Il Teatro dello Spoleto 60.

DARIO FO – AVEVA DUE PISTOLE CON GLI OCCHI BIANCHI E NERI

regia Meng Jinghui

con Zhang Yicheng, Luo Huan, Yang Zuofu, Sun Yucheng, Liu Shuang, Li Zhihao, Zhang Gongchang, Lv Jing, Guo Bingkun, Cao Shang, Zhang Yaqian

produzione Meng Theatre Studio di Pechino

AVEVA DUE PISTOLE CON GLI OCCHI BIANCHI E NERI

sopratitoli in italiano con traduzione italiana a cura di Stefania Stafutti.

Le tre repliche dello spettacolo andato in scena al Teatro nuovo di Spoleto in occasione del 60°Festival dei due Mondi di Spoleto 7/8/9 luglio 2017

La trama presenta Giovanni, il protagonista internato in manicomio per aver smarrito l’identità. E’ alla ricerca di Angela, la moglie che diventa la vera protagonista contesa nella doppia personalità di Giovanni alternativamente buono e cattivo. In una lunga serie di attività, nell’unico scenario allestito sulla totale profondità del palco del Teatro Nuovo di Spoleto che da manicomio si trasforma in casa e poi commissariato per tornare ancora manicomio, tra balli perfettamente coordinati che sembrano quelli di veri e propri corpi di ballo americani, musiche live di chitarre e voci acustiche, il Giovanni cattivo inseguito dalla polizia perde la vita. Il banale gesto del semplice fischio di Angela è l’elemento chiave della personalità del suo uomo. Giovanni si annulla alla volontà spesso inconsapevole della donna. Il buon Giovanni, nel totale surrealismo letterario del premio Nobel Dario Fo che si assomma e allo stesso tempo viene negato nell’adattamento e regia di Meng Jinghui, diventa il protagonista non meno violento quando pensa di creare un sindacato di ladri e quindi di scioperare. Assicuratori, poliziotti, giornalisti e altre categorie di lavoratori minacciati dalla perdita del lavoro per la riduzione dei ladri andranno a patto con questi e fonderanno una società fondata sul furto. Il surrealismo maniacale è usato per rafforzare l’idea che una società giusta non può esistere. Il regista molto intelligentemente non si limita a riproporre lo spettacolo di Dario Fo in una perfetta emulazione, ma introduce, con i gesti quotidiani subconsci dello schiavo intellettuale moderno, una sorta di critica della società occidentale. La storia continua e si ripete perchè tutti i personaggi torneranno a indossare i propri abiti da manicomio come congedo dal pubblico.

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