Privacy, copyrights, Paparazzi.

Manuale Fotografia Parte VI: Paparazzi e Deontologia del fotografo.

Seguitiamo il discorso interrotto nelle precedenti parti del Manuale.

Storia dei “Paparazzi”.

Abbiamo visto che Fotografia e Cinema si intersecano sin dagli albori. Anche per ciò che riguarda le precauzioni nell’effettuare scatti e riprese, e nella loro diffusione o pubblicazione, le due attività visive ritornano ancora ad intrecciarsi. Dobbiamo parlare dunque di un degno comportamento da seguire, perchè spesso capita di scattare o riprendere legalmente degli eventi o dei fatti che potrebbero essere non moralmente gratificanti per il soggetto ripreso. Tali operatori (fotografi o cameraman) senza scrupoli che passano sopra a qualsiasi conseguenza e individuo, sempre pronti a seguire ed immortalare e riprendere scoop, passano sotto il nome di “paparazzi”. Sono insomma operatori professionisti, sempre a caccia di immagini private e intime, di personaggi più o meno noti, che poi si ritrovano nella “Cronaca rosa”. In realtà, a questa categoria appartengono operatori più o meno seri o cinici e non è dunque facile trovare una connotazione univoca e precisa per il termine. A volte, infatti, troviamo paparazzi orgogliosi di portare questo nome, per la propria serietà.
Il termine è preso direttamente dalla pellicola capolavoro degli anni ’60, “La Dolce Vita” di Fellini; film in cui Marcello Mastroianni si rivolgeva a più riprese al fotografo (un reporter d’agenzia interpretato dall’attore Walter Santesso), con questo cognome bizzarro, “Paparazzo”,termine che è poi passato internazionalmente alla storia.

Se il termine fu coniato nel 1960, non possiamo però non considerare una data precedente per il “fenomeno”. Il riferimento è senza dubbio il padre del Fotogiornalismo italiano, ossia il fotografo Adolfo Porry Pastorel (Roma 1888 – 1960). Considerato il padre del Fotogionalismo e primo Paparazzo italiano. Con la sua arte fotografica ritrae la vita borghese e aristocratica della Roma degli anni che vanno dal 1910 al 1922 (la Belle époque), proseguendo con le foto del Ventennio che ritraggono Mussolini e la sua famiglia.

Nella Roma del dopoguerra si aggiravano, specie a Fontani di Trevi, gli “Scattini”, ossia i fotografi che effettuavano foto come servizio ai turisti. Al loro fianco si muovevano anche gli assistenti che avevano il compito di lasciare libero lo spazio e spostare l’attrezzatura al fotografo per effettuare lo scatto. Questa attività fotografica era legata essenzialmente al turismo ma destinata a cambiare nel giro di poco tempo.

Fotografia d’assalto.
Già dal 1958 le notizie scandalistiche avevano assunto importanza entrando a far parte della cronaca. Infatti, il 18 Agosto 1958, il quotidiano “Il Giorno” inseriva in prima pagina un articolo corredato con una fotografia che immortalava l’aggressione del fotogiornalista Tazio Secchiaroli da parte dell’ex Re d’Egitto Faruk e dell’attore Anthony Franciosa.
Cosa era avvenuto? Bassi costi di produzione ed esenzioni fiscali del governo americano favorirono la scelta delle produzioni cinematografiche per Cinecittà e Roma si riempì di gente importante dello spettacolo internazionale. Via Veneto in special modo per il clima internazionale, i suoi raffinati locali, l’Ambasciata Americana, si trasformò un salotto d’incontro e di lavoro.
Anche per i fotografi era un luogo dove poter arrotondare specialmente di notte, per fotografare artisti e stelle del cinema che vi trovavano relax.

[Paparazzo della “Dolce vita” era modellato proprio su questa Roma, sui racconti dei celebri fotografi dei divi degli anni sessanta, ossia Tazio Secchiaroli (Roma 1925 – 1998), Marcello Geppetti (1933-1998) [ritrae il I nudo della Bardot], Franco Pinna (La Maddalena 1925 – Roma 1977), Velio Cioni (), Felice Quinto (Milano 1929 – Rockville 2010), Rino Barillari (Limbadi (VV) 1945), Lino Nanni, Elio Sorci, Guglielmo Coluzzi, Adriano Bartoloni, Alessandro Canestrelli, Licio D’Aloisio, Mario Fabbi, Giuseppe Palmas, Pierluigi Praturlon, Sergio Spinelli, Aldo Rossi. Paparazzo era un personaggio goffo, esagerato nella caricatura, intento com’era a sbarcare il lunario con la propria attività a costo di prendere pugni o borsettate. Non risulta un personaggio negativo, sfruttando l’arte di arrangiarsi con capacità di scelta dei modi e dei tempi.]

Inutile ricordare le complicità e le rivalità che si instaurarono tra tutti gli operatori fotografi e artisti. Insieme creavano una positiva sinergia fornendo al fotografo del materiale prezioso e in esclusiva per la redazione e all’attore, regista o produttore della propaganda o pubblicità gratuita.

Insomma, con il termine paparazzi si indicano, e spesso in maniera dispregiativa, i fotografi, o più propriamente fotogiornalisti specializzati nella ripresa di personaggi famosi, in occasioni più o meno pubbliche, e nelle situazioni più particolari, compromettenti, scabrose e scandalistiche.
Lavorano in squadra appostati a Cinecittà o in Via Veneto e seguono con insistenza le proprie “vittime”.

Ma come ci spieghiamo l’interesse del lettore per la cronaca rosa, per il gossip, che in fondo ed in definitiva riguarda la vita privata dei vip? Si possono dare molteplici risposte al quesito non contrastanti tra di loro.
1) ricerca del mito per l’essere umano, per spiegare la propria esistenza;
2) la curiosità dell’essere umano ad interessarsi alle vicende private delle persone che conosce indipendentemente della popolarità degli stessi, ai fini, spesso di conversazione;
3) l’invidia, ossia il tentativo inconscio di rendere umano e più vicino alla gente comune il personaggio famoso;
4) l’immedesimazione dell’essere umano con il vip, operazione possibile solo se si conosce meglio il personaggio famoso;
5) esigenze indotte create in maniera remota dai media, dall’editoria, per fini economici o legati alla distrazione di altre tematiche più importanti;
6) lettura più semplice e rilassante rispetto ad argomenti più tosti, con l’estremo della sola fotografia che parla da sola senza troppi sforzio o giri di parole;

Dai tempi della “Dolce vita”, l’interesse è in crescita da parte dei “lettori” e questo fa investire in maniera smodata riviste e giornali.

I personaggi più ritratti Maria Callas, Jackeline Kennedy e Aristoteles Onassis, Liz Taylor, Richard
Burton, Brigitte Bardot, Walter Chiari e Ava Gardner negli anni sessanta; il Principe Ranieri di Monaco, e l’attrice Us per gli anni settanta; le Principesse di Monaco, Caroline e Stephanie, negli anni Ottanta; Lady Diana Spencer per gli anni ’90.

Dopo gli anni del miracolo economico, questo tipo di fotografia “rosa”, almeno in Italia, ha avuto una battuta d’arresto negli anni settanta, con gli “anni di piombo”. Il fotogiornalismo d’assalto è continuato con un dirottamento nei personaggi della cronaca e della politica. Si è sostituito poi un tipo di fotogiornalismo che ritraeva piùcchealtro non personaggi dello spettacolo, ma dell’Aristocrazia. Il principe, il Re, la principessa che davano modo al popolo di sognare una vita da favola.

La figura del paparazzo si è evoluta con il tempo. Oggigiorno possiamo trovare una maggiore specializzazione sia per l’impiego di tecnologie sempre più evolute sia per il finanziamento dei servizi. Appaiano sia fotografi freelance, sia agenzie specializzate, oltre alle potentissime redazioni delle principali testate o delle reti televisive nazionali che spesso coprono con i loro bilanci da favola le violazioni che non di rago vengono compiute per effettuare le riprese [anche se c’è la tendenza a esternalizzare il servizio].

Per il “paparazzo” la foto, paradossalmente, è la cosa meno importante. Essenziale è invece l’organizzazione che presuppone contatti con gli informatori, persone pronte a tutto, personale nei punti chiave (camerieri, autisti, guardarobieri) per avere la soffiata.
Non secondaria, anzi, fondamentale l’attrezzatura. Oggi occorrono 100mila euro di investimento tra corpo macchina FF, teleobiettivi, personal computer, portatili satellitari, videocamere…

Non sono sufficienti informatori, attrezzatura, ma anche l’intuito giornalistico, la scelta del un piano d’azione, il coraggio e la pazienza per per affrontare il rischio dei pedinamenti, irruzioni e gli appostamenti.

Per i paparazzi della stampa scandalistica, le leggi non contano molto. Le riviste di gossip non conoscono ostacoli legali in termini di privacy, perchè per loro il rischio di risarcimento danni derivanti da sentenze giudiziarie è più che bilanciato dai vantaggi di incremento della vendita di
spazi pubblicitari o dalla maggiore tiratura della rivista.

Il mondo fotografico non passa inosservato nemmeno alla comicità… Non sono i classici paparazzi, ma fotografi tradizionali dell’epoca.

“Miseria e Nobiltà” (1954).
Il Principe Antonio de Curtis, in arte Totò (Felice Sciosciammocca) , interpreta il ruolo di assistente e suocero di un fotografo ambulante (Pasquale) che approfiltta dell’assenza del suo capo per fare il galletto con una fresca sposina che intende immortalarsi con il coniuge in una “fotografia regolare” malgrado le insistenze del comico che non intende sciupare la fotografia…

“Sono fotogenico” (1980).
Un film con Renato Pozzetto in cui interpreta il ruolo di un aspirante attore costretto a studiarle tutte per sfondare. Per il suo book si rivolge ad un fotografo che per la “modica cifra di 120 mila lire e una serie infinita di insulti e maltrattamenti riesce a collezionare molteplici scatti nella stessa posa ed espressione di ira, odio, amore, malinconia, nonchalance, indifferenza, minaccioso, paura, terrore, facendo attenzione a non essere troppo carico. …e con con il giudizio finale del fotografo “fai schifo!” Antonio Barozzi

Il cinema continua a descrivere il mondo fotografico con Verdone nel film “Ma che colpa abbiamo noi” (2003) nel quale interpreta il ruolo di un ricco figlio di papà (Gegè) che è inscritto ad un gruppo psicoterapico e con la passione per la fotografia. Nelle sue più bizzarre ed artistiche intuizioni, allestisce un set fotografico legando la succinta modella (la sua ragazza Daria) ad un binario che egli rittiene morto. Sopraggiunge un treno in corsa al quale il comico romano replica “so impotente”. Carlo Verdone sviene prima della frenata sotto controllo del capotreno (Timperi), che manifesta il suo completo disprezzo per l’arte fotografica esclamando “c’è un matto e una prostituta…”.

“A tutto trash”
regia di Neri Parenti (1998)
D.Abatantuono, N.D’Angelo, C.De Sica, R.Brunetti e M.Boldi sono cinque improvvisati paparazzi a caccia di scoop sulle spiagge italiane sui divi televisivi degli anni Novanta.

Con trama tragica.
“Professione reporter”
(1975) di Michelangelo Antonioni (1912 Ferrara – Roma 2007)
Un fotogiornalista scambia la sua identità con quella di un cadavere che incontra nello svolgimento della sua attivita, accorgendosi ben presto di essersi sostituito ad un pericoloso personaggio della mafia ucciso per un regolamento di conti, finendo ucciso egli stesso.

“Blow up” film di Michelangelo Antonioni (1966)

“Ciò che è fatto è reso”
regia di Paul Abascal.
Il protagonista è una star del cinema seguito ovunque dai Paparazzi. A causa loro, il protagonista rischia di perdere la famiglia. Scampato il pericolo, cerca di vendicarsi rendendo un’inferno la vita del più in vista dei paparazzi.

La cura per l’attrezzatura in campo cinematografico.

In campo fotografico e video, la tecnologia è sempre stata di fondamentale importanza. Abbiamo già percorso la storia del mondo fotografico e cinematografico, comprendendo le importantissime scoperte ad opera di inventori privati, spesso ricercatori all’interno dei laboratori di grandi aziende per apparecchiature foto-video facendo dei nomi come quelli di Karl Zeiss e Leica, poi di tutte le case giapponesi che hanno permesso la diffusione popolare vasta della fotografia.
La tecnologia ha subito ulteriori stimoli dagli utilizzatori specialmente da coloro i quali amavano la sperimentazione e la maniacale precisione per le riprese. Legati a queste esigenze non possiamo che fare alcuni nomi tra i quali spiccano:

Stanley Kubrik utilizzò un luminosissimo obiettivo da f 0,7 preso dalla fotografia facendo costruire un attacco speciale per adattarlo alla telecamera, per riprendere la scena a lume di candela del suo film “Barry Lyndon”.

Roberto Rossellini (Roma 1906 – Roma 1977)

Molto attento alle innovazioni tecniche, non solo per ciò che riguarda la ripresa dei suoi film. Cercava di trasferire questa “mania e fissazione” anche ai suoi allievi. Era molto attento a qualsiasi scoperta in campo ottico, cercando di utilizzare persino le tecnologie top secret della Nasa per applicarle alla cinematografia. Cercò di diffondere delle tecniche come quella del “trucco del cristallo” e del Pancinor.

Shuftan Shot o Mirror Shot.
E’ il celebre “trucco del cristallo” di Rossellini, una tecnica cinematografica ideata da un operatore cinematografico degli anni ’30, il Tedesco di Origini ebraiche Eugen Shufftan (1893-1977), per proiettare degli elementi estranei in una scena con l’ausilio di vetri e specchi riflettenti (fu utilizzato per la prima volta da Fritz Lang (1890-1976), un produttore e sceneggiatore Austo-Americano, per il film Metropolis [girato nel 1926 e uscito nel 1927]). Un effetto analogico speciale per montare dal vivo 2 immagini separate (da una parte gli attori e la scena e dall’altra dei modelli in scala o disegni), per arricchire o camuffare elementi di uno sfondo.

Pancinor.
Obiettivo ottico di lunghezza focale variabile per effettuare riprese senza stacco. Inventato in Francia nell’anno 1949 e conosciuto con il termine zoom.

Non a caso nel 1961 fondo la Cine-Tv – Istituto di Stato per la Cinematografia e la televisioneRoberto Rossellini (1961).

Un’altra frontiera con i reality Isola dei famosi e Grande fratello ecc…

Persone sconosciute al grande pubblico vengono rispresi 24h non stop, in una favola che si crea tra i comuni “attori” del reality che divengono personaggi pubblici e mitizzati. Come momento estremo potremmo prendere la vicenda Leonard Giommi per constatare la forza che l’immagine scatena nella vita reale mortificata da quella costruita e materializzata del Reality… e dai media.

L’ultima vicenda ed evoluzione della fotografia da paparazzo, può essere considerata l’Inchiesta Vallettopoli che ha rivoluzionato il mondo giudiziario-fotografico.

Vallettopoli ricordiamo che è un’inchiesta giudiziaria scandalistica condotta dalla Procura di Potenza dal giugno 2006 dal Pubblico Ministero PM Henry John Woodcock poi trasferita a Milano in virtù delle competenze territoriali. Riguardava delle presunte estorsioni da parte di alcuni soggetti, tra i quali figuravano fotografi e grandi agenzie, ai danni di personaggi dello spettacolo e della politica.

La vicenda giudiziaria, è tuttora in fase di evoluzione. Lasciamo la Magistratura compiere il suo percorso. Quello che ci preme sottolineare è, che, a livello artistico c’è uno svillimento della fotografia raggiungendo dei livelli davvero infimi, con le agenzie organizzate che sono disposte davvero a tutto per fare profitti.

Ora la frontiera è quella estrema della foto venduta al migliore offerente, alla rivista oppure al soggetto della fotografia. Insomma, comincia ad abbracciare aspetti sempre più prettamente venali a discapito di quelli morali.

Ci si organizza in Agenzie specializzando al massimo la ripartizione del lavoro. Se un tempo giornalista e paparazzo giravano strettamente insieme, ora c’è un team completo che segue specificamente una determinata vicenda o persona, braccata con ogni sistema più o meno legale.

Poi non dimentichiamo Face Book, il libro dei volti, l’album delle fotografie digitali-internet… Un sito internet in cui i membri del circuito sono ritratti pubblicamente in un album fotografico. Un fenomeno reso possibile dallo sviluppo digitale della fotografia e dalla Rete internet. Da album fotografico si è trasformato in mezzo di conoscenza e comunicazione sociale in cui è possibile interagire con messaggi in bacheca, e-mail, e tramite chat. Il fenomeno ha avuto una diffusione davvero capillare. Le foto dell’album sono degli autoscatti (autoritratti fotografici), scatti realizzati dai parenti e dagli amici e anche scatti di amici, locations, monumenti di tutti i tipi che da soli descrivono carattere, personalità, preferenze, profilo dell'”utente” di Face Book. La fotografia insomma sostituisce qualsiasi linguaggio, descrivendo direttamente, senza alcun intermediario, la vita, le speranze, il carattere della persona inscritta. E’ un esperimento davvero interessante perchè FB mette a nudo il vero “Io”, lo spirito di una persona, descrivendo senza alcuna distorsione storia, presente e idee di una persona. Insomma, la fotografia acquisisce con tutta la sua forza e valenza testimoniale e comunicativa, una dimensione di conoscenza e interrelazione umana, che non si ferma al solo aspetto estetico, ma anche a quello interiore.

Per ciò che riguarda la commistione della fotografia con le scienze, non possiamo non annotare quella con l‘Archeologia. Siamo nel 1895 e l’Archeologo ed Egittologo Ludwig Borchardt (1863-1938) [noto soprattutto per la scoperta del Busto di Nefertiti (1912) realizzato dallo scultore Thutmose nel 1345 a.C.] e l’Egittologo Gaston Maspero (1846-1916) comprenderanno l’importanza della fotografia catalogando i principali reperti archeologici del Museo de Il Cairo. Il lavoro sarà pubblicato a Berlino nell’anno 1911 con il titolo: “Catalogue Général du Musée du Caire”.

L’operazione ha una grande valenza e proietta la fotografia in un’importantissima prospettiva documentale.

La rivista di moda Vogue fondata in Germania nel 1892 da Arthur Baldwin.

La rivista PlayBoy fu fondata da Hugh Hefner a Chicago nel 1953. La prima a posare nuda per la celebre rivista fu una sconosciuta diciannovenne dal nome Marilyn Monroe.

Molestie.

Fotografando terzi soggetti potremmo poter essere perseguiti da “Codice Penale” per molestie. Il reato generico di molestie è previsto dal Codice Penale all’articolo 660, e recita come segue: “chiunque, in luogo pubblico o aperto al pubblico, ovvero col mezzo del telefono, per petulanza o altro biasimevole motivo, reca a taluno molestia o disturbo è punito con l’arresto fino a sei mesi e l’ammenda per un importo fino a 516,00 euro (il vecchio milione di lire) …”

L’articolo chiaramente va interpretato, in quanto potremmo trovare resistenze da parte del soggetto ritratto in condizioni che noi potremmo ritenere pubbliche, ma per una semplice foto non dovremmo trovare particolari problemi. Il reato potrebbe configurarsi nel caso in cui gli scatti fossero molteplici, ed in posti diversi. Altrimenti il reato che andrebbe a configurarsi sarebbe quello della “violazione della privacy”.

Diffamazione.

Altro reato che si può configurare è quello di diffamazione. La diffamazione, nel Diritto Penale Italiano, è il delitto previsto dall’articolo 595 del Codice Penale.

“Chiunque, comunicando con più persone, offende la reputazione altrui, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a 1.032,00 euro”. E continua dicendo che se l’offesa è arrecata a mezzo stampa o con qualsiasi altro tipo di media o pubblicità, la pena è stabilita nella reclusione da sei mesi a tre anni o con la multa non inferiore ad euro 516,00 euro. Se ad essere offeso è un Corpo politico, amministrativo o giudiziario, una sua rappresentanza, le pene sono aumentate.

Ingiuria.

La diffamazione differisce dall’ingiuria perché esclude la presenza della persona offesa.

La calunnia, prevede la denuncia all’autorità pubblica di un individuo innocente.

Provocazione.

Il secondo comma dell’articolo 599 del Codice Penale statuisce che non è punibile chi ha commesso uno dei fatti previsti dagli articoli 594 e 595 (diffamazione), se lo stato d’ira è stato determinato da e subito dopo un fatto ingiusto altrui.

Questa situazione, configurata in Dottrina come causa di esclusione della colpevolezza, di non punibilità o di giustificazione è indicata con il termine “provocazione”.

E’ comune sia alla diffamazione che all’ingiuria.

La giurisprudenza interpreta in senso relativo stato d’ira e immediatezza della reazione in quanto la provocazione viene applicata anche in casi di diffamazione a mezzo stampa, caso in cui non è configurabile l’immediatezza della reazione.

Invettiva e insulto sono delle offese gratuite e differiscono dalla critica perchè quest’ultima è argomentata.

Diritto di Cronaca (),

deve esseci un interesse pubblico alla notizia; i fatti narrati devono corrispondere a verità; l’esposizione dei fatti deve essere serena e corretta.

Diritto di Critica (libertà di esprimere valutazioni, giudizi e opinioni),

Diritto di Satira

Articolo 21 della Costituzione: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”.

Decalogo.

Con sentenza n.5259 del 18 ottobre 1984, la prima sezione civile della Corte di Cassazione, ha fissato il criterio, poi accolto unanimamente, per il quale chi ha subito una lesione del proprio onore ha la facoltà di richiedere direttamente il risarcimento con azione davanti civile, senza necessità di ottenere preventiva condanna in sede penale. Nel gergo giornalistico è stato chiamato con il termine “decalogo”.

L’illecito penale comporta sempre una illecità civile, mentre si può configurare un illecito civile che non sia anche penale.

Foro competente.

Per l’individuazione del foro competente, per i reati commessi a mezzo stampa, il luogo in cui è stato commesso il reato, ossia il forum commissi delicti, è il luogo di prima diffusione dello stampato, coincidente generalmente con quello della stampa. [Cassazione penale, sez.I, 14 giugno 2007, n.28454]

Nel caso in cui i reati di diffamazione sono stati compiuti a mezzo pagine web o internet, la competenza territoriale va individuata nel foro giuridico di residenza della persona offesa. [Corte di Cassazione, sez.III, 8 maggio 2002, n.6591]

Presupposti i requisiti di legge, la responsabilità per diffamazione a mezzo stampa ha luogo indipendentemente dal carattere periodico (rivista autorizzata dal Tribunale) o meno della pubblicazione che contenga la notizia lesiva della reputazione di un terzo.

La responsabilità sussiste anche se lo stampato contenga la dicitura “comunicato stampa”.

[Cassazione civile, sez.III, 5 giugno 2007, n.13089]

Tutela della Privacy.

La tutela della Privacy, la riservatezza personale, è prevista dalla Costituzione agli articoli

15 (libertà e segretezza della corrispondenza) e 21 (diritto nella manifestazione del pensiero, e la libertà di stampa non soggetta ad autorizzazioni o censure), dal Decreto legislativo 30 giugno 2003, n.196 [Codice in materia di protezione dei dati personali o “Testo unico sulla privacy”], dal Codice penale [capo III – sez. IV].

La legge sulla privacy è stata introdotta per colmare le lacune legislative che si veniavano a manifestare soprattutto con la diffusione dei sistemi informatici.

La legge contempla il diritto del singolo sui propri dati personali (gestione o trattamento che si manifestano nella raccolta, elaborazione, raffronto, cancellazione, modifica, comunicazione o diffusione dei dati). Il diritto sui dati personali contempla le informazioni sulle sue generalità di una persona (nome, data di nascita, ecc.) che è diverso dalle notizie sulla vita di una persona (diritto alla riservatezza).

Il diritto esclusivo ed assoluto di ciascun individuo sui propri dati è riconosciuto dall’articolo 1 del Testo unico. “L’individuo ha diritto alla protezione dei dati personali che lo riguardano”.

Tale diritto non vuole impedire il trattamento dei dati, ma ha lo scopo di evitare che avvenga contro la volontà dell’avente diritto.

Possiamo riassumere brevemente che il diritto alla riservatezza per la raccolta di dati personali in database o banca dati fa la distinzione tra dati personali ordinari, dati anonimi e dati sensibili per i quali sono previsti dei trattamenti particolari.

I dati ordinari sono …..

I dati anonimi …….

I dati sensibili …..

I dati giudiziari…..

L’utilizzo dei dati personali deve essere autorizzato dal titolare del diritto.

Il diritto prevede anche le modalità di conservazione dei dati, che devono essere protetti da chi li mantiene in archivi digitali o cartacei con sistemi appropriati e sicuri, per evitare che possano finire in pubblico dominio.

L’applicazione e il rispetto delle norme sulla privacy sono affidate al “Garante per la protezione dei dati personali”.

 

Una volta pubblicate, o rese pubbliche le nostre fotografie dobbiamo fare i conti con le leggi sul diritto d’autore.

 

Diritto d’autore (copyrights).

Il Diritto d’autore è tutelato dal Titolo IX, articoli 2575-2583 del Codice Civile che rimanda alla Convenzione di Unione (Berna, 5 dicembre 1887), la Convenzione universale sul Diritto d’Autore (Parigi, 24 luglio 1971), la Convenzione Internazionale (Roma, 26 ottobre 1961).

Il Codice Civile parla del’oggetto, l’acquisto, il contenuto, il soggetto, il trasferimento del Diritto, gli interpreti, gli esecutori delle opere dell’ingeno e le leggi speciali (Legge Nazionale sul Diritto d’Autore e altri Diritti connessi al suo esercizio 22 aprile1941, n.633).

Diritto d’autore sulle opere d’ingegno letterarie ed artistiche.

Formano oggetto di diritto d’autore le opere dell’ingegno creativo che appartengono alle scienze, …. alla fotografia (per la Fotografia è di massima importanza l’Estensione della tutela alle opere fotografiche D.p.R.8 gennaio 1979 n.19).

Il titolo d’acquisto di un diritto d’ingegno è la creazione dell’opera. L’autore ha il diritto esclusivo di pubblicazione e utilizzazione economica dell’opera. L’autore anche dopo la cessione del diritto sull’opera può rivendicarne la paternità e pretendere una degna utilizzazione in caso arrechi pregiudizio alla sua immagine.

Il diritto d’autore spetta all’autore o ai suoi aventi causa.

I diritti dell’utilizzazione sono trasferibili; il trasferimento dei diritti per atto tra vivi deve essere provato per iscritto.

Per la legge Italiana, il diritto d’autore sulle opere d’ingegno scade il settantesimo anno dalla morte

dell’autore.

A volte, ai fotografi viene intimato di rimuovere dal terreno il treppiede della macchina fotografica. Come giustificazione, guardiani e custodi invocano l’occupazione di suolo pubblico prevista dagli articoli 38 e 57 del D.L. n.507 del 1993 conosciuto come TOSAP/COSAP ossia Tassa o Canone per l’occupazione di spazi e aree pubbliche dei Comuni e delle Province. Il fotografo può controbattere alla applicazione di questi articoli sostenendo che i propri scatti saranno memorizzati nel proprio database e per utilizzi senza alcun fine o vantaggio economico.

Non occorre essere inscritti ad albi, ordini, registri o svolgere occasionalmente l’attività di cronista per esercitare il “Diritto di Cronaca”. Questo diritto appartiene a tutti i cittadini.

INDICE GENERALE DEL MANUALE DELLA FOTOGRAFIA PROFESSIONALE.
Parte I:Storia della Fotografia.
Parte II Tecnica fotografica.
Parte III …ancora sulla Tecnica della fotografia.
Parte IV Fotografia Professionale e Artistica.
Parte V: Leggi, Privacy, Copyrights, Liberatorie.
Parte VI: Paparazzi e Deontologia del fotografo.
Parte VII: i sensori degli apparecchi digitali [videocamere e fotocamere].
Parte VIII: l’Elettronica delle fotocamere digitali professionali.
Parte IX: Cellulari e Smartphone per la ” Fotografia “.
Parte X: Set fotografico, Piano, Allestimento e Illuminazione.
Parte XI: Fotografia per il ritratto e glamour.
Parte XII: Processori e firmware delle Fotocamere professionali.
Parte XIII: La Fotografia Fashion – Moda.
Parte XIV: Book, composit, agenzie, riviste, calendari, posa in passerella, Informatica per la Moda.
Parte XV: Post-produzione Digitale Professionale per la Fotografia.
Parte XVI:Semiotica Fotografia
Parte XVII: Fotografia in Iran
Parte XVIII: Smartphone per la Fotografia
Parte XIX: Computer per la Fotografia

21 risposte a “Privacy, copyrights, Paparazzi.”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *