Storia della Pittura in Persia.

La Storia dell’Arte della Pittura in Iran, risale al Paleolitico superiore (40.000-10.000 anni fa).
Nelle grotte Doushe della provincia di Lorstan, sono state scoperte delle immagini di animali e scene di caccia risalenti a 8.000 anni prima di Cristo. A Tall-i Malyan confine orientale dell’Impero Elamita l’odierna Anshan (40 km circa da Shiraz) Distretto Baiza della Provincia di Fars sono stati rinvenuti delle pitture paretali datate intorno al periodo Banesh 3200 a.C..

Uno dei frammenti trovati a Maylan
Uno dei frammenti trovati a Maylan

Si tratta di disegni principalmente geometrici identificati come motivi a scala, bande e spade. Come colori sono stati impiegati ematite, limonite e carbonio per rosso, giallo, nero e grigio su intonaco bianco, rivestito da un più spesso intonaco più scuro.
Da annoverare le fini decorazioni delle ceramiche nel Lorestan, a Sialk e in altri siti archeologici.
Dalle regioni settentrionali del fiume Eufrate in epoca dei Parti, sono stati scoperti alcuni dipinti murali recanti scene di caccia. Nei dipinti di epoca Achemenide si hanno delle perfette proporzioni e bellezza nei colori. In un periodo compreso tra l’840 e l’860 d.C., vennero scoperti i dipinti di Torfan nel deserto del Gallo, nella Provincia del Turkestan cinese.
Nel III secolo d.C. registriamo i dipinti di Mani (216-277 d.C.) guida spirituale, miniaturista e pittore che è considerato il padre della Miniatura Iraniana. La Miniatura Persiana si è sviluppata quindi anche grazie all’azione dei Manichei .
Nel periodo pre-islamico la Pittura era impiegata per decorare le pareti delle residenze degli Shah. Dal 7° secolo, l’Arte cinese ha contaminato l’arte della Pittura in Iran specialmente per i colori e il design.
Con la conquista dell’Islam dobbiamo più propriamente parlare di Tazhib (parola che deriva da zahab, che in arabo significa doratura e quindi più in generale decorazione, che aggiunta alla calligrafia componevano la miniatura) ossia Arte islamica che doveva servire per decorare moschee, monumenti e i libri sacri. La Persia cadde sotto la dominazione Araba nel settimo secolo d.C. adottando pertanto l’alfabeto arabo di 28 lettere aggiungendone ulteriori 4 per riprodurre alcuni fonemi linguistici altrimenti irriproducibili. La dominazione però, e qui parliamo di una questione fondamentale poco nota, ebbe carattere prettamente politico-religioso. Per l’Arte e la Cultura la Persia aveva solo da insegnare a tutto il mondo, quindi il successivo sviluppo dell’Arte islamica è evoluzione dell’Arte Iraniana e non viceversa. A questo punto dobbiamo quindi iniziare a separare il Naghashi o Pittura e Negargarè o Miniatura in Lingua persiana.
Nel mondo islamico occorre capire bene la questione relativa all’Irrappresentabilità*(1). Nel mondo arabo, la rappresentazione figurativa era praticata fin dall’inizio dell’Islam, in forma monumentale, vedi i mosaici della Moschea della Roccia a Gerusalemme, la Moschea degli Omayyadi a Damasco. La rappresentazione figurativa fu dunque praticata fino al 7° secolo d.C., finchè non ebbero effetto le interpretazioni del Profeta Maometto. Con la proibizione che facevano alcuni ḥadīth (racconti della vita di Maometto contenuti nella Sunna) e posteriori dunque al Corano, della rappresentazione delle immagini del Profeta e dunque la formalizzazione del pregiudizio iconoclasta la Pittura islamica ha subito un notevole colpo. L’arte visuale islamica è potuta circolare soprattutto grazie alla Miniatura. La Miniatura è parte integrante di un manoscritto, costituendone l’illustrazione grafica del contenuto, e con una circolazione limitata e ristretta rispetto ad un dipinto.
L’arte figurativa nell’Islam non è tollerata solo fra i musulmani sciiti e quindi prevalentemente in Iran e più specificatamente per le miniature. Quando la Dinastia di Safavidi andò al potere nel 16° secolo, l’Iran era sunnita. La proibizione Islamica della rappresentazione umana e figurativa si applica solamente all’immagine della Divinità e nei luoghi di preghiera, e non alle immagini eseguite a scopo decorativo. L’Islam non voleva dunque scoraggiare la creatività degli artisti; con la calligrafia, la stilizzazione e l’astrazione, l’artista poteva descrivere i valori spirituali dell’uomo.
Piatti ornati e vasi raccontano che la Miniatura in Persia esisteva già 2500 anni fa. Le illustrazioni dei manoscritti venivano eseguite da un pittore o miniaturista che collaborava con il calligrafo che copiava il testo. Come strumenti per illustrare un manoscritto venivano usati il calamo, o la penna d’oca, per la realizzazione del disegno e il pennello per la pittura eseguita di norma con la tecnica a tempera. I colori erano di tipo minerale mescolati con collante organico: l’ossido di zolfo e mercurio per il colore rosso, il lapislazzuli per il blu, l’oro applicato in foglia.
Alcune tecniche di pittura dell’Islam altomedievale è contenuto nel Trattato di ottica di Ibn al-Haytham (995 d.C.).
La lavorazione del manoscritto era costituita da un procedimento complesso e varie specializzazioni (pittori, copisti e calligrafi, fabbricanti di carta, rilegatori, lavoratori del cuoio) che poteva essere approntata solo da un ricco laboratorio che solo le corti potevano permettersi.
Nel 751 la carta*(2) divenne nota nell’Islam in seguito alla cattura di fabbricanti di carta*(3) cinesi nella Battaglia di Samarcanda. Da quell’episodio fu fondata la prima fabbrica islamica che iniziò a produrre la nota carta col nome di samarqandi.

MINIATURA.

In Occidente, la tecnica della miniatura nasce durante il periodo Ellenico ma la diffusione si ebbe con il secolo XI, quando si costruirono grandi Monasteri e Cattedrali.
La comparsa del manoscritto è avvenuto gradualmente tra il I e il III secolo d. C. ed è stato possibile con il passaggio dal rotolo al codice. La sua diffusione è stato reso possibile dall’avvento della stampa tipografica. I manoscritti curati con illustrazioni, doratura e quindi più raffinati erano miniati.
Il termine miniatura deriva da minio, il minerale di colore rosso che veniva usato anticamente per tracciare la lettera iniziale degli antichi manoscritti.
Fasi di realizzazione della miniatura: preparazione della pergamena (eventuale tintura della pergamena); esecuzione del disegno; preparazione di leganti e pigmenti; applicazione della doratura; stesura dei pigmenti.
Il calligrafo aveva il compito di squadrare e rigare la pergamena decidendone il formato, fregi e iniziali. La larghezza veniva decisa in base alla colonna dello scritto e l’altezza in base alle righe dello scritto. Il modello per l’impaginato consisteva nel definire la relazione tra la decorazione e lo scritto della pagina. A questo punto si abbozzava il disegno in grafite, la doratura e la stesura dei colori.
Il colore veniva spesso preparato per essere steso in miniature diverse dello stesso manoscritto per dare uniformità.
Veniva tracciato poi il contorno dove veniva rifilata la lamina d’oro, i profili delle figure e le pieghe dei vestiti per finire con la lucidatura (verniciatura o fissante per conservare i colori).
Le prime decorazioni avevano fondo monocromo (pergamena tinta in porpora o altri
colori o campitura di un solo colore a tempera e successivamente recava una doratura uniforme). In seguito si ebbero ampliarsi della tavolozza, impasti più complessi e assortiti dei colori, sfumato e scelta di terne di colore con un colore di fondo e due toni uno più scuro e uno più chiaro. Per la verniciature sui colori, appena asciutti si passava con a pennello una miscela composta da chiara d’uovo, gomma arabica, acqua e miele.
Oggi come fissante fai da te per la miniatura si usa la seguente tecnica: lavare la cera lacca bianca con acqua ossigenata, scioglierla qualche giorno in alcool, filtrare e usare in proporzione 1/3 con acqua distillata.
L’illustrazione prevede spesso disegni preparatori e studi, e il riporto in bella per rendere al massimo la miniatura (si posso immaginare le varie tecniche spolvero, sinopia, quadrellatura, disegni, schizzi e quan’altro).
Il disegno preparatorio è realizzato con la punta di piombo (cancellabile con la mollica di pane), ripassato con la penna d’oca e inchiostro, e a pennello con acquerelli, si tracciavano le linee dei panneggi delle vesti e le zone d’ombra e di luce, e veniva ultimato con i colori a tempera. Il viso era il primo elemento da disegnare, su cui andavano stabilite tutte le altre proporzioni del corpo.
La miniatura persiana classica contempla una metodologia precisa per tracciare il disegno e l’impiego del colore molto intenso e vivace; non prevede la prospettiva e non considera una sorgente luminosa.
Le miniature vengono classificate negargari per le figure, tazhib per le decorazioni, tashir per le figure dipinte in monocromatico, tarsi impiegato su pietra, gaomorg impiegate sulle decorazioni dei tappeti con fiori, uccelli e disegni.
L’estetica islamica influenza molto la pittura perchè è difficile che le scene non gradite vengano raffigurate. La Teoria estetica perso-islamico fonda la sua essenza nella complementarità tra surat (forma-esteriorità) e ma‘ni (significato-interiorità). Dunque esiste un notevole impegno e studio del miniaturista e del pottore sotto questo profilo. La realizzazione concreta di una immagine secondo il piano pratico non è perfettamente realizzabile visti i limiti del piano teorico dei trattati tecnici di pittura per la realizzazione del piano retorico descritto dalla letteratura o poesia. Il pittore dovrebbe rendere l’immagine bidimensionale con tale maestria da confondersi con la realtà fisica. Vista l’oggettiva impossibilità si tratterebbe dunque piucchealtro di un prototipo individuale più che di ritratto.

Miniatura Persiana
Miniatura Persiana

Nel passato l’artista che illustrava il manoscritto aveva la funzione di far innamorare il lettore dei personaggi del poema e l’immagine costituiva un semplice strumento. Con il Masnawi è il pittore ad innamorarsi della sua realizzazione. Il Masnawi di Nasir ‘Ali Sirhindi contiene la storia del ritratto intitolato Naqqash u surat , “Il pittore e la forma” (Iran 2001).
L’illustratore del poeta Nasir ‘Ali crea addirittura un’opera la cui essenza è vita, jansirishta ossia dotata di essenza vivente. D’altronde è teorizzata anche la relazione prismatica tra Dio come bellezza e Dio come artefice della bellezza e il ritratto-specchio ne è il suo chiaro esempio. Non tutti sono daccordo sostenendo che l’immagine o surat dipinta dai pittori ha sembianze o nishan, ma non vita o jan.

Quando si parla di testo manoscritto non può non venir trattata la fondamentale pratica ossia la Calligrafia che è una vera e propria Arte nell’Islam. La scrittura assume dunque una valenza artistica perchè le occasioni per dipingere sono limitate dall’irrappresantabilità della figura di Dio e dei Profeti. Quindi nell’Islam si dà una spiccata esaltazione alla Calligrafia.
La calligrafia araba, persiana e turco-ottomana ha un legame stretto con l’arte geometrica islamica dell’arabesco. La scrittura, per l’Islam non rappresenta la realtà della parola, ma è vera e propria Arte del mondo spirituale anche perchè crea una sorta di collegamento fra tutte le Lingue dei paesi islamici.
Ci sono due gruppi fondamentali di stili calligrafici arabi che sono le scritture cufiche (con caratteri spigolosi) e le scritture corsive (con caratteri più arrotondati).
L’ḥijazi la più antica, risale alla fine del VII. La più diffusa per tre secoli che parte dal IX secolo è la calligrafia cufica. La più usata, per la scrittura corrente la c. naskh, con tratti rotondi e sottili. La scrittura riq’a è molto usata perchè davvero semplice ed essenziale.
Nel XIII secolo si diffuse la scrittura thulth, un terzo, in quanto le consonanti che non possiedono sviluppo verticale sono alte un terzo di quelle che lo hanno.
Con la dominazione araba a partire dal (643-650), i Persiani adottarono la calligrafia araba per il persiano creando le scritture ta’liq e nasta’liq che sono calligrafie molto scorrevoli e indispensabili per riempire le tre fasce scrittorie centrale consonantica, superiore e inferiore e adatta a inserire le harakat (vocali) e segni accessori
La calligrafia persiana introdusse anche lo stile rotto detto shekasteh. La scrittura diwani è un corsivo ideata da Housam Roumi.
La calligrafia opportunamente realizzata ha aspetti figurativi ottenuti con intreccio delle parole o con l’uso della micrografia. Si possono realizzare dei calligrammi ottenendo figure antropomorfe, zoomorfe, oggetti inanimati.
Il calligrafo arabo utilizza come strumento una penna di canna secca chiamata qalam con inchiostro colorato.
Nas’taliq.
Dall’introduzione dell’alfabeto arabo in Persia, sono stati catalogati sei stili di calligrafia Iraniana principali: Tahqiq, Reyhan, Sols, Naskh, Toqi e Reqa per 4 secoli. Nel 7° secolo del calendario dell’Egira Hassan Farsi Kateb combinò gli stili Naskh e il Reqah coniando così il nuovo stile di calligrafia persiana che chiamò Taliq. Nel 14° secolo, Mir Ali Tabrizi combinò i due maggiori stili dell’epoca Naskh e Taliq creando il nuovo stile Nas’taliq نستعلیق‎‎ che divenne lo stile più ricercato.
La calligrafia nei manoscritti più importanti è spesso impreziosita da elaborati di oro e da incorniciature a colori.

La

Storia della Pittura iraniana

prevede questi periodi: Arte preistorica – Achemenide – Seleucide – Partica (I sec. a.C.) – Sasanide – Abbaside – Selgiuchide (sec. XI e XII) – Safawide (sec. XV) –

La Storia della Miniatura iraniana islamica annovera due grandi periodi:
Periodo Teimurian della contaminazione dei Mongoli occupanti l’Iran, che affascinati dall’Arte persiana lasciarono ampio spazio di espressione; il periodo Abbassian con lo Shah Abbas che radunò i migliori Artisti a corte (darbar).
I più antichi dipinti del periodico islamico sono stati creati nella prima metà del 13° secolo. Le Miniature iraniane si sono diffuse dopo la caduta di Baghdad (1285 d.C.).
Con l’inizio del 14° secolo, i manoscritti sono stati ornati dalle scene dei campi di battaglia, feste e caccia. Il Maestro più rappresentativo è Ahmad Mousa (1316 – 1336)

Scuola di Tabriz (13° Secolo) con influssi Armeni, Bizantini e cinesi. Una miniatura che sebbene utilizzi un gusto iraniano è molto presente l’influenza asiatica con colori molto accesi e carichi e la vitalizza con la prospettiva. Una miniatura legata a delle proporzioni non troppo estetiche ma che prepara al successivo periodo. Contemporaneamente al Sud della Perisa rimasta autonoma si sviluppa la Scuola di Shiraz e Fars in cui si seguono ancora le impostazioni della Scuola di Baghdad e l’evoluzione della tradizione pittorica persiana, costituite da imponenti figure, simmetria, decorazioni più elaborate e colori più puri.
Scuola di Herat del periodo timuride (15° secolo) Maestro di questo periodo è Kamal ud-Din BEHZAD intuisce proporzioni ideali della miniatura illustrando in ampi spazi l’azione dei protagonisti lasicando insomma spazio al movimento ed inoltre usa un accentuato netto contrasto, chiaroscuro per esaltare i colori; esalta ulteriormente il naturalismo e ricorre molto spesso al simbolismo Sufi.
Scuola di Esfahan (secolo 16°) o Safavide sviluppa ulteriormente la miniatura nell’estetica che viene sempre sacrificata al contenuto.
Parlando della Miniatura non è possibile non trattare della Letteratura Iraniana perchè le illustrazioni venivano appositamente inserite per descrivere appunto le storie ivi narrate.

La Letteratura Moderna persiana comprende un periodo di circa 1000 anni divisi in tre grandi periodi: il Periodo contemporaneo al Califfato abbaside di Baghdad; il Periodo della dominazione Mongola (1265-1405); il Periodo moderno dal ‘500 ai nostri giorni.
Sotto la Corte dei Samanidi abbiami i primi grandi notabili a partire da Rudaghi (primo poeta aulico morto nel 954), Daqiqi, Kisai. Seguì al regno Mahmud di Ghazna che radunò grandi poeti come Unsuri, Asgiadi, Farrukhi, Minucihri, Asadi, Firdusi (Tus 935-1020) autore dello Shahname (il libro dei re, in cui si narrano le leggende eroiche dell’antico Iran, il Poema nazionale per l’eccellenza). Nel secolo XI vede la luce la prima poesia e prosa mistica con la Dinastia Selgiucide con Nizam ul-Mulk, Abu Said, Ansari, Sanai di Ghazna, Omar Khayyam. Nella seconda metà del XII secolo seguirà il periodo del poema mistico-allegorico e l’erotico-romanzesco con Anwari, Khaqani, Suzani, Nizami, Attar.
Durante la dominazione mongola Rumi (1207-1273) autore del celebre poema Mathnami enciclopedia in versi del Sufismo, Sadi (1184-1291), Nasir ad-din, Baba Afzel, Rascid ad-din. Dal 1337 si ebbero guerre civili e la successiva invasione di Tamerlano. Abbiamo dunque Zakani, Salman, Hafez di Shiraz. Sotto il regno dei Timuridi con Busciaq, Qari e Giami con la prosa storica.
Con la Dinastia Safawide avremo Feghani, Hatifi. Sotto il Sultano Abbas con Sciani, Fasihi, Sahabi, Scifai.

Kamal ud-Din BEHZAD (1440 Herāt -1526) il Maestro della Scuola di Herat (15° Secolo) Orfano dei genitori fu allevato dal pittore Mirak Naqqash, protetto da Mir Ali Shir Nava’i. E’ stato membro e direttore dell’Accademia delle Arti del libro per Herat. Passò nel 1506 alla corte dello scià Ismail I a Tabriz. Nel 1521 fu nominato direttore della biblioteca imperiale e delle officine artistiche.
Behzad è il più famoso dei pittori miniaturisti persiani. Oltre alle doti pittoriche era a capo di un laboratorio che sfornava manoscritti con una concezione del tutto particolare e caratteristica con una disposizione degli elementi testuali e rappresentativi con geometrie e stile originalissimi. Molto presente il naturalismo. Le scene hanno tutte un contrasto molto accentuato e gli spazi nelle illustarzioni sono ampi ad esaltare l’azione con una descrizione narrativa sbalorditiva per l’efficacia. Sapiente anche l’uso del simbolismo Sufi che esprime in modo molto espressivo con il colore. Ebbe un notevole impulso sullo sviluppo della pittura safavide di qualche anno successiva. Rese libera la miniatura persiana dallo stile mongolico.

Agha Reza Reza-e Abbasi (Kashan o Mashad 1565 – 1635) il più importante miniaturista, pittore e calligrafo persiano, della Scuola di Isfahan del Periodo Safavide (16° secolo) sotto lo Shah Abbas I.
E’ considerato il più grande maestro della miniatura conosciuto specialmente per i suoi album e murraqqa ritraenti figure singole di giovani bellezze femminili.
Ricevette l’educazione dal padre Ali Asghar, miniaturista del principe Ibrahim Mirza e dello Shah Ismail II a Qasvin.
Era solito firmare e datare i propri lavori a differenza di molti artisti persiani precedenti.
Ci sono alcuni lavori su una Shahnameh incompleta della Chester Beatty Library di Dublino e una copia successiva del lavoro datata 1628 (fine del regno di Abbas) alla British Library che sono attribuite a lui senza peraltro sicura certezza. Al Palazzo Topkapi è conservato il suo primo disegno datato 1601. Gli si attribuisce anche un libro miniato 1601-2 conservato nella Biblioteca Nazionale di Russia.
La specialità di Reza sono i fogli singoli in miniatura per album o le muraqqas per collezionisti privati in cui illustra una o due figure con un giardino di sfondo leggermente abbozzato, spesso in oro. I personaggi variano tra disegni a penna o completamente verniciati. Le prime opere hanno più colore mentre le successive molto meno. I soggetti preferiti sono figure di giovani uomini o donne elegantemente vestiti.
Le linee dei suoi disegni ad inchiostro hanno personalità, forma, movimento, decisione, carattere. Le figure colorate sono invece più sobrie.
Lo stile di Reza ha influito sensibilmente sulle successive generazioni di pittori persiani come Mu’in e il figlio di Riza, Muhammed Shafi Abbasi tra i più illustri.
Nel 1603 Reza ha 38 anni e l’artista ricevette il titolo onorifico di Abbasi dallo Shah Abbas.
Il suo stile mostra un notevole cambiamento. Seguirà lo Shah Abbas’ nel 1598 nella sua campagna di Khorasan e nella nuova capitale di Isfahan (1597-98). Riza lascerà per un periodo l’impiego presso lo Shah, andando alla ricerca di una maggiore indipendenza e libertà di dipingere situazioni più infime quali atleti, lottatori. Nel 1610 tornò a corte continuando la collaborazione con lo Shah fino alla morte.
Lo stile in questo periodo si modifica usando colori più scuri con tavolozze contenenti più terre e linee più marcate; anche i soggetti cambiano in uomini anziani, studiosi, Sufi, pastori, uccelli. Nel 1618-25 fu di visita ad Ardabil dove aveva copiato alcuni lavori di Bezad.
Sono attribuite con buona sicurezza 128 miniature e disegni e “incerte attribuzioni” per un totale di 109. I suoi lavori si possono visionare nel suo Museo di Teheran Reza Abbasi , nella biblioteca presso il Palazzo Topkapi a Istanbul, in alcuni musei occidentali, lo Smithsonian, ala Freer Gallery of Art, il British Museum, il Louvre e il Metropolitan Museum of Art.
Mihr ‘Ali (1795 – 1830) pittore reale alla corte dello Shah Qajar Fat’h Ali per le suo doti di notevole ritrattista di cui commissiono oltre 10 per uso nelle cerimonie e come doni ad altri sovrani. Oltre a questa produzione si hanno altri ritratti di altri sovrani del passato e alcune scene dello Shahnameh, per il palazzo Imarat-i Naw di Isfahan.

Mohammad Ghaffari (Kashan 1847 – Nishapur 1940), conosciuto come il Michelangelo della Persia, e come Kamal-ol-Molk (perfezione sulla terra) pittore iraniano proveniente da una famiglia di artisti, è l’Artista del Periodo Qajar (post Safavide 18-20° secolo). Il padre, Mirza Bozorg Ghaffari Kashani, è stato il fondatore della Scuola di Pittura iraniana oltre che pregevole artista. Lo zio, Mirza Khan Abolhassan Ghaffari, noto anche come Sanee-ol-Molk era imbattibile ritrattista ad acquerello.
In giovane età, Mohammad sviluppò interesse per la calligrafia e la pittura.
Terminata l’educazione primaria, Mohammad si trasferì a Teheran iscrivendosi alla Scuola superiore Dar-ul-Funun scuola in cui studierà pittura con il pittore Mozayyen-od-Dolehte mettendosi già in mostra come artista talentuoso, tanto da essere notato da Naser al-Din Shah Qajar che lo volle a corte. Lo Shah gli diede il titolo di “Kamal-ol-Milk”.
Di questi anni sono le sue opere più significative (quasi 200 dipinti) costituite da ritratti di personaggi importanti, paesaggi, dipinti dei palazzi e dei giardini reali, battute di caccia, con una tecnica di pittura ad olio dai colori molto brillanti e un uso fine da autodidatta della prospettiva.
Nel 1898 a seguito dell’assassinio di Nasereddin Shah, e all’età di 47 anni, Mohammad si trasferì in Europa per 4 anni per acquisire e disquisire le conoscenze artistiche occidentali.
Tornò in Iran nel 1902 ma fu costretto ad espatriare in Iraq per due anni, viste le opposizioni della corte di Mazaffareddin Shah.
Tornato in Iran si unì al Movimento Costituzionale, dopo un soggiorno di due anni in Iraq, Kamal-ol-Molk tornò in Iran e si unì ai costituzionalisti.
A questo punto aprì la Sanaye Mostazrafeh Art School, la scuola di Kamal-ol-Molk, con l’obiettivo di scoprire nuovi talenti ed educarli, non solo nella pittura ma anche in altre Arti e mestieri come la tessitura dei tappeti, la progettazione del mosaico, la lavorazione del legno. Kamal-ol-Molk morì a Nishapur, Iran, nel 1940.

NOTE.
*(1)
Parlando dell’Irrapresentabilità Islamica occorre in Occidente citare l’Iconoclastia. L’Irrapresentabilità islamica contaminerà anche l’Arte occidentale e viceversa. La lotta contro le sacre rappresentazioni iniziò in Occidente, nel secolo VII per rispondere alle eresie che si andavano diffondendo specialmente in Armenia e Siria con il paulicianesimo, visti attacchi e accuse di idolatria mosse da parte dell’Islam al cristianesimo.
Anche l’imperatore bizantino Leone III Isaurico si unì alla lotta iconoclasta emanando degli editti (730) per vietare il culto delle immagini sacre (l’obiettivo era quello di riportare sotto il controllo imperiale i territori posseduti dai monasteri che non erano soggetti alle leggi imperiali).
Con il Concilio di Hieria (754) raggiungiamo il massimo della lotta alle icone. Il Concilio di Nicea (787) pone una tregua grazie all’intervento di Santa Irene sposa dell’Imperatore. Con Leone V l’Armeno ristabilisce l’iconoclastia Sinodo di Santa Sofia a Costantinopoli (815), infine il Papa Gregorio IV abolirà definitivamente l’iconoclastia (843).
*(2) La pergamena fino al secolo IV era chiamata dipthera nel mondo greco e nell’antichità classica membrana. Il nome pergamena deriva dalla città greca dell’Asia Minore di Pergamo, in quando fu usata per la prima volta come supporto per la scrittura per la proibizione di esportare il papiro o carta.
*(3)La carta fu inventata in Cina nel I secolo d.C. da Tsai Lun.

II PARTE – Maestri iraniani pittura contemporanea

3 risposte a “Storia della Pittura in Persia.”

  1. grazie,senza andare a rivedere i testi sull’arte persiana ho trovato qui alcune informazioni interessanti. mi pare che manchino nel testo accenni agli artisti della seconda metà del XX secolo e qualcosa sui bellissimi ritratti della danza,oltre a qualche immaggine in più. ancora grazie . Federico Gargallo di Castel Lentini

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