Parte III …ancora sulla Tecnica della fotografia.

Finora, nella Parte I (Storia) e Parte II (Tecnica), abbiamo trattato di Fotografia in maniera molto generale, senza fare distinzioni tra l’analogica e la digitale, in quanto, la tecnica fotografica sostanzialmente è immutata da tempo.

Come si effettua uno scatto.
Queste che seguono sono le principali modalità da seguire per effettuare uno scatto su una fotocamera reflex.

1-Considerazioni e verifica del soggetto e dell’ambiente in cui è inserito;
2-individuazione e ricerca delle soluzioni appropriate per eventuali condizioni che possano interferire in maniera più o meno negativa sulla foto;
3-scelta della posizione di scatto;
4-accensione fotocamera;
5-messa a fuoco rapida;
6-impostazione dei parametri di esposizione principali: Iso, tempo e diaframma;
7-messa a fuoco fine del soggetto;
8-sistemazione inquadratura e composizione della foto;
9-pressione del tasto di scatto.

Valori di esposizione.
Generalmente, il primo parametro da sistemare è la sensibilità della pellicola (parametro Iso). Se siamo in condizioni buona luminosità va regolato ai valori di lavoro della macchina (100 o 200 in media), che offrono una grana perfetta. Si valutano valori superiori, in condizioni di luce scarsa, ad esempio. Il secondo parametro va scelto, in base alle principali condizioni del soggetto, statiche, in movimento [in caso di foto dinamica in cui il soggetto è in movimento sono costretto a scegliere i tempi di esposizione e lasciare la macchina calcolare f/, il diaframma oppropriato; in caso di foto statica con nitidezza per tutto il campo devo scegliere il valore di diaframma (alti valori di f/ compatibili comunque con altre condizioni come posterizzazione, esposizione ai bordi ecc.) e lasciare la fotocamera scegliere il valore residuo (tempi). Un’ultima soluzione in casi estremi e incrociati è quella di scegliere sia tempi che diaframmi e lasciare la macchina calcolare il valore di sensibilità (Iso) in maniera residua], alla luce e anche quelle del fotografo (mano libera o cavalletto), ed infine ai risultati che voglio ottenere per la foto (es. in quanto ad ampiezza di campo ecc.); il valore residuo si può calcolare in stop-down (un tasto della fotocamera che alla pressione imposta automaticamente il valore residuo), e con il tasto di verifica diretta a schermo della fotocamera. Un’altro metodo per calcolare l’esposizione, è quello di verificare l’ago visualizzato sul mirino o sul display della fotocamera, centrando il valore in una posizione centrale nel caso di luminosità diffusa o scendendo o salendo di qualche tacca in caso di problematiche particolari.

Messa a fuoco.
E’ un’operazione che si effettua per rendere nitidi soggetto e più o meno lo sfondo. E’ indispensabile che il soggetto/i (protagonista/i) sia perfettamente nitido, mentre lo sfondo dipende dall’effetto che si vuole ottenere. Potremmo considerarlo come indispensabile ed agendo con alti valori di f/ (diaframma ben chiuso) volerlo nitido; o superfruo, e spalancare con i più bassi valori di f/ (diaframma tutto aperto), ottenendo una sfocatura generale della foto, al di qua e/o al di là del soggetto. Con i moderni obiettivi, la messa a fuoco è completamente automatica. Si chiama messa a fuoco automatica (auto focus), e viene abbreviate con AF. Non ci fidiamo troppo della AF delle fotocamere, e verifichiamo sempre la nitidezza della foto sul mirino (specialmente se abbiamo tempo per farlo). Un’ulteriore verifica si può effettuare a schermo sfruttando gli zoom digitali. La messa a fuoco è l’operazione più importante della fotografia, è indispensabile verificare più volte.

Inquadratura e composizione.
Essendo un’operazione molto intuitiva, ci sono poche regole da seguire. Spostando la telecamera, occorre inquadrare alcuni elementi ed escluderne altri, in base alle esigenze e all’estetica. Se non basta, il fotografo può cercare un punto migliore riverificando tutti i valori di esposizione e di messa a fuoco.
Un’importante regola da conoscere, che proviene dal Mondo pittorico, è la “Regola dei terzi”.
Nei loro quadri, i pittori cercano diposizionare il loro soggetto in particolari punti che fanno riferimento alla divisione in nove riquadri uguali del supporto, con due righe verticali e due orizzontali. Il richiamo è essenzialmente alle proporzioni auree, approssimate. In effetti la “regola dei terzi” prende come riferimento il rapporto di 0,5, tra i segmenti, mentre in quella aurea il rapporto dei due segmenti è 0,618 circa, ossia considera i 5/8, spostando i punti di forza dell’immagine verso il centro (il soggetto è decentrato in modo minore rispetto alla divisione in terzi).

Si ritiene che quando il soggetto è situato in uno dei punti d’intersezione delle 4 linee rende l’immagine più dinamica, rispetto alla composizione che pone il soggetto nel centro. La composizione risulta anche armonica. Il riquadro centrale è stato battezzato con il nome di “sezione aurea”. Esso è delimitato dai punti di forza (punti focali o fuochi), ossia i quattro punti in cui le linee si intersecano. Insieme al punto centrale dell’immagine, questi sono i punti in cui l’occhio dell’osservatore tende a concentrare l’attenzione.
Queste regole sono passate, e sono regolarmente applicate con successo alla Fotografia.

Shake reduction.
E’ una funzione delle fotocamere che riduce il pericolo di mosso nella foto, detta anche stabilizzatore. Il sensore in genere è situato negli obiettivi. La Pentax K7 ha invece la stabilizzazione nella fotocamera il che permette di utilizzare con ottimo profitto anche ottiche vecchie non stabilizzate e risparmiare acquistando ottiche pure, senza dover spendere nulla in più, e in continuazione, per i sensori degli obiettivi.

Terminata la logica per uno scatto, ora però i conti non tornano bene. Perchè si sente parlare di “rivoluzione digitale”, se nulla è cambiato rispetto alle vecchie analogiche a pellicola?
In fase di acquisizione dello scatto, non c’è troppo di diverso tra le due tecnologie.
Sostanzialmente, le rivoluzione è nel passaggio della postproduzione, dai laboratori fotografici di sviluppo, al fotografo. Un tempo, lo sviluppo e la stampa veniva effettuata da questi laboratori. In genere erano vere e proprie industrie con una trentina di dipendenti. Essi fornivano e rifornivano quasi la totalità dei fotografi della zona (erano pochi i fotografi, anche professionisti che sviluppavano e stampavano le fotografie nel proprio studio). Con il digitale, queste fasi sono passate ai singoli fotografi professionisti o addirittura amatoriali.

Postproduzione della fotografia.
E’ la fase in cui la fotografia impressionata su pellicola o su file digitale viene elaborata, sviluppata e stampata.
Con la fotografia analogica era il rullino che seguiva le fasi di sviluppo (la pellicola sensibilissima alla luce doveva essere trattato con la sola luce rossa, al buio delle altre frequenze, immessa in soluzioni acide, e asciugata). Nella lavorazione venivano scelti i parametri come il bilanciamento del bianco (WB), luminosità e contrasto e la stampa su carta fotografica (la Kodak veniva considerata la migliore).
Per la digitale il processo del trattamento in soluzioni della pellicola è scoparso.
I dati che il sensore passa nella memoria della fotocamera di vari tipi come (SD Secure Digital, CF Compact Flash, Memory Stick di Sony, ecc.) sono in formato digitale pronti per la visualizzazione normale (.tif) o compressi (.jpg ecc.); o da formato professionale da sviluppare (dati non elaborati, formato grezzo o negativo digitale) chiamato Raw (pr. row) più o meno proprieteri (Sony, Canon, Pentax, Nikon ecc). Per i primi tipi non ci sono particolari problemi perchè sono già formati pronti per l’uso. Mentre per il formato Raw occorre sottoporli a sviluppo con dei software appositi del computer. Vi sono molti programmi anche gratuiti o proprieteri forniti con la fotocamera. Tutte le migliori Reflex possono memorizzare i dati in formato Raw. Tale formato è conveniente perchè se si è sbagliato di qualche stop, un dato nell’esposizione (iso, diaframmi e tempi) della foto è possibile correggerlo con buonissima efficacia. Anche alcune compatte, delle migliori hanno la possibilità di registrare i dati in Raw.
Formati proprietari Raw delle varie ditte: Canon utilizza .CRW, Nikon .NEF, Pentax .PEF e .DNG.
Nella postproduzione è possibile correggere alcuni parametri scorretti utilizzando anche programmi di fotoritocco. Il più quotato è Photoshop che nella versione professionale è davvero un prodotto dalle grandi prestazioni, fuorchè per il prezzo. Ci sono però programmi opensource (completamente gratuiti) con delle prestazioni che non hanno nulla da invidiare come Gimp. Con questi programmi è possibile ritoccare come si vuole la fotografia e passarla per la stampa. Ci sono delle stampanti casalinghe, che sparano gocce d’inchiostro da 1 picolitro come le Canon Pixma, che forniscono una qualità di stampa superiore alle stampe fotografiche tradizionali. Certamente, i costi e i tempi per la stampa sono spesso paragonabili alternativamente. Le cartucce delle stampanti e delle carte fotografiche hanno spesso prezzi elevati. Spesso conviene affidarsi alle ditte professionali per la stampa.

INDICE GENERALE DEL MANUALE DELLA FOTOGRAFIA PROFESSIONALE.
Parte I:Storia della Fotografia.
Parte II Tecnica fotografica.
Parte III …ancora sulla Tecnica della fotografia.
Parte IV Fotografia Professionale e Artistica.
Parte V: Leggi, Privacy, Copyrights, Liberatorie.
Parte VI: Paparazzi e Deontologia del fotografo.
Parte VII: i sensori degli apparecchi digitali [videocamere e fotocamere].
Parte VIII: l’Elettronica delle fotocamere digitali professionali.
Parte IX: Cellulari e Smartphone per la ” Fotografia “.
Parte X: Set fotografico, Piano, Allestimento e Illuminazione.
Parte XI: Fotografia per il ritratto e glamour.
Parte XII: Processori e firmware delle Fotocamere professionali.
Parte XIII: La Fotografia Fashion – Moda.
Parte XIV: Book, composit, agenzie, riviste, calendari, posa in passerella, Informatica per la Moda.
Parte XV: Post-produzione Digitale Professionale per la Fotografia.
Parte XVI:Semiotica Fotografia
Parte XVII: Fotografia in Iran
Parte XVIII: Smartphone per la Fotografia
Parte XIX: Computer per la Fotografia

13 risposte a “Parte III …ancora sulla Tecnica della fotografia.”

  1. Una piccola precisazione: solitamente gli sviluppi per pellicola sono alcalini, non acidi.
    Ad esempio il Rodinal ha un pH di 12, e’ quindi fortemente basico.
    Il bagno di arresto invece avviene con una sostanza (solitamente acido acetico) invece acida per fermare l’azione di sviluppo (che avviene in ambiente alcalino).
    Il fissaggio è invece leggermente basico, con un pH intorno a 7-8.

    Poi in realta’ vengono tutti chiamati, anche se impropriamente “acidi”…

    per il resto bel lavoro 🙂

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