Storia e tecnica della ripresa video: cineprese, telecamere, videocamere analogiche e digitali.

Storia del Cinema.
Storia della Televisione.
Cineprese e telecamere elettroniche.

Storia della tecnica, cineprese, telecamere: Cinema e Tv.
Parlare della ripresa video significa ripercorrere essenzialmente la Storia del Cinema – partendo dall’origine considerando gli aspetti tecnici, tecnologici ed elettronici – che da una certa data si sviluppa parallelamente, si confonde, viene offuscata, si rivivifica insieme alla Storia della Televisione.

Proiettori cinematografici del passato

Tra le molteplici attività, quella di riprendere un evento o un’attività umana, potendo rivivere certi momenti di vita, culturali, artistici e documentali doveva essere inverosimile e fantascientifico.

Alla fine dell’800 l’attività ricreativa scenica e visuale veniva proposta nei Teatri, con la messa in scena di tragedie, commedie, opere liriche, concerti. Non si pensava neppure che di lì a poco sarebbe avvenuta una rivoluzione tecnologica che avrebbe cambiato, standardizzato e livellato la cultura dell’uomo a livello globale. Tutto ha un’origine con una gestazione temporale lunga, frammentaria e macchinosa che coinvologe la Storia della Fotografia per la quale invitiamo a visionare le apposite pagine di NotitiAE.

La ripresa audio-video è diventata possibile grazie a una serie di invenzioni che in ordine di tempo si possono così sintetizzare: fotografia (rullino fotografico), cinematografo, macchina da presa, cinescopio, telecamera elettronica, telediffusione (trasmissione Tv), registratore.

Parte I

Cineprese e macchine da presa cinematografiche.
Le telecamere per utilizzo cinematografico sono degli apparecchi che memorizzano le immagini sulle apposite pellicole, che dopo le successive fasi di sviluppo, saranno lette da un apposito proiettore.

L’invenzione del Cinema è dibattuta tra Thomas Edison che nel 1888 inventa il kinetoscopio un apparecchio precursore del proiettore cinematografico e i Fratelli Lumiere che il 12 febbraio 1892 brevettano il Cinématographe una macchina da presa e proiettore cinematografico la cui paternità spetterebbe a Léon Bouly. L’invenzione del Cinema è diventata possibile grazie ad un’altra trovata dell’ingegno umano, la pellicola in celluloide Rollfilm (1881) di Peter Houston che va a sostituire le ingombranti e farruginose lastre fotografiche. La duttilità della pellicola rende possibile lo scatto in sequenza continuo di una scena che viene impressionata in alcuni fotogrammi e si basa sulla particolarità dell’occhio umano di percepire un movimento fluido a partire già da 16 fotogrammi al secondo ossia un’esposizione di circa 1/50 di secondo. A realizzare un’impressione della pellicola in una sequenza continua di fotogrammi su di uno schermo è la macchina da presa detta anche cinepresa.

Il formato più diffuso è il 35millimetri. E si fa riferimeno alle dimensioni della pellicola che la equipaggia. Dopo l’invenzione della pellicola fotografica, Thomas Edison propose il formato 35mm, che divenne lo standard in seguito al Congresso degli Editori Cinematografici di Parigi del 1909, con dimensioni di 24×18, 4 fori quadrati per fotogramma in un solo lato per l’avanzamento, e 24 fotogrammi al secondo.

Cimena a colori.
Kinemacolor (1906) sistema additivo a due colori creato da Edward R. Turner e George Albert Smith in UK.
Prizma (1916) basato sulla mescolanza additiva.
Biocolour (1920) William Friese-Greene.
Dufaycolor (1931) del francese Louis Dufay pellicola a inversione.

I sistemi additivi non erano molto graditi perchè risultava molto scura la visione a parità di potenza impegnata, malgrado oggi sia la tecnologia prevalente i tutti gli schermi video e monitor per pc.
Prizma (1917) di William van Doren Kelley reinventò il processo additivo basandolo sulla mescolanza sottrattiva.

Naturalcolor (1917) di Leon Forrest Douglass (1869–1940) fondatore della Victor Records.

Technicolor (1915-21) del Dr. Herbert Kalmus, Dr. Daniel Comstock e il meccanico W. Burton Wescott svilupparono il sistema a mescolanza sottrattiva impiegando una macchina da presa modificata con prisma separatore, che dirigere le onde luminose rosse e verdi a 2 negativi in bianco e nero. Da questi negativi, venivano ricavate due stampe su pellicole con spessore dimezzato rispetto a quello normale, che riproducevano rispettivamente, il rosso e il verde.[3] Queste venivano quindi unite insieme, base contro base, in una singola striscia di pellicola.
Furono prodotti i seguenti films The Toll of the Sea (1922) con Anna May Wong; Il pirata nero (1926) diretto da Albert Parker e protagonista e produttore Douglas Fairbanks.
Il sistema del Technicolor era un molto costoso (circa 3 volte in più dle b/n). Solo nel 1932, venne sviluppato un sistema Technicolor per registrare tutti i tre colori primaricon un separatore dicroico apposito il processo diveniva molto più semplice ed economico. Flowers and Trees- film di Walt Disney (1932);

Gasparcolor (1933) sistema a tre colori monostriscia dal chimico ungherese Bela Gaspar.

Il passaggio della produzione dai film in b/n a quelli a colori, venne fornita dallo sviluppo della tv nei primi anni cinquanta, dall’interruzione del monopolio della Technicolor sui media (per l’azione legale antitrust dle Dipartimento della Giustizia degli Usa del 1947) anche grazie all’invenzione dell’Eastmancolor di un nuovo processo molto economico seppur non possedesse una enorme qualità e durata.

Kodachrome (1935) della Kodak registrazione sottrattiva delle immagini su pellicola a doppia emulsione (verde e rosso).
Eastmancolor (1950) registrazione che impiegava il negativo monostriscia da 35 mm.
La pellicola a colori moderna è costituita da un negativo formato da molti strati che ragiscono ai diversi colori per riprodurre l’immagine finale. Si differenzia da quella standard C-41 per la presenza del supporto rem-jet antiriflessoche richiede una lavorazione particolare. Due sono i produttori per le pellicole cinematografiche:
Eastman Kodak sforna dei rotoli larghi 1.372 mm che vengono tagliati nelle misure standard di 65 mm, 35 mm, 16 mm, super8. Eastman Color Negative 2 (ECN-2)
Emulsione T-Grain (Tabular-grain) con la linea EXR di pellicole per uso cinematografico (fine anni ottanta); linea di emulsioni Vision (1996); Vision2 (2000); Vision3 (2007).
Fujifilm che impiega granuli piatti ed esagonali delle pellicole SUFG (Super Unified Fine Grain) cui segue la pellicola per uso cinematografico Eterna 500T (2005).

Negli anni trenta fu aggiunta la traccia audio parallelamente al colore e il formato portato allo standard attuale di 21×18. Uno svilippo importante è stato quello del materiale di costituzione della pellicola che è passato al triacetato di cellulosa (1951) e al poliestere o Pet (polietilentereftalato). Le prime macchine da presa erano a manovella, poi fu applicato un motore elettrico. Il problema fondamentale delle prime macchine consisteva nella rumorosità dei meccanismi che comprometteva la qualità audio di registrazione. Allo scopo fu inventato un contenitore di rivestimento della cinepresa che venne chiamato Blimp (1953), che attenuava efficacemente il rumore. Altre innovazioni importanti furono l’adozione dello specchietto (1937) che permetteva la visione dell’immagine dritta nel mirino; la riduzione delle dimensioni che permise di creare una cinepresa da spalla (1972) per le riprese in situazioni complesse.

Le moderne cineprese commerciali 35mm sono prodotte esclusivamente da 2 ditte: la Arnold & Richter (Arri) e la Panavision.

Oltre al formato standard 35mm furono introdotti “formati ridotti” sviluppatti per cineamatori con inferiori dimensioni della pellicola e prezzi. Quelli che ebbero maggior diffusione il 16mm e l’8mm.

16 millimetri.

Il 16mm è un formato cinematografico che la ditta Eastman Kodak commercializzò nel 1923 come pellicola per la cinematografia amatoriale.

Alla sua introduzione, la pellicola da 16 mm aveva doppia perforazione laterale per l’avanzamento e

fu modificato negli anni ’30 in monoperforato per lasciare lo spazio alla traccia per il sonoro

Attualmente il 16 mm è un formato professionale superiore all’alta definizine della televisione ed è utilizzato soprattutto per le produzioni cinematografiche o in campo telegiornalistico in alternativa al costosissimo 35mm.

8 millimetri.

L’Otto millimetri è un formato cinematografico introdotto nel 1932 dalla Kodak per proporre un formato amatoriale più economico del 16 mm e consisteva in un 16mm con perforazioni doppie impressionato per metà e ribaltato. Il suo sviluppo fu il Super 8 a cui venne aggiunta la traccia audio.

Oltre a questi passi che sono lo standard per le riprese sia professionali che amatoriali, esiste un ulteriore formato a pellicola ancora più performante per il cinema ad alta definizione ossia la pellicola 65mm detta anche I-Max [qualità del cinema in alta definizione] in ripresa e 70mm in proiezione.

Oltretutto con il progresso della tecnologia sono state progettate delle cineprese digitali che al posto della pellicola presentano dei sensori digitali ad alta definizione (2000). Cinealta per la cinematografia digitale è stato sviluppato dalle case Sony e Panavision.

Si tratta di telecamere ottico-elettroniche che memorizzano i dati su supporto magnetico, con sistema molto più performante delle telecamere per broadcasting.

I sistemi a pellicola e digitali possono essere convertiti coni seguenti strumenti:

Vidigrafo apparecchio elettronico utilizzato per riversare sorgenti video televisive su pellicola;

Telecinema apparecchio elettronico utilizzato per riversare il contenuto di una pellicola cinematografica per mandarlo in telediffusione o per memorizzarlo su videocassetta.

La tecnologia ha fatto ulteriori passi avanti. Impiegando due telecamere ad alta definizione e combinando i filmati si riesce ad ottenere il Cinema 3d, in tre dimensioni. I nomi Thomson, Panavision, Arri, Sony, Red One, Betacam, Panasonic, JVC.

Per gli sviluppi attuali delle riprese rimandiamo all’articolo di NotitiAE sul Mondo virtuale del Second life: Tecnologie – “Vita virtuale”.

Cinema 4D.

E’ uno spettacolo che simula la vita virtuale. Accanto alla visione tridimensionale – in cui ogni elemento della scena o i personaggi sembrano vicinissimi, quasi per toccarti – si aggiungono le sensazioni tattili o fisiche. Il Cinema quadridimensionale, detto anche 4D Theater, è l’ultima frontiera del divertimento multimediale, interattivo in cui gli spettatori hanno la facaoltà di divenire protagonisti stessi del fikm.

Il Cinema 4D consiste in sistema computerizzato che presiede agli effetti speciali (getti d’aria e d’acqua), alle poltrone dinamiche, all’audio riprodotto da una ventina di casse acustiche, e ad uno schermo gigante (4x20mt.) semicircolare di 180°, illuminato da dodici proiettori, cui lo spettatore assiste con occhiali polarizzati.

Le cineprese date le notevoli dimensioni e pesi, hanno dei supporti che le sostengono per le riprese.

Sono gli accessori fondamentali delle macchine da presa. Vanno dal semplice treppiede dotato di testa fluida, ossia un attacco che evita fastidiosi scatti durante la ripresa, (diverso quindi dall’attacco a sfera dei normali cavalletti da fotografia) e spesso carrellato per gli spostamenti. Poi ci sono una serie di supporti molto complessi tra i quali indichiamo i principali.

Accessori delle macchine da presa.

Il dolly è un congegno meccanico simile ad un carrello che scorre su dei binari e sul quale si alloggia la cinepresa e si sistema l’operatore della ripresa. Nato soprattuto per le riprese cinematografiche si è diffuso anche negli studi televisivi più prestigiosi. Il carrello è un accessorio da ripresa con il quale sono possibili delle riprese dinamiche molto coinvolgenti.

La paternità del dolly è disputata tra il Regista italiano Giovanni Pastrone che lo avrebbe brevettato nel 1912 e il Tecnico canadese Allan Dwan.

Bazooka è un tipo semplice di carrello costituito da tralicci metalli che formano della sezioni a diverse altezze su cui si dispone la cinepesa.

Piattina è un tipo semplice di carrello costituito da una torretta telescopica dotata di ruote ed azionata idraulicamente, su cui si dispone la cinepesa.

La steadycam è un supporto meccanico costituito da un corpetto che indossa un operatore (steadyman) e una serie di leve che danno stabilità e ammortizzano la sede in cui si alloggia la telecamera o la cinepresa.

Con la steadycam l’operatore è libero di muoversi a piacimento, anche bruscamente, avere le mani libere e inquadrare senza vibrazioni o oscillazioni particolari il soggetto della ripresa.

La steadycam fu introdotta nella metà degli anni ’70, da un operatore, Garrett Brown rivoluzionando il mondo delle riprese video in quanto può essere utilizzato nelle più varie situazioni sostituendo i costosissimi carrelli, dolly, occupando poco spazio e con tempi di messa in opera brevissimi, in tutta economia. E’ nel periodo compreso tra il 1979 e il 1980 che lo steadycam ha una più larga diffusione.

Il Crane è un traliccio motorizzato, una sorta di gru, che è in grado di far muovere fluidamente la cinepresa in punti non facilmente raggiungibili dall’operatore. Con tale gru sono possibili delle riprese a scendere o a salire il soggetto che si allontana o si avvicina e panoramiche molto coinvolgenti.

Il Jimmy Jib é un supporto per macchine da presa o telecamere costituito da dei binari su cui scorre un carrello dotato di testa motorizzata e su cui viene montata la telecamera. E’ dunque una sorta di dolly manovrato da un operatore non a bordo e che controlla i movimenti della cinepresa da una postazione diversa tramite joystick.

Wescam. E’ un supporto meccanico per le riprese video in movimento per l’installazione su veicoli come autovetture e motociclette, il sistema in generale viene chiamato cameracar. Il wescam è costituito da leve, motorini elettrici e meccanismi montati su un giroscopio che hanno la funzione di mantenere la telecamera in una posizione orizzontale evitando le componenti di oscillazione e le forze centrifughe che si generano con le alte velocità dei mezzi su cui sono installate.

Gli operatori delle riprese hanno a volte degli assistenti che lo aiutato a recuperare i cavi negli arretramenti.

Gli altri accessori delle cineprese sono i microfoni per la registrazione del sonoro.

La Giraffa è un’asta automatica con vari snodi, utilizzata per posizionare il microfono seguendo la fonte sonora nel suo movimento senza entrare o disturbare l’inquaratura.

Gli studi cinematografici hanno variabilissime modalitàcostruttive. Si va dai set con le scenografie più varie in dimensioni e fedeltà di ricostruzione e uno spazio apposito per la regia video ed audio.

Piano di lavorazione o PdL è un documento redatto dal Direttore di produzione che serve per elencare, convocare e ricordare tutte le fasi di svolgimento di una ripresa con le inquadrature per tutto il cast tecnico e artistico, avendo così un quadro generale chiaro e sintetico.

Consiste in riepilogo preciso, completo e aggiornato in un foglio “elettronico” in cui si elencano gli interpreti, la location e per ciascuna location si indicano le scene da riprendere.

L’Ordine del giorno è il foglio che compila ex ante il direttore di produzione nel caso in cui il piano di lavorazione sia svolto in più giornate. Sull’ordine del giorno sono riportati orari, locations, per lo staff tecnico ed artistico, con l’ordine delle riprese per le scene da girare, il materiale di allestimento della scena, le attrezzature tecniche per la ripresa e le eventuali necessità di servizio extra. Possono essere riportati orari o location diversi di convocazione per singoli partecipanti.

Inquadrature.

Un’inquadratura è la ripresa di soggetto o di un paesaggio. La Cinematografia ha classificato le inquadrature in base alla minore o maggiore distanza del soggetto inquadrato per le quali ha codificato i seguenti termini:

I PIANI ossia le inquadrature sul soggetto principale.

Dettaglio [DETT], inserto o particolare [PART], è l’inquadratura più ristretta e ravvicinata come la bocca, un orecchio, un neo…;

Primissimo piano [PPP] è l’inquadratura che riprende la parte centrale del viso;

Primo piano [PP] riprende il viso completo e a volte anche il collo;

Mezzo busto [MB] quando mi allargo e riprendo anche le spalle e mezzo busto della persona [come nei vecchi telegiornali].

Piano medio [PM] allarga la ripresa alla vita e a tutta la testa del soggetto;

Piano Americano [PA] è il classico formato Hollywoodiano che riprendere il soggetto fino alle ginocchia per lasciar vedere cinturone e pistola del cowboy.

Totale [TOT] o Figura intera [FI] riprende il soggetto dalla testa ai piedi;

I CAMPI ossia le inquadrature in cui acquista importanza lo spazio in cui si muove l’attore.

Campo medio [CM] lascia riconoscere il soggetto principale totalmente inquadrato ed inserito in un particolare sfondo o contesto;

Campo lungo [CL] l’inquadratura inserisce il soggetto principale in un porzione di location vasta;

Campo lunghissimo [CLL] inquadratura in cui il soggetto principale è sullo sfondo di un ampissimo paesaggio circostante.

I punti migliori di taglio dell’inquadratura per la figura umana vanno realizzati sotto o sopra le articolazioni.

Le inclinazioni dell’inquadratura possono essere: normale, verticale o obliqua.

Le angolazione dell’inquadratura possono essere: frontale, dal basso o dall’alto.

Una scena è una sequenza di inquadrature che possiedono medesima unità di tempo e luogo; inizia con il ciak, una lavagnetta su cui si scrive il numero di scena e di ripresa, a cui è fissato un listello in legno con un bullone per mezzo del quale l’operatore batte l’avvio dato dal regista.

Effettuate le riprese, la produzione cinematografica ha a disposizione il materiale girato ossia le pellicole in negativo chiamata “Ripresa su pellicola negativa” che vanno conservate al buio prima dello sviluppo. Dopo lo “Sviluppo della pellicola negativa” si effettuano varie prove per controllare la bontà della pellicola come la luminosità, il contrasto, il bilanciamento del bianco, i colori. Quindi si procede alla “stampa di una pellicola positiva“.

A questo punto entra in scena il Montatore per il Taglio e Montaggio del film con sistemi meccanici manuali.

Con il Cinema digitale alcune fasi cinema su pellicola vengono modificate opportunamente.

Con il girato elettronico tramite Telecinema saltano tutte le fasi dallo sviluppo della pellicola, mentre con il Digital intemediate con scansione ad alta risoluzione del negativo su workstation digitale taglio e montaggio avvengono su personal computer.

La collaborazione con il Regista chiaramente coinvolge tutte le fasi della lavorazione dle film, comprese quelle tecniche, per suggerimenti, particolari richieste ecc..

Fotografia per il cinema.

Fotografie di scena.

Le fotografie di scena sono scatti effettuati durante le riprese del film da un’angolazione analoga o diversa a quella delle immagini riprese dalle videocamere. La fotografia per il cinema è di fondamentale importanza per la qualità video del film, ed è quindi molto importante impiegare fotografi di professione. La fotografia è indispensabile perchè la qualità fotografica dei fotogrammi video dei filmati non sono affatto di qualità professionale. Il motivo della scarsa qualità dipende dalla impossibilità di impostare valori di tempi, di diaframma ed iso ideali e dalla dimensione del sensore molto più piccolo della videocamera. Le foto di scena sono utilizzate per moltissimi usi: per inserirle nel filmato, per inserirle nei comunicati stampa o nei trailers, come immagini per locandine, cover o copertine del dvd. Hanno quindi il compito non poco importante di coinvolgere il pubblico a vedere il film.

Fotografia e video di back stage. Si può parlare di fotografia o video di backstage, quando si inquadrano anche gli operatori e le fasi della realizzazione del film. Sono molto importanti per i trailer e come documentario storico di realizzazione specialmente se le scene hanno avuto qualche protagonista o una lavorazione innovativa o particolare.

Legislazione italiana sul Cinema.

Il Cinema rientra tra i Principi Fondamentali della Costituzione Italiana in quanto l’Articolo 9 recita: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico ed artistico della Nazione”.

L’Articolo 21 lo contempla come diritto del cittadino: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. …Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume”.

Il Cinema italiano era nato durante il Ventennio fascista Centro sperimentale di Cinematografia, Cinecittà, il Premio Volpi al Festival del Cinema di Venezia (Primo premio Internazionale per il Cinema), l’Istituto Luce (1924). Il Cinema era allo stato embrionale e l’Esperienza italiana lo aveva portato a buonissimi livelli. Erano state prodotte molte pellicole ed iniziavano ad affacciarsi le stelle nazionali come Osvaldo Valenti, Luisa Ferida,

Durante il Ventennio venne varata la Legge Alfieri nel 1938 che come gli altri media aveva una funzione di propaganda della tradizione nazionale. In linea generale i film venivano proiettati nelle sale cinematografiche insieme ai documentari dell’Istituto Luce quest’ultimo negli intervalli.

Nel febbraio 1946 la legislazione fascista in materia di cinema venne integralmente abrogata dopo una intensa disputa tra vari rappresentanti nazionali ed americani. La produzione e la distribuzione dei film stranieri venne liberalizzata abolendo dazi e contingentamenti.

Ma nel frattempo la Repubblica Italiana creava la figura del Sottosegretariato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega allo spettacolo addetto alla sorveglianza del Cinema. Fu il quarto Sottosegretario, Giulio Andreotti a scendere in campo per la difesa del Cinema italiano.

La Legge Andreotti n. 958 del 29 dicembre 1949

Legge 29 dicembre 1949 n.958 (G.U. 31 dicembre 1949 n.301) detta anche Legge Andreotti, recante le Disposizioni per la Cinematografia.

La Legge affida le competenze rigurado al Cinema alla Presidenza del consiglio dei ministri che instituisce la Commissione consultiva, il Comitato tecnico per la cinematografia.

La legge prevede i contributi per le Imprese produttrici nazionali, regole e sanzioni per le sale di proiezione dei film, stabilisce i requisiti essenziali del cortometraggio [lunghezza non inferiore a 250 metri in b/n e 180 a colori e non superiore ai 2000 metri]. Inoltre con un meticoloso e scrupoloso giro di codicilli e cavilli legali, si vieta ai produttori stranieri di esportare gli utili conseguiti con i film prodotti in Italia (che permette la Dolce Vita degli anni ’60).

Legge 21 aprile 1962, n.161 (G.U. n.109 del 28/04/1962)

Revisione dei film e dei lavori teatrali

La Legge introduce la soggezione a nulla osta del Ministero del turismo e dello spettacolo, la proiezione in pubblico dei film e l’esportazione all’estero di film nazionali.

La normativa specifica di riferimento per le Opere cinematografiche è la Legge 21 aprile 1962, n.161. La norma prevede un nulla osta preventivo per la proiezione in pubblico delle opere cinematografiche.

Revisione di un Film.

L’autorizzazione viene rilasciata con nulla osta del Ministero del Turismo e dello Spettacolo, previo esame della pellicola e approvazione da parte di una commissione di primo grado così composta: un magistrato con funzioni non inferiori a consigliere di cassazione [con funzioni da Presidente della commissione], un docente universitario di materie giuridiche, un docente di pedagogia universitario o magistrali, un docente di psicologia universitario, un regista, un produttore e un giornalista cinematografico (questi ultimi tre scelti dalle associazioni di categoria di appartenenza).

L’autore o il richiedente del nulla osta del film in revisione possono, se ne hanno fatto richiesta di essere uditi.

Le deliberazioni vanno prese a maggioranza assoluta di voti.

In caso di parità è il voto del Presidente a prevalere.

Le commissioni nel rilascio del nulla osta, stabiliscono anche i limiti d’età per assistere alla proiezione del film specificando minori di anni 14 o di 18, in relazione ai contenuti.

In caso di diniego si ha la possibilità di richiedere alla commissione di appello e per ultimo alla Consiglio di Stato.

L’Articolo 14 tratta della competenza territoriale [giudice del luogo della prima proiezione o rappresentazione in pubblico] e nel riconoscere i reati (Tribunale o Corte d’Assise)

L’Articolo 15 tratta delle sanzioni.

Legge 4 novembre 1965, n.1213 (G.U. 12 novembre 1965, n.282) Nuovo Ordinamento dei Provvedimenti a favore della Cinematografia.

Definisce gli incentivi alla programmazione, alla produzione, le modalità ed i termini per la presentazione della domanda (90 giorni dalla data di prima programmazione del film), l’iscrizione nel pubblico registro cinematografico tenuto dalla SIAE (Società italiana autori ed editori), il credito cinematografico, la distribuzione, le norme per la Cinetaca nazionale.

Legge 30 aprile 1985, n.163 “Nuova disciplina degli interventi dello Stato a favore dello spettacolo”.

E’ la norma che instituisce il FUS (Fondo Unico dello Spettacolo) con l’obbiettivo di disciplinare e riordinare i contributi economici a favore delle imprese, fondazioni o associazioni operanti nei settori dello spettacolo come le attività cinematografiche, della musica, danza, teatro, e dello spettacolo viaggiante.

I fondi erano originariamente così ripartiti:
– 42% enti lirici;
– 13% musica e danza;
– 25% Cinema;
– 15% prosa;
– 1,5% circo;
– il 3,5% residuo al funzionamento degli organi istituzionali.

Questa ripartizione originaria fu modificata nel 1990 per l’introduzione della Legge n.555/1988 che assegnava al Ministro per il Turismo e lo Spettacolo il compito di ripartire le proporzioni del Fondo ai vari settori dello spettacolo.

Il Ministero assegnò il 61,8% alla musica e alla danza [con il 47,8% agli Enti Lirici], la quota del cinema fu ridotta al 19%.

Dal 2010 a causa della crisi economica sono stati operati tagli drastici allo Spettacolo.

La Legge 163 ha istituito anche l’Osservatorio dello Spettacolo.

D.L.14 gennaio 1994 n.26

stabilisce dei premi alla qualità al film nazionale riconoscendo il 71% al produttore, il 10% al regista, il 3% all’autore del soggetto, il 7% all’autore della sceneggiatura, il 2% all’autore della musica; il 3% al direttore della fotografia, il 2% allo scenografo, il 2% al montatore.

Definisce il film in coproduzione o compartecipazione l’opera filmica prodotta in comune da imprese italiane e straniere.

Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 28 sulla Riforma della disciplina in materia di attività cinematografiche.

Il decreto si è reso necessario per far riconosce il Cinema fondamentale mezzo di espressione artistica, culturale e sociale per la Repubblica Italiana in attuazione dei generici articoli 9, 2 e 30 della Costituzione; per favorire lo sviluppo dell’Industria cinematografica nazionale.

Il Decreto affida le competenze rigurado al Cinema al Ministero per i beni e le attività culturali.

Il film è definito come spettacolo realizzato su supporti di varia natura anche digitale, con contenuto narrativo o documentaristico, opera dell’ingegno con relativi diritti d’autore, destinato al pubblico specialmente della sala cinematografica.

Il lungometraggio è definito un film con durata superiore a 75 minuti.

Il cortometraggio è il film con durata inferiore a 75 minuti.

Il film di animazione è un film con immagini grafiche animate con tecniche varie.

Il film di interesse culturale è un film che risponde ad interesse culturale nazionale di tipo tecnico, culturale o artistico

Il film d’essai è un film che contribuisca alla diffusione della cultura cinematografica ed alla conoscenza di correnti e tecniche di espressione sperimentali.

Il film per ragazzi è un film per la formazione civile, culturale ed etica dei minori.

La sala cinematografica è uno spazio chiuso o all’aperto adibito alla proiezione di un film.

La sala d’essai è una sala cinematografica il cui titolare si è impegnato per un periodo non inferiore a due anni, a proiettare film d’essai nazionali o dell’Unione europea o equiparati per almeno il 70% dei giorni di programmazione cinematografica annuale.

La sala della comunità ecclesiale o religiosa è una sala cinematografica di cui sia proprietario o gestore un rappresentante delle istituzioni ecclesiali.

Il decreto instituisce la Consulta territoriale per le attività cinematografiche, i requisiti per il riconoscimento della nazionalità italiana per un film, le coproduzioni, requisiti d’interesse culturale per un film stabiliti dalla Commissione per la cinematografia, incentivi e fondi per la produzione, la distribuzione l’esercizio e le industrie tecniche.

Parte II: Storia della Videocamera.

INDICE GENERALE DEL MANUALE DELLA FOTOGRAFIA PROFESSIONALE.
Parte I:Storia della Fotografia.
Parte II Tecnica fotografica.
Parte III …ancora sulla Tecnica della fotografia.
Parte IV Fotografia Professionale e Artistica.
Parte V: Leggi, Privacy, Copyrights, Liberatorie.
Parte VI: Paparazzi e Deontologia del fotografo.
Parte VII: i sensori degli apparecchi digitali [videocamere e fotocamere].
Parte VIII: l’Elettronica delle fotocamere digitali professionali.
Parte IX: Cellulari e Smartphone per la ” Fotografia “.
Parte X: Set fotografico, Piano, Allestimento e Illuminazione.
Parte XI: Fotografia per il ritratto e glamour.
Parte XII: Processori e firmware delle Fotocamere professionali.
Parte XIII: La Fotografia Fashion – Moda.
Parte XIV: Book, composit, agenzie, riviste, calendari, posa in passerella, Informatica per la Moda.
Parte XV: Post-produzione Digitale Professionale per la Fotografia.
Parte XVI:Semiotica Fotografia
Parte XVII: Fotografia in Iran
Parte XVIII: Smartphone per la Fotografia
Parte XIX: Computer per la Fotografia

2 risposte a “Storia e tecnica della ripresa video: cineprese, telecamere, videocamere analogiche e digitali.”

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