le sartorie romane rimangono il top del disegno e della manualità dell’abbigliamento.

Fendi è una casa di moda creata a Roma nel 1925 dai coniugi Edoardo Fendi (1904-1954) e Adele Casagrande (1897-1977) sul laboratorio di pellicceria del 1918.

L’azienda nasce specialmente per la produzione di borse che si consolida tra gli anni trenta e anni quaranta.

Nel 1946 lasciarono il controllo dell’azienda alle 5 giovanissime figlie: Paola (1931), Anna (1933), Franca (1935), Carla (1937-2017) e Alda (1940), che optano per strategiche collaborazioni con stilisti creativi emergenti come Karl Lagerfeld che nel 1965 sperimenta innovativi materiali, tinte e conce dei pellami. Nel 1966 creano il logo definitivo dell’azienda (doppia effe) e lanciano la prima collezione di alta moda. Negli anni ’80 si ha il definitivo successo e quindi una vasta produzione di prodotti come profumi, occhiali, jeans, affermandosi come brand di lusso.

Nel 1999 Fendi divienne partner commerciale di LVMH. LVMH rileva Fendi definitivamente.

Negli ultimi tempi ha riavviato una collaborazione con Karl Lagerfeld.

Hermes (Parigi 1837) maison francese di moda creata da Thierry Hermès dapprima come fabbrica di prodotti in cuoio per cavalli. Nel 1870 gli eredi trasferiscono l’esercizio in Rue du Faubourg-Saint-Honoré, che diverrà la prestigiosa sede attuale.

Nel 1920, Emile-Maurice Hermès (nipote del fondatore), liquida il fratello Adolphe e inizierà a creare capi in pelle, seguiti dal 1927 da una linea di gioielli, e dal 1929 Lola Prusac firmerà la prima collezione moda donna di Hermès.

Nel 1949 Hermès lanciò l’abito femminile Hermeselle che portava con se un nuovo concetto di prêt-à-porter su misura che prese il nome di “ready-made”.

Il marchio divenne famoso quando Grace Kelly, nel 1956 mostrò la borsetta Kelly che finì in copertina della rivista Life. Attualmente il pronipote del fondatore Patrick Thomas è il proprietario possedendo l’86% del capitale societario. Si contraddistingue per mantenere la tradizione originale della casa in una continuità che contraddistingue i prodotti Hermès.

La Guerra del Vietnam del 1964 viene presa come pretesto delle contestazioni giovanili a partire dall’Università di Berkeley, fino al Maggio francese del 1968. I giovani contestatori, in opposizione all’elite di comando, indossavano maglioni e jeans consumati, t-shirt (dotazione della marina americana per canottiera dei militari), eskimo, Montgomery, sciarpe, scarpe sportive.

La società consumistica intravide nuove opportunità commerciali da questa tendenza d’abbigliamento che rivoluzionò la Moda in senso contemporaneo.

Di questi anni, l’abuso sistematico di droghe e fumi finisce per rappresentare l’emblema della libertà

avanzato dai giovani ricchi californiani intellettuali della beat generation.

Mentre i giovani in UK imitavano la Moda d’abbigliamento dai colori brillanti e i capelli lunghi spettinati delle maggiori band della musica Beat come The Beatles (stivaletti, pantaloni corti e giacche attillate) e The Rolling Stones (pantaloni e camicie in satin, make-up, accessori come collane e bracciali). Parigi iniziava a perdere il predominio sulla moda. Le ragazze imitavano i modelli colorati e striminziti delle indossatrici delle riviste, come la tedesca Veruschka (Königsberg, 1939) e le britanniche Twiggy (Londra, 1949), Jean Shrimpton (Buckinghamshire, 1942), truccatissime, pelle chiara, sottopeso. A Londra Barbara Hulanicki (fashion designer nata a Varsavia nel 1936) sotto il marchio Biba ideò la prima boutique fashion per giovani. Del 1964 è anche il lancio ufficiale della minigonna di Mary Quant (Blackheath, 1934) a cui aggiunse lo skinny rib -maglia a coste. Quindi furono ideati i collant colorati per sostituire il reggicalze.

Il francese André Courrèges (Pau 1923 – Neuilly-sur-Seine 2016), iniziò a seguire la linea giovanile proponendo linee geometriche con gonne corte, stivaletti senza tacco, calzamaglie bianche, e pantaloni i quali cominciarono a divenire capi femminili. Del 1969 è il suo Fashion spaziale con parrucche dai colori sgargianti e capi metallizzati sintetici (polivinili e tessuti acrilici). Tema che sarà anche dello stilista italiano naturalizzato francese Pierre Cardin (Sant’Andrea di Barbarana, 1922) che crea uno stile d’avanguardia ispirato all’era dello spazio ripresi anche dallo Stilista spagnolo Paco Rabanne (Pasaia, 1934).

Nel 1962 con l’abito in materiale cartaceo color minestra di pomodoro di Andy Warhol e la collezione Mondrian (astratto geometrico) del 1965 dello Stilista francese Yves Saint Laurent (Orano, 1936 – Parigi, 2008) , il Fashion cominciò a farsi inspirare all’Arte. Seguirono gli abiti unisex (Sahariana di Yves Saint Laurent), e gli abiti trasparenti Nude look, il maxicappotto del 1967.

Vendita a distanza su Catalogo.

L’idea della vendita a distanza su catalogo è dell’imprenditore americano Aaron Montgomery Ward. Nel 1872 esce un primo numero che collezionava una serie di articoli che potevano essere visionati ed ordinati tramite un catalogo e riceverli a domincilio. L’idea era quella di superare le difficoltà di approvigionamento di merci in località remote in cui l’organizzazione distributiva basata su unico emporio non riusciva a garantire.

La vendita per corrispondenza in Italia nasce per articoli generici ai primi del ‘900.

Società OMNIA (1911) e Azienda Magazzini Duilio 48 tra le due guerre sono i primi a valutarne le possibilità.

In seguito il catalogo si afferma nel periodo del miracolo economico. Postalmarket nasce nel 1958, La Base nel 1961, Vestro nel 1962, Compagnia Internazionale Abbigliamento nel 1964.

Il catalogo Postalmarket in Italiano fu ideato da Anna Bonomi Bolchini su modello americano. Non era molto stimato da molti all’apparire perchè evitava il contatto diretto con la merce, specialmente per la moda che richiede misure specifiche per la clientela. I capi erano indossati spesso da testimonial di un certo successo.

Tra il 1989 e il 1993 Postalmarket riceveva oltre 45mila spedizioni quotidiane. Nel 1993 Postalmarket viene acquisito dal gruppo tedesco Otto Versand, che lo rivende nel 1998. A causa della concorrenza internet le vendite diminuiscono e Eugenio Filograna cerca di rilanciarlo. Nel 2007 ha chiuso definitivamente i battenti.

I camicioni lunghi e le larghe tuniche trasparenti con fiori e colori sgargianti capelli incolti e spettinati degli Hippy aprono gli anni ’70. Seguono zoccoli e gonne lunghe indossati dalle esponenti del Movimento femminista.

Quindi jeans firmati, Timberland, Ray Ban e rolex dei paninari.

Jeans consunti, camicioni e maglioni abbondanti con borse a tracolla in cuoio.

Elio Fiorucci (Milano, 1935 – 2015) ideò l’emporio-bazaar contrassegnato dal suo marchio specifico ben individuabile e vari capi come felpe, jeans, abiti mal rifiniti, zatteroni. Idea l’impiego del tessuto elasticizzato nel Fashion consentendo abiti molto aderenti.

Con la crisi petrolifera degli anni 70 le aziende moda adattarono la passerella dei capi proponendo il pronto moda. Così si inizia a formulare il discorso delle Mode, proposte da ogni singola casa. Si affermano maglie, berretti, sciarpe, scaldamuscoli, gli Hot pants, pantaloncini cortissimi.

Fantasia, cultura e doti artistiche di Yves Saint Laurent rifornì il guardaroba femminile di capi originari maschili, come smoking, trench, knikerbokers, tailleur pantalone.

Il primo paio di jeans griffati “designer Jeans” sono stati creati da Calvin Klein.

I leggings sono impiegati da Patricia Fields nel 1979.

Premiazioni per la Moda.

Premio Neiman Marcus

Neiman Marcus Fashion Award.

Il Premio Neiman Marcus per la moda è stata una premiazione annuale creato da Carrie Marcus Neiman e Stanley Marcus nel 1938. Il premio era attribuito a stilisti, designer, giornalisti, produttori, celebrità e icone di stile internazionali. Dal 1969 la premiazione è diventata discontinua e nel 1995 ha chiuso i battenti.

Premio Coty Awards.

The Coty American Fashion Critics’ Awards creato nel 1942 dalla ditta di cosmetici Coty, Inc per promuovere e celebrare la moda Americana Dal 1985 il Coty Awards è stato discontinuo.

Grace Mirabella (1930) è stata redattore della rivista Vogue tra 1971 e 1988. Sotto la sua direzione Vogue ha realizzato enormi interessi ed utili. Rupert Murdoch ha finanziato una sua propria rivista omonima, Mirabella, dal 1989 al 2000.

La moda ai nostri giorni.

In seguito alle “emancipazioni” maturate con le “Contestazioni del ’68”, la “Riforma del Diritto di Famiglia”, il “Miracolo economico” e gli “Anni di piombo”, il superamneto della “Crisi petrolifera” degli anni ’70, l’ambiente sociale mutato si è consolidato a partire dagli anni ’80. Le condizioni sociali sono mutate drasticamnete, il reddito è stato distribuito più diffusamente alla gran massa, e la donna e i giovani hanno potuto seguire più direttamente il settore abbigliamento.

Si è imposta una Moda basata sull’improvvisazione. E’ denominata Casual, non seguendo regole fisse o schemi. Comunque non asettica dai condizionamenti, che si sono imposti per via delle campagne di propaganda e pubblicità del fenomeno sempre più crescente della televisione, uso della Fotografia della Moda. Quindi la separazione tra tre tipi di moda: moda giovane, pronto moda e alta sartoria.

I picchi di concentrazione del reddito degli ultimi tempi, molto evidenti, hanno esasperato la differenziazione. Le case fashion hanno dovuto dunque riformulare le proprie strategie di impresa orientandole sulla comunicazione del brand adottando campagne di promozione e pubblicità immagine.

Di questi anni è lo sviluppo della rete Internet e le singole aziende crearono il proprio sito per fissare il proprio brand e per la vendita di alcuni capi prodotti. La diffusione dei computer ha permesso design e colorazione delle creazioni eliminando così la professione della figurinista.

In questi anni si sono diffuse le tendenze dark e punk, la selezione di capi per l’uso quotidiano dal guardaroba sportivo.

La moda ridusse gradatamente il predominio della haute couture francese, per diventare internazionale. Di questa trasformanzione approfittò Milano, che adottando abili strategie di marketing, permise l’affermazione definitiva ed indiscussa del Made in Italy penalizzando comunque Firenze, Venezia e Roma.

In questo contesto si inseriscono gli stilisti come Giorgio Armani (Piacenza, 1934), Ottavio Missoni (Ragusa, 1921 – Sumirago, 2013), Gianfranco Ferrè (Legnano, 1944 – Milano, 2007), Gianni Versace (Reggio Calabria, 1946 – Miami Beach, 1997), Dolce & Gabbana (1985), Miuccia Prada (Milano, 1948) e Krizia (Bergamo, 1925 – Milano, 2015).

D&G si affermò grazie al nuovo modello della donna manager, rappresentato dalla cantante internazionale Madonna. Contestualmente dagli Usa si affermava anche il giovane ambizioso manager di borsa, Yuppie che vestiva Armani e Versace.

Il termine Lusso deriva dalla parola latina lux, con significato di luce. Quindi da luxus, che esprime abbondanza e magnificenza; contrapposto ad un’altro termine luxatio, che rappresenta eccesso e dissolutezza.

Oggigiorno il lusso è sempre più complesso da definire, anche perchè coinvolge divere tipologie di beni oltre l’abbigliamento. Attualmente, accanto al pregio massimo dei prodotti che è legato alla esclusività del loro possesso e utilizzo va abbinato il concetto di accessibilità. Più in particolare il lusso è contraddistinto dalla qualità del prodotto che abbinata alla limitatezza della disponibilità ne determina un prezzo d’accesso proibitivo.

Zintala (1971) è un’azienda marchigiana di calzature da uomo che si può portare come esempio nelle lavorazioni artigianali esclusive del lusso. Creata nel 1971 da Silvano Lattanzi (Casette d’Ete 1950), presenta alla Fiera di Bologna del 1974, la prima collezione di 24 modelli completamente realizzati a mano. In questo primo approccio creativo, rivoluziona da subito il concetto di calzaturara, proponendo dei colori inusuali nelle scarpiere da uomo come rosso, blu, giallo, verde sapientemente mescolati e anticati.

Nel 1992 apre la prima Boutique al n° 59 di Via Bocca di Leone (traversa di Via Condotti) che la famiglia segue personalmente e quotidianamente affermandosi tra una clientela esclusiva.

Nel 2001 apre due Boutique a Milano e una a New York, sulla Madison Avenue divenendo un brand del lusso artigianale calzaturiero internazionale. Attualmente, tutti i Vip più in vista si recano personalmente al suo laboratorio di Sant’Elpidio a Mare (Fermo) per le misurazioni dei piedi, la realizzazione delle forme e consigli su modelli, pellami, colori e trend della moda, nella realizzazione delle scarpe su misura.

Accanto a questo concetto di lusso va distinto il concetto moda che si basa su uno stile inconfondibile della casa più che sul lusso estremo.

Max Mara è una meison moda italiana creata ufficialmente nel 1951 da Achille Maramotti (Reggio Emilia, 1927- Albinea, 2005). Dottore in giusrisprudenza, annovera tra i suoi disegnatori Karl Lagerfeld, Jean-Charles de Castelbajac, Dolce & Gabbana, Narciso Rodriguez, Luciano Soprani, Anne-Marie Beretta, Guy Paulin. Amante dell’Arte ha lasciato una collezione sorprendente di Arte contemporanea visitabile nel museo di Reggio Emilia.

I tre figli Luigi, Ignazio e Ludovica, attualmente dirigono la holding Max Mara Fashion Group che comprende i marchi Sportmax, Marella, Pennyblack, iBlues, Marina Rinaldi.

Con 2.250 negozi in 90 nazioni, 5.000 dipendenti, ha un fatturato di 1,43 miliardi di euro (2016).

Un importante fenomeno della moda è stato il concetto introdotto del pronto moda democratico da aziende italiane come Sisley, Benetton e Bata per le calzature, che standardizza il prodotto, con regolari collezioni accessibili a tutti.

Benetton Group azienda tessile italiana creata nel 1965 da Luciano, Gilberto, Giuliana e Carlo Benetton a Ponzano Veneto (Tv). Nel 1969 aprono un negozio a Parigi. Nel 1972, creano il marchio Jean’s West. Nel 1974 rilevano il marchio Sisley.

Nel 1980 aprono il egozio in Madison Avenue a New York (Usa) e nel 1982 a Tokyo.

L’azienda produce abbigliamento con rete di negozi in franchising a marchio United Colors of Benetton, Undercolors e Sisley. La strategia Benetton è sempre stata orientata alla politica della quantità per fornire abbigliamento a prezzi contenuti. Questa linea strategica si è invalsa di un modello di promozione del prodotto basato su una efficentissima e curatissima comunicazione.

La comunicazione si incentra in modo speciale su due direttive fondamentali. La promozione con campagne pubblicitarie che evidenziano il linguaggio multietnico internazionale dello stile Benetton e l’impegno nella promozione e sponsorizzazione sportiva.

Sotto quest’ultimo profilo creano proprie squadre sportive di rugby (1978), pallacanestro (1981), pallavolo (1987 a marchio Sisley), la Città dello Sport (1982), la sponsorizzazione della Tyrrell (1986) per la F1.

Contestualmente, sempre nel 1986, creano sulle ceneri della Toleman e della Spirit, ad opera di Davide Paolini e Peter Collins, la squadra di Formula 1 che chiamano Benetton Formula.

Nella gestione coinvolgono l’imprenditore Flavio Briatore (Verzuolo, 1950) che diventa team manager della scuderia. Briatore è proprietario di Billionaire Italian Couture, una linea sartoriale di alta moda.

Nel 1987, costituiscono la Fondazione Studi Ricerche Benetton e il Premio Internazionale Carlo Scarpa. Contestualmente il Gruppo viene quotato nelle principali borse internazionali.

Nel 1995 Benetton realizza il Golf Club.

Nel 2005 molte delle fabbriche del gruppo vengono trasferite all’estero, Cina e Turchia.

Nel 2011 il gruppo Benetton si ritirerà dagli impegni sportivi lasciando solo spazio a rugby e ai settori giovanili. Nel maggio 2012 il titolo viene ritirato dalla quotazione di Borsa e la famiglia decide di dare spazio ai manager.

La maggioranza azionaria è tuttora detenuta dalla famiglia Benetton.

Con la produzione di oltre 150 milioni di indumenti annui, 6.000 negozi con 7.500 dipendenti ha un fatturato di 1.580 miliardi di € (2016).

Altri sviluppi per gli attuali concetti odierni di Moda va ricordata la fast fashion.

La Fast fashion è un concetto moda lanciato e seguito da aziende come le Spagnole Zara (1975) e Mango (1984) e la Svedese H&M, che velocizza il ciclo del prodotto, lanciando in un anno 8 collezioni tra estate e inverno.

H&M – Hennes & Mauritz. (1947) è il noto brand svedese di moda che commercializza capi ideati e prodotti in 20 giorni e proposti in tutte le taglie e ovunque. Marchio creato nel 1947 da Erling Persson con primo negozio a Västerås (Svezia). Nel 1968, acquisisce il marchio Mauritz Widforss quindi si espande in Norvegia, Danimarca, in UK e Svizzera. Il grande successo si origina grazie alle campagne pubblicitarie degli anni ’90 con Linda Evangelista e Naomi Campbell come testimonial. Nel 1998 crea un sito internet che permette lo shopping online. Apre a New York sulla quinta strada. Di seguito lancia la strategia business di co-branding. Questa consiste nella ricerca di alleanze e collaborazioni startegiche. Nel 2004 in questo senso intraprende una collaborazione con Karl Lagerfeld per la vendita nei negozi H&M delle creazioni di collezioni limited edition del famoso stilista. Questa strategia verrà imitata anche da Versace, Cavalli, Stella McCartney, Kenzo ed altri marchi famosi.

Zara è un brand moda e accessori fondato da Amancio Ortega e la moglie Rosalía Mera nel 1975 a La Coruña (Spagna). Nel 2006 ha superato nel fatturato la H&M, maggior venditore europeo di abbigliamento casual e pret-a-porter. Attualmente Inditex possiede 8 marchi (Zara, Massimo Dutti, Pull & Bear, Bershka e Oysho) 7.300 punti vendita in 93 paesi. Con 111.030 dipendenti ha un fatturato di 14.820 milioni € (2012).

Mango (1984) 2700 punti vendita in 108 Paesi ha un fatturato 2015 di 2.259 milioni di euro.

La casa è stata fondata in Spagna nel 1984, da due fratelli di origini turche, ma ha avuto enorme diffusione internazionale. Il sito web è del 1995 e il commercio elettronico del 2000. Dal 2011 ingaggia Kate Moss come testimonial, in seguito sostituita con Miranda Kerr. Lancia la linea uomo nel 2008. Con 315 negozi in Spagna, 68 in Italia possiede un fatturato di 2.327 milioni di euro e 16.625 dipendenti (2015).

Oscar de la Renta. (Santo Domingo, 1932 – Kent, 2014) stilista domenicano di origini Portoricane, ha vestito i personaggi più famosi come Jacqueline Kennedy. Dopo una lunga gavetta tra i vari stilisti internazionali, la forte amicizia con la direttrice di Vogue, Anna Wintour, nel 2001 presenta una propria collezione e si afferma come marchio omonimo. Conia il famoso acronimo fashion victim ossia i soggetti che indossano la moda in maniera completamente passiva. Dopo la morte, oggi l’azienda è leader nell’abbigliamento di lusso specialmente abiti da sposa e abiti da sera.

Il Maxi Dress è stato ideato nel 1968 ed è tornato in nuova considerazine nel 2008.

Burberry è una azienda moda fondata nel 1856 a Basingstoke (Hampshire- Inghilterra) da Thomas Burberry. Nel 1870 apre l’emporio personale per la vendita di oggetti selezionati. Nel 1880 Burberry inizierà ad usare il gabardine (brevetto 1879 -materiale composto da fibre miste con struttura twill, molto resistente, impermeabile e allo stesso tempo traspirante) per i suoi capi.

Nel 1891 apre il primo negozio nell’Haymarket edificio storico della ditta a Londra, sebbene oggi la sede sia in Horseferry House (Westminster). Produce abbigliamento, specialmente cappotti su commissione della Corona per l’esercito. Nel 1909 apre il primo negozio a Parigi.

Nel 1920 applica ai suoi trench coat (1901) il tradizionale disegno distintivo delle fodere Check di Burberry, realizzando pertanto il tradizionale trench Burberry classico. Il trench Burberry si distingue per le cinghiette sui polsi, la fodera interna con il check, un disegno con la combinazione dei colori cammello, rosso, avorio e nero.

Il check deriva dai tradizionali tartan, disegno dei tessuti scozzesi a quadri e linee incrociati.

Nel 1955 Great Universal Stores acquista Burberry che la conduce in una agonia fino all’anno 2000, quando l’americana Rose Marie Bravo, rilancia la meison affidando le collezioni allo stilista Christopher Bailey e alla testimonial Kate Moss.

Nel 2005 Burberry verrà quotato in Borsa a Londra. L’anno seguente subentra alla guida Angela Ahrendts. Nel 2009 Christopher Bailey diverrà direttore creativo. Nel 2014 Bailey diviene Ceo a cui succede nel 2017 Marco Gobbetti, e dal 2018 il direttore creativo sarà Riccardo Tisci.

Con 5.460 dipendenti, ha un fatturato di 2,5 miliardi sterline (2016)

La Moda oggi deve fare i conti, non più tanto sulla televisione, ma sulle novità tecnologiche del momento che si sono rapidamente susseguite. Informatica e computer, rete internet e web, telefonia portatile, e-commerce e social network, smartphone, influencers e blogger, app.

Il primordiale uso di web e social network durante le sfilate delle settimana della moda più esclusive è stato percepito per primi da Burberry, Tommy Hilfiger. Il meccanismo cerebrale risiede nello sfruttare l’emozione di questi importanti happening per convertire desiderio in azione di acquisto o ulteriore fidelizzazione del brand.

Le “Passerelle in streaming live” sono state proposte per la prima volta nel 2014 da Tommy Hilfigher. Nello stesso anno Marc Jacobs ha ideato il primo “Tweet Shop” con hashtag #MJDaisyChain, per mezzo del quale i follower ricevevano buoni e campioni dei prodotti. Su Instagram lo stesso organizzava dei premi in merce per affezionare i follower al brand. Quindi si sono diffuse le Real-time fashion week. Con le passerelle più esclusive della settimana della moda fruibili direttamente con i video nei social, in cui è possibile ordinare i capi ricevendoli a casa prima che arrivino nei negozi fisici. Sempre nel 2014, TopShop (marchio Uk) usando il social Facebook comunicava in anticipo il “look” della nuova stagione prima della settimana dela moda di London.

Con la diffusione della rete internet ad alta velocità, i social media di questi ultimi anni si hanno a disposizione le settimane della moda in real-time. Foto e video dell’evento, backstage e passerella, sono in streaming live sul web.

L’ultima trovata commerciale sui social è stata l’applicazione di una App di Instagram.

Si chiama Hyperlapse e possiede la caratteristica di riprodurre video a velocità aumentata. E’ stata adottata per la prima volta nella settimana della moda di New York.

Con la diffusione dei nuovi strumenti digitali per pc, tablet e smartphone le aziende Fashion per rimanere sul mercato devono adeguare le proprie strategie della comunicazione del brand.

E’ molto importante dotare le piattaforme con sistemi di intelligenza artificiale (AI) -Artificial Intelligence- in quanto incrementano le conversioni fino al 60%.

Ibm partner di YNAP ha montato il suo Artificial Intelligence denominato watson.

Icast o un nuovo sito internet che si propone quale casting elettronico professionale.

http://www.icastfishing.org/ . Permette una maggiore facilità nel casting dei modelli per programmare le sfilate del creatore moda.

Strategie tradizionali di comunicazione per il Fashion.

Comunicazione.

Per quanto riguarda la comunicazione in generale si hanno a disposizione una molteplicità di stumenti.

Comunicazione esterna del punto vendita, promozione e pubblicità sui media, network, social, passaparola.

Il Marketing Moda è soggetto a strategie sempre più complesse e strategiche. La logica del marketing prevede quattro “P”: prodotto, prezzo, posto (ubicazione) e promozione.

Visual marchindising -Esposizione della merce.

Comunicazione esterna dell’esercizio.

Il punto vendita ha enormi potenzialità di comunicazione all’esterno della struttura.

In base all’ubicazione ci sono diverse modalità: insegne, vetrine e ingresso. La regola fondamnetale è di concepire il punto vendita come un luogo virtuale, in cui valgono solo le condizioni del concept personale. Quindi massimo ordine, pulizia e cura del dettaglio.

Fondamentali criteri di esposizione della merce, “display”.

Display d’impostazione, display di presentazione, display di promozione.

Il display d’impostazione è il modello adottato dal punto vendita quando inizia la propria attività. E’ il modello iniziale scelto in base alle caratteristiche di ubicazione dell’esercizio, target della clientela, caratteristiche del brand e dei prodotti, ecc. Valutate le performance che il display di impostazione produce tra soddisfazione clienti e vendite, si valuteranno opportune modifiche.

Il display di presentazione tende a fornire una differenziazione qualitativa del punto vendita rispetto alla concorrenza.

Il display di promozione viene adottato all’inizio delle stagioni per la promozione dei nuovi prodotti e in fine stagione per pruomuovere i saldi.

Metodi di esposizione della merce.

Manichini.

Shelving, merce esposta sugli espositori degli scaffali o su sistemi murali.

Hanging, merce sciolta appesa su ganci o barre, o penzolante dal soffitto.

Pegging, merce di piccole dimensioni viene appesa a ganci esposta in sacchetti.

Folding, merce piegata e impilata su tavoli o scaffali.

Dumping, merce alla rinfusa disposta in grandi ceste.

I Consumatori dei beni di lusso sono di quattro tipologie diverse: eterodiretti, autodiretti, consumatori conservativi e consumatori alla moda.

I Consumatori eterodiretti richiedono beni di lusso finalizzata all’ostentazione.

Liebenstein nel 1950 individua 3 effetti.

L’effetto Veblen considera il consumatore che esalta il prezzo del bene per acclarare la sua facoltà economica.

L’effetto snob tratta il consumatore che desidera un prodotto esclusivo per distinguersi dalla massa.

L’effetto bandwagon considera il consumatore che emula i comportamenti d’acquisto dei gruppi che frequenta.

I Consumatori autodiretti hanno la soddisfazione emozionale propria e piacere esclusivo nel consumo di determinati beni.

I Consumatori conservativi hanno una predilezione per i capi della tradizione classica di enorme qualità ed eccellenza.

I Consumatori alla moda possiedono una frenesia smodata per indossare per primi i nuovi capi del fashion.

I costi alti connesi ai beni artigianali di lusso marchiati “made in”, forniscono garanzia sulla qualità e tipologia della lavorazione. La distribuzione limitata

I prezzi alti non sempre corrispondono ad una qualità alta del prodotto. A volte presuppongono una mera speculazione, a volte una scarsità che implica la presenza dei punti vendita nelle location chiave, ma con l’avvento di siti web e l’e‐commerce si deve riformulare con strategie adeguate.

L’attività promozionale va fatta in base al messaggio del brand in modo selettivo

Il co‐marketing si può realizzare con brand che condividono medesimi valori.

Le pubblicità devono comunicare lo stile di vita connesso con il consumo del prodotto, metterlo in risalto per fornire una immagine onirica che il consumatore può realizzarci.

Nuove Strategie di comunicazione digitali per il Fashion.

Un primo approccio per organizzare la comunicazione del Brand è stato fatto dopo il 2010 e consisteva nel predisporre il sito internet come informazioni generali della ditta, concetto, storia ecc., una parte per l’e-commerce e Facebook come canale dinamico della promozione degli eventi, happening.

Le nuove tendenze di comunicazione della moda usano interazioni molto dirette con il mondo dell’Arte. Sono in numero crescente anche i progetti pubblicitari legati o riferiti al Cinema alla Televisione e al mondo letterario. Mezzi e canali usati sono quelli storico-tradizionale della comunicazione come i magazine e arrivano ai video, siti web e i social network.

B2C – Business to Consumer, le relazioni per vendita e assistenza che un’azienda intrattiene direttamnete con i suoi clienti, specialmente attraverso il canale internet, commercio elettronico.

A partire dal 2014 con la diffusione di smartphone, tablet e applicazioni pratiche e flessibili per questi sistemi, sono fioriti i social. Alcuni di questi social erano già attivi da anni, ma, prima della diffusione dei piccoli smartphone non se ne vedeva una precisa strategia da adottare ad un brand. Più in particolare Twitter rappresenta una comunicazione verbale ridotta all’essenziale. Instagram si basa su un’esperienza forte, che l’utente vive e cattura in breve, tramite una fotografia o un breve video. Mentre l’utente di Pinterest è interessato ad appuntare sulla sua bacheca specifiche tematiche. La strategia che ne può venir fuori nel settore Fashion è dell’uso di Twitter per ricordare all’utente degli appuntamenti imperdibili del brand, Instagram per rappresentare i momenti esclusivi di una passerella, backstage, novità dei testimonial, e Pinterest per organizzare cataloghi con i prodotti o cartelle con i momenti più rappresentativi della ditta.

Certamente Instagram è attualmente il social più flessibile e potente per la comunicazione Fashion dei brand di abbigliamento, anche considerando la facilissima possibilità di vendita diretta sul canale. Postando un capo con #tag, caratteristiche e prezzo tramite Direct (comunicazione di Instagram) o associando anche il canale Telegram (strumento potentissimo di comunicazione e trasferimento file) si ha la possibilità di ordinare e ricevere a casa espressamente il prodotto.

Per il 2017 la percentuale di B2C delle grandi imprese fashion rispetto al fatturato totale è del 10% in media.

Digital Marketing – Smart Data – E-commerce – Customer experience and engagement – applicati al business moda e lusso.

E-commerce Fashion.

Jean Paul Gaultier, nel 1998 è stato lo stilista che per primo ha proposto i capi prodotti nel proprio sito internet. Da allora la crescita nella vendita online è stata molto rallentata. In modo particolare si sono diffusi dei siti generalisti di e-commerce multimarca. Le aziende moda hanno nicchiato in una proposta diretta consistente. Solo in quest’ultimi anni si è avuta un’inversione di tendenza dovuto alla maggiore diffusione di internet e allo sviluppo dei social media.

Le aziende moda stanno trasferendo il loro interesse nel settore e-commerce, perchè permette di accorciare la distribuzione, rendere più economico il prodotto per il cliente e aumentare l’utile netto.

Le aziende fashion per l’ecommerce devono investire sulla funzionalità del sito rendendolo semplice nella navigazione e appetibilità per i prodotti. Questo comporta la corsa a dotarsi di piattaforme internet, logistica per la consegna a domicilio e personale specializzato nel post vendita. Molto importante risulta anche lo studio e l’elaborazione di strategie in base alle diversità geografiche, diverse in base alle culture, alle religioni, allo sviluppo sociale delle società. In Cina, ad esempio, per la vendita on-line vanno considerati principalmente i tempi di consegna e i consigli d’acquisto.

A livello internazionale, le vendite on-line raggiungono una media del 6-7% (dati 2016) e 10% (dati 2017), mentre in Usa il contributo raggiunge il 20% (dati 2016).

Unico problema rimane la taglia visto che non è possibile materialmente provare il capo. Per queste situazioni occorre coordinare con cura la formazione del personale sia online che quello reale che devono essere informati costantemente in tempo reale delle soluzioni scelte dal cliente.

L’e-commerce delle più prestigiose maison atelier fashion del lusso.

Le italiane sono le ditte più numerose in rete: Armani, Bottega Veneta, Brunello Cucinelli, Bulgari, Dolce&Gabbana, Fendi, Ferragamo, Gucci, Loro Piana, Moncler, Prada, Tod’s, Valentino, Zegna seguono i marchi francesi Balenciaga, Cartier, Céline, Chanel, Dior , Hèrmes, Saint Laurent, Louis Vuitton ed infine Burberry, Hugo Boss, Michael Kors, Ralph Lauren, Ray-Ban, Tiffany, Tory Burch, Swatch.

Il 2016 assegna di nuovo a Burberry il primato nelle vendite online. Seguono Tory Burch e Louis Vuitton. Notevoli miglioramenti per Dolce&Gabbana, Fendi, Ferragamo e Michael Kors, Hugo Boss, Chanel per gli stranieri.

Nel 2016 le case moda hanno introdotto servizi cross channel, come la possibilità di appuntamenti e ritiro/cambio prodotti direttamente nei negozi, ordinati su web.

Aziende come Nike, Burberry, Valentino, Neiman Marcus e molti altri, hanno puntato su una user experience facile e intuitiva, rendendo i loro siti e-commerce, più semplici e chiari.

Per il 2016 in Italia gli acquisti web nel fashion sono pari a 1.83 miliardi ossia il 10% delle vendite complessive, con un tasso di crescita medio vendita abbigliamento online 30% annuo. Proporzioni donna 50%, uomo 40%, bambino 10%.

L’acquirente sceglie l’acquisto on-line per risparmio potendo approfittare di sconti normali (fino al 30%) e sconti aggressivi (fino al 70%). Altra motivazione degli acquisti effettuati sulla rete internet ecommerce è la comodità di selezione, pagamento e spedizione a domicilio.

Come composizione della richiesta online abbiamo 55% per abbigliamento, 25% calzature e 20% accessori.

Anche la coordinazione tra siti web ufficiali e social media ufficiali devono avere coordinazione e link diretti.

Quindi si punta ad un restyling integrale del sito che sono orientati e ottimizzati a una clientela internazionale per ottenere il massimo della comunicazione ed efficienza. Ci si affida dunque a

società specializzate per l’ecommerce di beni di lusso come YNAP, Level Group, Lvmh, Lyst, Farfetch, Spring, MyTheresa.

Ecommerce internazionale:

WooCommerce 10%

Magento 12%

Shopify9%

Magento Enterprise 7%

BigCommerce

Volusion

Yahoo Store

Demandware 6%

Oracle Commerce 11%

osCommerce

Iran:

WooCommerce 58%

Open Cart 12%

Presta Shop 7%

Magento 1%

Easy digital download 10%

L’hotellerie è uno dei settori in cui si attuano sperimentazioni per il Lusso da estendere ad un bacino d’utenza allargato, con l’ausilio dei nuovi social media. Studi strategici in questo settore e direzione forniscono notevoli possibilità di ritorno business altamente competitive. L’hotellerie possiede elementi di gratificazione in situazioni immersive, distintive rispetto agli altri settori che permette di creare uno sfondo ideale per gli l’uso degli altri beni del lusso. Quindi una esperienza unica del lusso.

I Millenials sono i ragazzi nati nell’era digitale, benestanti, con buonissimo bagaglio culturale, esigenti nel look. Sono i clienti più ambiti dalla case di moda, perchè hanno mezzi ed interessi e specialmente manipolabili nei gusti.

Millennial sono favorevoli al reshoring, ritorno della produzione nel Paese di origine. (Generazione Y , millennial generation, Echo Boomers ossia la generazione del nuovo millennio nati tra i primi anni ’80 e i primi anni 2000 nel mondo occidentale caratterizzati da forti aumenti di natalità come l’aumento delle nascite della generazione dei baby boomer anni ’50- ’60. I millennial sono una generazione caratterizzata da maggiore uso e familiarità con comunicazione, media e tecnologie digitali).

Anche il near-shoring ossia per portare produzione da Paesi disposti a delocalizzare è un fenomeno sotto controllo.

Mercato brics

Il Brics è l’associazione dei cinque paesi con economie emergenti: Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica. La crescita di domanda e ricavi per le aziende fashion (italiane e francesi in modo particolare) di questi anni fino al 2017 è dovuta anche alle richieste dei Paesi Brics. I Brics sono Paesi emergenti le cui sostanziose crescite economie hanno permesso la creazione di una classe media che domanda prodotti moda di qualità. I dati attuali 2018 riguardo alla ripresa dell’economia Usa hanno penalizzato il fenomeno per il mercato europeo, ma ci sono comunque possibilità di manovre e soluzioni future da intraprendere.

Negli anni 2000 il settore moda ha subito operazioni di private equity da investitori internazionali come cinesi ed arabi. Operazioni di private equity quando un investitore rileva quote di una società obiettivo acquisendo azioni esistenti da terzi e/o sottoscrivendo azioni di nuova emissione.

Queste operazioni hanno riguardato specialmente le ditte moda italiane essendo le più appetibili.

Oggi queste operazioni passano più propriamnete con acquisizioni di strategic buyers cioè da operatori già presenti nel settore. I gruppi più forti del settore tendono ad incorporare i marchi moda a partire dagli USA, si è trasferito in Europa. La strategia è molto usata specialmente dai gruppi fashion francesi. Nella pratica due dei più grandi gruppi LVMH (Louis Vuitton) e Kering (Yves Saint Laurent, Gucci) possiedono la stragrande maggioranza dei brand francesi.

Nel 2017 è partita la fusione Luxottica, ditta italiana di Leonardo Del Vecchio (leader mondiale occhiali moda e delle montature) e Essilor (leader mondiale delle lenti da correzione per occhiali) con il nome Essilor-Luxottica gruppo da oltre 50 miliardi di capitalizzazione e 16,6 miliardi di ricavi annui di fatturato. L’azienda sarà quotata alla Borsa di Parigi. Dopo il via libera degli antitrust Usa e Ue del febbraio 2018 i gruppi stanno procedendo per la fusione.

Le ultime fusioni societarie riguardano oltre che i designer moda, anche i servizi per le ditte moda.

Ottobre 2015 fusione tra Yoox (azienda italiana leader nel commercio elettronico fashion di Federico Marchetti ) e Net-a-Porter (azienda londinese leader nel commercio elettronico fashion

fondata dall’americana Natalie Massenet, e proprietà della società svizzera Richmont) nasce la Yoox Net a Porter Group (Ynap) con fatturato di circa 1,3 miliardi di euro. Verrà quotata alla Borsa di Milano.

Nel 2016 la fusione Augure (azienda internazionale di software per Influencer Engagement) con Fashion GPS (azienda Usa di tecnologia per brand ed eventi moda) nasce Launchmetrics, con 200 dipendenti per il reparto comunicazione e marketing tecnologico per campagne per il lancio di nuovi prodotti. New York, Londra, Parigi, Los Angeles, Madrid, Girona.

Le problematiche riguardano ambiti diversi sia lo studio, il disegno, la comunicazione, l’archiviazione, lo sviluppo delle collezioni e l’organizzazione di eventi.

Nel prossimo futuro, la sfida che si può intravedere nel settore moda, riguarda la formazione online. Settore molto appetibile perchè non comporta costi rilevanti e il margine e il prestigio è davvero enorme. Per la formazione gli studenti spendono cifre esorbitanti e valicano confini molto distanti. Dopotutti un’attività come il Fashion stylist può essere comodamente insegnata e appresa anche e specialmente al computer. Il consiglio è quello di dotarsi della piattaforma moodle, che consente un corso completo con materiale di studio cartaceo, multimediale, quiz, interrogazioni, assistenti online, valutazione finale e invio del diploma.

Moodle

Modular Object-Oriented Dynamic Learning Environment. Ambiente per l’apprendimento modulare, dinamico, orientato ad oggetti.

E’ un ambiente informatico open source e modulare, per gestire corsi multidicliplinari con la produzione di oggetti tangibili. Scritto in PHP e JavaScript

Modulo Commerce Moodle Integration

Altra dotazione molto interessante sono i siti compilati con il Csm Drupal che ha una grafica molto accattivante. Inoltre Drupal si può facilmente configurare per siti multilingue. I moduli sono Content translation e Locale.

Ruoli e permessi

temi base Drupal: Basic, Zen, Framwork, 960grid

partire da zero compilando direttamente i file che compongono il tema.

Ecru Style

tema gratuito sito web dedicato alla moda o al lifestyle.

TB Methys (2012)

per la creazione di siti dedicati al mondo della moda e del fashion in generale.

I siti sono costruiti con:

Web Server Apache Linux

Javascript, PHP

Ecommerce Demandware

Analytics and Tracking Google Analytics

La situazione Economica attuale del settore moda a livello internazionale.

Tessile e abbigliamento a livello internazionale complessivo fattura 1,1 trilioni di dollari.

Il commercio mondiale Moda ha un valore complessivo di 780 miliardi di dollari Usa, ossia circa il 60% del totale. Il settore moda presenta la seguente composizione: abbigliamento 45% – profumi e makeup 18% – gioielleria 16% – accessori e altri prodotti 21%.

Con il termine Fashion si vuole indicare tutte le attività economiche collegate al Sistema Moda che sono: abbigliamento, makeup, profumi, orologi, gioielleria, accessori, altri articoli.

La definizione comprende dunque sia i prodotti di lusso che gli articoli sportivi di fascia alta che sono usati anche nel quotidiano.

Mercato per fatturato del Fashion internazionale.

Gruppi europei.

Francia

LVMH (Louis Vuitton, Bulgari, DKNY, Fendi, Givenchy, Kenzo, Loro Piana, TAG Heuer, Moët & Chandon, ) 35,6 miliardi di euro

Kering (Gucci, Yves Saint Laurent, Puma, Bottega Veneta) 13 miliardi di euro

Spagna

Inditex (Zara) 20,9 miliardi di euro

Svezia

H&M 19,6 miliardi di euro

Italia.

Luxottica (8,8 miliardi di euro), Prada (3,5 miliardi di euro) Salvatore Ferragamo (1,4 miliardi).

Svizzera

Richemont (Cartier, Van Cleef & Arpels, Piaget, Baume & Mercier, IWC, Jaeger LeCoultre, A. Lange & Söhne, Officine Panerai, Vacheron Constantin, Dunhill, Lancel, Montblanc) 7 miliardi di euro.

USA

Gap (Old Navy, Banana Republic, Athleta Inc, Piperlime) 14,4 miliardi di dollari

VF Corporation (The North Face, Vans, Timberland, Wrangler) 11,2 miliardi di dollari

Limited Brands (Victoria’s Secret) 11,1 miliardi di dollari

Nike (Converse, Hurley) 30 miliardi dollari

PVH Corp. (Calvin Klein, Tommy Hilfiger, Izod) 8,2 miliardi di dollari

Polo Ralph Lauren (Club Monaco) 6,7 miliardi di dollari

Lusso internazionale

Estée Lauder Companies 10,18 miliardi dollari

Swatch Group 8,32 miliardi di dollari

L’Oréal Luxe 7,16 miliardi di dollari

Shiseido Company 5,52 miliardi di dollari

Rolex 5,12 miliardi di dollari

Confronto dei competitori principali europei (Francia e Italia) per fatturato.

Il gruppo Dior-Lvmh è presente sul mercato in molti settori dalla Moda ai vini e altri prodotti. Il gruppo ha un fatturato di 35 miliardi di euro annui (2016) e per la moda e lusso ha un giro d’affari di 11,7 miliardi.

Considerando la domanda internazionale in crescita per i prodotti di lusso, aziende di moda italiane e aziende francesi hanno tassi di crescita annui analoghi.

Le aziende moda top 15 italiane rispetto alle francesi generano valori inferiori di fatturato e utili. Le italiane sono però più liquide e più solide in quanto il rapporto debiti finanziari/patrimonio netto è intorno al 20% per l’Italia e al 40% per la Francia. Quindi assistiamo una maggiore aggregazione per i gruppi francesi

Il reparto Moda rappresenta il 9% del prodotto interno lordo italiano e fornisce occupazione a 500 mila persone.

Il gruppo francese Lvmh ha comunicato che i ricavi per il 2017 sono aumentati del 13% rispetto al 2016. Cosmetici e profumi sono aumentati del 12% e la gioielleria del 10%. Il fatturato per la moda e la pelletteria è aumentato del 21%. Questi grandi progressi sono dovuti al lancio di nuovi brands e le nuove collaborazioni di cui brand Supreme è quella più interessante. Anche il titolo in borsa ha registrato buone performances.

Confronto dei competitori internazionali per fatturato.

Global 500 Brand Finance stila una classifica annuale delle aziende con maggiori performance.

Nel 2017 i marchi del settore servizi-tecnologia come Google dominano le classifiche.

Le grande griffe luxury moda (Burberry, Michael Kors, Prada, Hermès) cedono il passo ai brand low cost come Nike, H&M, Target e Zara. In forte crescita Gucci acquistato da Kering.

In Italia, il settore Moda crea valore perchè solido, vitale, producendo un surplus per la bilancia commerciale. Crea possibilità occupazionali rappresentando il 4% del Prodotto interno lordo.

Il 2016 risulta rallentato dal calo della richiesta di consumi di lusso Cinesi anche se rimane positivo.

L’analisi del settore moda prevede la divisione di due gruppi specifici di campioni d’analisi delle imprese fashion: AMI e Top moda.

Le AMI, aziende Moda Italia, sono un campione di oltre 100 aziende con sede in Italia con fatturato maggiore di 100 milioni di euro. Le aziende top moda è un gruppo selezionato delle prime 10 o 15 ditte con le migliori performance di fatturato. Questa distinzione permette uno studio molto interessante.

Negli ultimi anni si assiste alla maggiore crescita del top moda rispetto alle ami. Ciò è dovuto alla valorizzazione del brand italiano specifico e politica orientata all’export, verso i mercati extraeuropei e delle economie emergenti bric, che solo i più grandi possono permettersi. C’è quindi la corsa alla creazione di gruppi sempre più grandi facendo leva specialmente sugli acquisti di gruppi importanti.

Le prime 15 aziende italiane per fatturato 2015 (in milioni di euro).

Luxottica 8.837

Prada 3.548

Armani 2.650

Calzedonia 2.018

OTB 1.562

Ferragamo 1.417

Max Mara 1.380

Safilo 1.279

Zegna 1.261

D&G 1.183

Benetton Spa 1.179

Valentino 1.042

Tod’s 1.037

Lir (Geox) 999

Moncler 880

Un rilevante competitore della Moda internazionale di questi ultimi anni è la Turchia.

FASHION, TESSILE e DESIGN TURCO.

La Turchia vanta alcuni primati nel settore tessile. E’ il maggior produttore e terzo esportatore di prodotti tessili in Europa, sesto maggiore esportatore di abbigliamento mondiale, è produttore di cotone e di fibre sintetiche.

La Turchia ha una popolazione 80 milioni di abitanti (età media 32 anni).

17° economia mondiale, PIL 857 miliardi di dollari US (2016) e incremento annuo del 5,6%.

Inflazione del 9% (2016) circa ma la svalutazione della lira turca gioca in modo favorevole sulle esportazioni. Il tasso di disoccupazione nel 2016 è stato del 10,9%.

Imposta sul reddito delle società 20% (ISPAT). In alcune regioni per lo Sviluppo Tecnologico, ci sono enormi benefici fiscali.

Il Tessile turco può vantare accanto ad una consistente produzione e lavorazione, un design di gran gusto. Si stanno affermando Case di moda turche in linea con le tendenze internazionali più di moda con innovazioni molto interessanti. L’affermazione è dovuta alla scaltra classe politica che sostiene in modo intelligente, la classe imprenditoriale molto dinamica.

I ‘Teorici’ della globalizzazione, malgrado le avvisaglie preventive degli esperti, hanno voluto a tutti i costi trasferire le produzioni nei paesi emergenti per mantenere i più leggeri servizi nei Paesi ‘sviluppati’. Chi ha ricevuto i know how certamente non sta a guardare.

Le imprese tessili turche hanno fornito dei loro tessuti (dal semilavorato al prodotto finito) -Turkish Fashion Fabrics- a molti dei più importanti marchi internazionali sia per pret a porter che per l’alta moda . La scelta chiaramente non sarà priva di conseguenze.

La concorrenza si gioca anche nel settore della contraffazione e del mercato nero, per la quale la Penisola anatolica riesce a stupire. Qualsiasi marchio internazionale è presente a prezzi di fiera rionale sul territorio, come in alcune località dello stivale dopotutto. Si sostiene comunque che anche la contraffazione, malgrado l’ignobile appeal morale, e la relativa contrazione degli utili di breve dei titolari del brand, nel lungo, l’effetto di diffusione, propagnada del marchio ed imitazione potrebbe avere un ritorno di immagine.

La qualità ad elevato valore aggiunto del prodotto turco riguarda progettazione e design (richiama la didattica con le importanti Scuole di moda), produzione, marketing e standard di qualità.

Accanto al lavoro su commissione, sia le grandi che le piccole aziende sviluppano proprie collezioni moda facendo leva con i loro affermati marchi per l’esportazione.

L’efficiente organizzazione per le avanzate tecniche di produzione, la flessibilità dei quantitativi prodotti, consente una consegna istantanea, assenza di formalità doganali, e quindi il migliore rapporto qualità / prezzo.

Isko ad esempio produce i tessuti (specialmente il denim jeans elasticizzato) per i più grandi marchi internazionali della moda.

LC Waikiki è uno dei più grandi con il 16% del mercato, Vakko (1934), Hotiç (1938), Collezione (1987), Kotton (1988), İpekyol (1986) è molto seguito specialmente dagli influencer per la linea giovanile. Ece Gozen, Gunseli Turkay, Umit Benan, Neijla Guvenc, Les Benjamins, Bora Aksu, Zeynep Mayruk, Burce Bekrek, Erdem Moralioğlu, Bora Aksu, Hussein Chalayan, Koton, Sarar, Roman, Que, Machka, Tween, Aslı Filinta, Deniz Yeğin, Nihan Peker, Hatice Gökçe.

Nella Capitale, Istanbul viene organizzata “La settimana della moda” -Istanbul Fashion Week, (Mercedes-Benz Fashion Week Istanbul), il Turkish leather summit, il Turkish young designers fashion show.

Storia della settimana della moda.

New York Fashion Week

La prima Fashion Week ebbe luogo nel 1943 a New York. All’epoca veniva chiamata ‘Press Week’ e radunava solamente stilisti americani. Nel 1993 L’evento si sposta a Bryant Park. Nel 2010 l’evento si sposta a Lincoln Center.

Il 12 febbraio 1951 iniziano le sfilate moda e l’Alta moda italiana a Firenze con una memorabile sfilata.

Nel 1958 Milano Fashion Week: La Camera Nazionale della Moda Italiana organizza la prima ‘Settimana della Moda’ per gli stilisti italiani.

Nel 1961 London Fashion Week, il British Fashion Council organizza la prima FW a Londra dominata dallo stile ‘Mod’.

1963 Madrid e Copenhagen Fashion Week

Nel 1973 Paris Fashion Week Inaugurata presso il Carrousel du Louvre.

Nel 1985 Japan Fashion Week

Dal 2007, più di 40 FW diverse sono state inaugurate nel mondo, tra cui: Hong Kong, Barcellona, Stoccolma,Mumbai, L.A.,Berlino.

Musei della moda.

Con una collezione di oltre 6000 capi, la Galleria del Costume di Palazzo Pitti a Firenze ospita uno dei più importanti musei italiani dedicati alla Moda. La visita fornisce un quadro storico ben dettagliato del fashion con enorme rilevanza documentaria

Ci sono anche all’estero, prestigiosi musei della moda dedicati alla storia del costume.

Una risposta a “Moda: business, mercato, e-commerce, social.”

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