Parte II: Tecnica fotografica.

Dopo aver illustrato la storia della Fotografia, nella Parte I, parleremo del funzionamento dello strumento utilizzato per la ripresa, la macchina fotografica.
Scartati i primi rudimentali modelli, vorrei soffermarmi sulla “reflex 35mm” che è lo strumento alla portata di tutti, sia amatori che professionisti.

I concetti base della fotografia si riferiscono sia alle fotocamere analogiche che alle più moderne digitali.

Con la rivoluzione digitale si sono affermate e prendono sempre più piede le compatte, degli strumenti maneggevolissimi, semplicissimi da utilizzare, economici, con una discreta qualità. Le compatte non sono certamente in grado di sostituire un reflex digitale. I punti di forza delle compatte, ripetiamo, sono la semplicità di utilizzo e l’economia. Automatizzate al massimo, basta la pressione del solo tasto di scatto per ottenere una foto di accettabile qualità. La condizione di semplicità d’utilizzo della compatta è scelta obbligata per l’utente non troppo esperto; le impostazioni manuali delle migliori reflex, non consentono a principianti e inesperti fotografi di tirar fuori foto migliori.

La reflex è una macchina che va conosciuta a fondo; è indispensabile in condizioni estreme, quasi proibitive. Solo il fotografo esperto riesce ad ottenere degli scatti in manuale di un certo pregio.
Con le reflex analogiche avevamo un formato pellicola, ossia un 35mm – delle dimensioni 24x36mm.
Con le digitali reflex dovremmo ampliare il discorso. I costrutturi hanno selezionato due tipi differenti: il Pieno Formato (full frame dalle dimensioni di un normale negativo 35mm 24 x 36 mm.), e l’Advanced Photo System (APS) distinto in C (classic con fattore di forma (base/altezza) = 3:2. e sensore 25,1 × 16,7) e H (high definition con sensore 28,7 x 19).
Il pieno formato è qualitativamente migliore in quanto ha un rumore minore a parità di specifiche: più luminosità, mirino più ampio, migliori utilizzi a valori iso più alti, ottiche grangandolari più facilmente reperibili. Ha di contro: ottiche tele meno reperibili, profondità di campo più ridotta e ovviamente un prezzo molto più elevato.

Il formato APS è stato introdotto soprattutto per risparmiare sui costi di costruzione. E’ oltretutto molto più leggero e maneggevole.

Parliamo anche di marche, perchè ad un certo punto dovremmo per via di cose sceglierne una. In linea generale diciamo che il mercato presenta un’offerta molto vasta. Però le dispute sono piucchealtro accese tra Canon (che si distingeva in passato per la fotografia dinamica) e Nikon (per la fotografia statica, anche se oggi tale suddivisione non ha più senso) in quanto marchi molto prestigiosi, per appassionati e il grande pubblico. Accanto a queste ve ne sono una miriade tra i quali doveroso è affiancarvi i nomi di Pentax e Sony. Poi ci sone dei marchi top: Hasselblad e Leitz (con la Leica) che hanno modelli con caratteristiche e prezzi da capogiro. Dobbiamo far attenzione al marchio che scegliamo, perchè poi saremmo vincolati a delle ottiche ben precise. Ogni marchio ha un particolare attacco, spesso anche diversi… Le ottiche per il pieno formato sono poi diverse da quelle per le APS.

Per il principiante, la scelta non è facile. Il consiglio è di orientarsi su un prodotto buono. Se si intende entrare nel professionismo occorre scegliere un pieno formato che garantisce un’ottima qualità. Si spendono molti più soldi, ma è anche più facile ripiazzarle nel mercato dell’usato, perchè tengono meglio. La scelta non è troppo agevole perchè le ditte sfornano modelli uno dietro l’altro. Attualmente ci sarebbe la D700, entry level della Nikon che ha un buon mercato, ma è in uscita la sua erede; le Sony Alpha, e anche molte altre… Poi c’è la D3x che è il top della Nikon, contrastata dalla Canon D1Mark IV. Altrimenti è sufficiente un APS che comunque ha una qualità molto dignitosa come la Pentax K7 (con lenti multistrato eccezionali e stabilizzatore nella macchina), la D90 Nikon o la Canon EOS500, solo per citarne alcune…

A questo punto parliamo della tecnica per fare buone fotografie.

Bisogna avere chiari alcuni concetti base.
Per impressionare le immagini su di una pellicola o di un sensore, la macchina deve essere dotata di un obiettivo. L’obiettivo è costituito da delle lenti che hanno la possibilità di essere avvicinate e allontanate tra di loro, e un diaframma ad apertura variabile (iride), che ha il compito di far entrare più o meno luce. Il gioco delle lenti serve per due scopi fondamentali: per mettere a fuoco l’immagine (rendere nitida l’immagine), e negli obbiettivi zoom ad avvicinare o allontanare l’immagine. Gli obbiettivi fissi, invece, possiedono la sola regolazione della messa a fuoco, a livello ottico. La messa a fuoco è una delle operazioni più importanti e al tempo stesso più complicate della fotografia; una messa a fuoco ottima significa avere nitidezza del soggetto, è l’80% del lavoro. Normalmente, tutte le macchine fotografiche sono dotate della messa a fuoco automatica, ma va sempre ricontrollata manualmente l’operazione (specialmente in condizioni di poca luce), per una maggiore sicurezza. Le digitali hanno una funzione di avvicinamento dell’immagine a schermo (zoom digitale) per controllare con precisione la messa a fuoco rendendo l’operazione molto più confortevole.

Tornando al diaframma, occorre dire che è un congegno usato per restringere l’apertura dell’obiettivo. La sua regolazione va effettuata con una rotella dedicata, che ha scatti o posizioni impostati detti stops che chiudono o aprono il diaframma precisamente secondo l’orientamento (+) o (-). Con i vari stops del diaframma si regola la profondità di campo, ossia le distanze, minima e massima in cui l’immagine è nitida (a fuoco). Le regolazioni del diaframma vanno in base al numero di f/ (rapporto focale), rapporto tra lunghezza focale e diametro apertura dell’ottica . Tanto più alto è il numero di f (es f22) tanto più l’obbiettivo è chiuso e tende a far passare meno luce, e tanto maggiore è la profondità di campo (immagine nitida su quasi tutte le distanze) e viceversa. C’è una tecnica, che sfrutta una delle leggi dell’Ottica chiamata Iperfocale, per la quale a seconda dell’apertura del diaframma si riesce a tenere a fuoco tutti i soggetti da una certa distanza minima ad infinito. Questi intervalli sono segati con delle linee colorate e numeri di f direttamente sugli obiettivi.

Iperfocale
Iperfocale: Obiettivo Ashai Pentax 85mm F1.8

Il minimo numero di f/ dipende dall’apertura massima [rapporto tra lunghezza focale e il diametro della lente più esterna dell’obiettivo], ossia dalla luminosità della lente (un F1.4 è considerato rapporto focale basso, ma alcuni obiettivi, poco commerciali, si spingono fino a 0.7 che è un valore davvero eccezionale). Le lenti luminose sono le più apprezzate, perchè con queste è possibile impressionare anche con scarsa luce. [Una delle tecniche empiriche per capire se una lente sia luminosa è quella di considereare il diametro della lente esterna; più è grande più la lente è luminosa. Forse è questo uno dei motivi per cui la reflex, anche se ingombrante, tende a rimanere lo standard per la fotografia pro. Si è infatti studiato un formato a metà strada tra compatta (maneggevolezza) e reflex (intercambiabilità delle ottiche) chiamato micro quattro terzi che potrebbe sostituire entrambe nel futuro.]

Il diaframma fornisce dunque luce alla pellicola più o meno secondo la sua apertura.
L’altro parametro su cui si può agire per aumentare o diminuire la quantità di luce al sensore è il tempo di esposizione. Anche qua si parla di stops e si calcola con i centesimi di secondo (es. Tempo 1/250 = un duecentocinquantesimo di secondo, il sensore è esposto per quel tempo aa una immagine). Controllare i valori del tempo di esposizione è importantissimo perchè se ad esempio volessimo immortalare un jet in volo dovremmo avere dei tempi bassissimi di ripresa, altrimenti l’aereo risulterebbe mosso. I valori di tempo delle attuali reflex sono di 30 secondi (scatti con bassa luminosità) per il massimo tempo di esposizione (a meno di non volere considerare la funzione bulb, che tiene esposto il sensore per il tempo desiderato dall’operatore) e 1/8.000 (scatti per soggetti in movimento) per il minimo. E’ buona norma non superare i 5-6 secondi per il valore massimo del tempo di esposizione perchè altre si ingenera rumore nella foto.
Spesso, il movimento del soggetto (necessita tempi di esposizione brevissimi) è associato ad una luminosità bassa (che desidera tempi più lunghi di esposizione). Si può aprire tutto il diaframma, ma così facendo dovremmo prestare particolarmente attenzione alla messa a fuoco, perchè la profondità di campo risulterà molto limitata e la foto rischia di essere poco nitida. Altro problema è quello di scegliere opportuni valori tra diaframma e tempo altrimenti si rischia di bruciare la foto (troppa luminosità) detta sovraesposizione, o di ottenere una foto sottoesposta (foto buia, scura). Le digitali non solo hanno la possibilità di regolare l’esposizione con gli aghi, come le reflex analogiche, ma anche di vedere in anteprima il risultato della foto. Questo probabilmente è il maggiore vantaggio del digitale.
Gli stops del tempo e quelli del diaframma si possono scambiare. Se apro il diaframma di uno stop, posso dare uno stop in meno al tempo ottenendo una stessa quantità di luce alla pellicola. L’ultimo parametro con cui posso variare la luce in ingresso sulla pellicola è quella di variare il numero Iso della stessa o del sensore (è chiamato anche valore Asa). Anche qui si può parlare di stops… Iso bassi partono da 50 (poca sensibilità ma + dettaglio) e vanno oltre i 6400 (sensibilità alla luce grandissima ma inferiore dettaglio). Con gli iso si può lavorare molto meglio rispetto al passato. In genere, il problema degli alti Iso riguarda la grana grossa della pellicola che produce grande rumore. Le macchine digitali riescono a gestire benissimo fino a 3200 Iso con buona qualità. Gli stops sono utili, perchè con poche operazioni si riesce a riottenere la giusta quantità di luce, per impressionare la pellicola.

Un’altra funzione che torna molto comoda per la fotografia è la cosiddetta raffica, ossia il numero di foto che la fotocamera riesce a registrare in un secondo. E’ una funzione molto comoda nel caso in cui occorre ritrarre degli eventi irripetibili che durano pochi istanti. Le raffiche delle attuali fotocamere commerciali arrivano a circa 5,2 immagini per secondo.

Ricordiamo anche che, per ottenere una buona foto occorre effettuare una perfetta inquadratura, considerando particolari importanti, escludendo elementi estranei o negativi per la composizione; occorre poi di considerare le regole dell’illuminazione alle spalle e tutte quelle per la sistemazione di un set fotografico.
A questo punto i concetti base, per ottenere una foto perfetta ci sono tutti. La perfetta miscelazione avviene con il tempo, esercitandosi sul campo… Il resto delle funzioni delle macchine sono degli opzional che aiutano in alcune condizioni limitative, ma sono spesso superfrue. Si possono imparare man mano per ottenere risultati sempre migliori, ma i concetti base sono questi esposti, su cui abbiamo molto lavoro già da compiere.

Quali obiettivi scegliere.
L’obiettivo va scelto secondo le esigenze della nostra fotografia. Potremmo optare per avere un corredo completo di obiettivi per stare sicuri, ma potremmo rivolgerci all’indispensabile in base alle nostre esigenze.
Se volessimo fare prevalentemente foto a monumenti indispensabile sarebbe un 30 o un 50mm. Questi sono anche i più simili all’occhio umano, sono detti infatti normali; praticamente non creano distorsioni particolari alla fotografia. Le ottiche “normali” non forniscono solo l’immagine più fedele, ma sono anche quelle più economiche perchè non richiedono particolari e proibitive tecniche di costruzione (a parità di luminosità per le normali occorre un budget molto inferiore rispetto ai tele o ai grandangoli). Un must per una buona foto con un “normale” sarebbe un originale della stessa casa 50mm (utilizzabile benissimo per il ritratto [sebbene in quest’ultimo caso è consigliabile un 85mm]) con valore minimo di f/1.4.

Ricordiamo pure che il digitale APS va moltiplicato per 1,5 per ottenere l’equivalente Pieno formato (un 30 FF sarebbe circa un 48 APS). Lo stesso cinquantino sarebbe un buonissimo obiettivo da ritratto (glamour ecc.).

Per la foto sportiva o naturalistica dovrei orientarmi su tele luminosi da 300mm. I teleobiettivi servono dunque per ritrarre il soggetto più lontano e ingrandirlo come se fosse vicino. I tele tendono a deformare un pò l’immagine, offrono una profondità di campo maggiore. Un must per una buona foto con un “tele” sarebbe un originale della stessa casa con valore minimo di f/4.0 o addirittura 2.8.
Per ritrarre in condizioni di spazio ristretto invece avrmmo bisogno dei grandangoli, che hanno delle inquadrature che prendono zone più estese di spazio. Un must per una buona foto con un “tele” sarebbe un originale della stessa casa 16mm con valore minimo di f/4.0.

Per le macro dovrei acquistare obiettivi appositi, sebbene esistano degli adattatori che aumentano la distanza dal sensore (gli adattatori fanno perdere luminosità e qualità).

Per il fotogiornalismo sono utili obiettivi zoom. Insomma il corredo va ampliato man mano, prendendo prima l’indispensabile al nostro “settore” fotografico. Facciamo attenzione di scegliere un buon obiettivo luminoso e di qualità secondo appropriate recensioni per non riempirci di fondi di bottiglia non utilizzabili.

Vediamo quali sono le caratteristiche principali degli obiettivi. Il numero di f/ ci dà i valori del diaframma. Tanto ci sono valori estremi sia minimi che massimi, più l’obiettivo è di qualità; il valore minimo ripetiamo fornisce la luminosità dell’ottica. Non basta però un obiettivo luminoso per avere delle foto belle sia in condizioni normali che con scarsa luminosità; occorre anche la qualità delle lenti, perchè vanno considerati anche altri importanti elementi come il dettaglio (obiettivo che spacca), il contrasto, che esse forniscono. Esse devono essere antiriflesso ossia cosparse di un trattamento particolare sulla superficie. Le lenti migliori sono quelle fornite dalla stessa Casa della macchina fotografica scelta e quelle di ditte prestigiose come la Zeiss.
C’è poi il valore minimo della messa a fuoco [quanto possiamo essere vicini al soggetto, espresso in mt (metri) o ft (feet, ossia piedi inglesi) per ritrarlo]; tanto più basso tanto avremo la possibilità di avvicinarci e ottenere delle foto in dettaglio, fino alle macro.

Il cavalletto.
E’ un accessorio della fotocamera molto importante in caso di posa prolungata in condizioni di luce scarsa, o quando l’immagine voglia essere preciasa al massimo. In questo caso sono importanti alcune ulteriori funzioni delle macchine fotografiche: lo scatto a specchietto sollevato e il telecomando. Scattare con lo specchietto sollevato significa eliminare del tutto le oscillazioni dovute ai meccanismi della fotocamera. L’assenza di vibrazioni esterne è garantita oltre che dal cavalletto, anche a quella del dispositivo a comando radio (radiocomando detto impropriamente telecomando) che evita anche quelle dovute all’operatore per la pressione sul comando di scatto della fotocamera.
Il cavalletto consiste generalmente in un trepiede (un congegno che si regge in equilibrio statico con tre piedi)
su cui viene sistemata la fotocamera, per evitare i movimenti dell’operatore. Specialmente per il teatro esistono particolari monopiedi che vanno appoggiati per terra e su altri elementi come poltrone della sala ecc. che consentono una maneggevolezza superiore. Il cavalletto serve anche per comodità del fotografo, per evitare di tenere a lungo in mano la fotocamera.
Come si sceglie? In genere il peso deve contemplare un compromesso tra leggerezza per la trasportabilità e pesantezza per la stabilità e solidità. Anche gli snodi nell’attacco con la macchinetta sono fondamentali, per abbreviare i tempi di regolazione della posizione della fotocamera. Inoltre si vanno diffondendo degli attacchi e sganci rapidi per migliore comodità rispetto alle viti elicoidali.
Una delle marche con buoni rapporti prezzo/prestazioni è il Manfrotto.

Flash.
E’ uno dei più importanti accessori della macchina fotografica. E’ generalmente utilizzato in situazioni di scarsa luminosità perchè fornisce della luce supplementare per illuminare i soggetti ritratti. Diciamo subito che spesso viene integrato nella macchina fotografica. Il flash integrato ha una potenza limitata, ed è dunque consigliato solo ove il soggetto ritratto sia in prossimità della macchina fotografica, non oltre i 4-5 metri; a questa distanza il pericolo di bruciare l’immagine è abbastanza probabile. Per ovviare a questo inconveniente bisognerebbe dotarsi di un diffusore che scongiura il pericolo. Accorre rilevare che il flash integrato consuma molto le batterie della fotocamera e che se gli scatti sono numerosi occorre predisporre la macchina con il pacco di batterie supplementari che va ad integrarsi sul fondo della stessa, compromettendo però maneggevolezza e peso.

Alternativamente si può scegliere un flash esterno che aumenta pure la distanza per ritrarre fino ad oltre i 10 metri. Generalmente i migliori sono quelli delle case, ma anche la Metz fornisce dei lampeggiatori per tutti i marchi con grande affidabilità e prestazioni (il risparmio è di oltre il 50%). Ci sono poi dei flash esterni più grandi, chiamati “da studio“, in caso si vogliano allestire dei set fotografici, con caratteristiche analoghe, alimetati esternamente e sistemati su appositi cavalletti.

Il set fotografico.
Il set fotografico è uno spazio dedicato esclusivamente alla fotografia, per ritrarre in tranquillità e condizioni ottimali dei soggetti. A seconda del soggetto possiamo distinguere tra foto da ritratto (persone) o natura morta chiamata in Inglese still-life. Esso può essere permanete in uno studio, oppure attrezzato alla bisogna in un determinato contesto o spazio esterno o interno.
Se il soggetto deve essere immerso in un determinato e preciso sfondo occorrerà allestire il set sistemando l’attrezzatura (luci, flash e pannelli riflettenti ecc.) secondo uno studio delle condizioni e limiti in cui quell’ambiente si trova. Altrimenti potremmo utilizzare lo studi corredandolo la scena secondo le esigenze.

Allestire un set fotografico in studio.
Le linee base sono quelle della selezione di un colore di sfondo che all’inizio può essere un nero, grigio o bianco (si possono poi scegliere i colori secondo le esigenze). Un ambiente del genere evita problematiche particolari di interazione tra soggetto principale e sfondo.
Ci sono dei separatori in tessuto o con pannelli a tre lati orientabili di pronto acquisto sul mercato, o si possono costruire artigianalmente con il fai da te. Il materiale dovrebbe essere possibilmente ignifugo (per evitare incendi), e scaramente riflettente per evitare riflessi indesiderati delle luci.
Per quanto riguarda le luci si può optare per due flash o due punti luce continui. L’orientamento attuale è piucchealtro per il flash wireless (scatto automatico a distanza comandato a cascata dalla macchina fotografica) motorizzato (imposta la parabola della luce secondo le esigenze dell’obiettivo montato sulla macchina) con diffusori (distribuiscono uniformamente la luce sul soggetto). I flash o i due punti luce, vanno posizionati, uno sullo sfondo (per evitare fastidiose ombre) e l’altro sul soggetto. I set vengono attrezzati specialmente per la foto ritratto e glamour e sono in genere di una dimensione maggiore (circa 2,50×3,00mt x 2,50h) e per la still life della dimensione più contenuta (1 cubo di un metro circa).
In caso di luce continua, i riflettori vanno puntati con dei diffusori (ombrelli o superfici riflettenti di vario tipo, forma, colore) o indirettamente tramite dei pannelli riflettenti che distribuiscono uniformemente la luce sul soggetto.

I set si possono costruire anche artigianalmente risparmiando notevolmente sui costi. Fate comunque attenzione a scegliere appropriatamente materiali ignifughi o di una classe bassa di reazione al fuoco (le lampade continue scaldano molto e il pericolo d’incendio è sempre in agguato).
Con la luce continua occorre scegliere una temperatura di luce appropriata, anche se le attuali reflex digitali hanno possibilità di regolarne i valori (questa funzione si chiama regolazione o bilanciamento del bianco o white balance abbreviato in WB). Per i flash ci sono meno problemi anche dal lato WB perchè emettono una luce con temperature prossime a quella solare [5.500°K].

Parte III, ancora sulla Tecnica Fotografica: come si effettua uno scatto.

INDICE GENERALE DEL MANUALE DELLA FOTOGRAFIA PROFESSIONALE.
Parte I:Storia della Fotografia.
Parte II Tecnica fotografica.
Parte III …ancora sulla Tecnica della fotografia.
Parte IV Fotografia Professionale e Artistica.
Parte V: Leggi, Privacy, Copyrights, Liberatorie.
Parte VI: Paparazzi e Deontologia del fotografo.
Parte VII: i sensori degli apparecchi digitali [videocamere e fotocamere].
Parte VIII: l’Elettronica delle fotocamere digitali professionali.
Parte IX: Cellulari e Smartphone per la ” Fotografia “.
Parte X: Set fotografico, Piano, Allestimento e Illuminazione.
Parte XI: Fotografia per il ritratto e glamour.
Parte XII: Processori e firmware delle Fotocamere professionali.
Parte XIII: La Fotografia Fashion – Moda.
Parte XIV: Book, composit, agenzie, riviste, calendari, posa in passerella, Informatica per la Moda.
Parte XV: Post-produzione Digitale Professionale per la Fotografia.
Parte XVI:Semiotica Fotografia
Parte XVII: Fotografia in Iran
Parte XVIII: Smartphone per la Fotografia
Parte XIX: Computer per la Fotografia