"Storia dell’ospitalità": Viaggio nel Tempo, un salto nella Spoleto dei primi del ‘900.

Il progresso dell’ultimo secolo ha proiettato l’uomo in dimensioni che guardano più al futuro che al passato. Il salto nel’900 è stato davvero enorme, con gli effetti della Prima Rivoluzione industriale (le Industrie), la Seconda con l’Energia, e la Terza con l’Informatica.

Questo ha complicato le relazioni sociali, allontanato le persone più vicine, e avvicinando quelle più lontane (pensiamo alla rivoluzione internet…)

Ripercorrendo la vita di una cittadina importante dell’Umbria, Spoleto, in quel periodo, viviamo una dimensione sconosciuta ai giorni d’oggi.
L’arresto è stato repentino perchè comunque non siamo riusciti ad inventare la macchina del tempo… Però possiamo trovare un’altro sistema per viaggiare, ascoltando alcune testimonianze del passato.
Si possono utilizzare proprio i bytes informatici per far riallacciare quelle relazioni che si sono perse e implementarle.
Voglio farlo con gli occhi di un normale viaggiatore del passato, per far esplorare la nostra Cittadina al turista di oggi. In questo modo lettori e turisti vivono la Città non solo nello spazio, ma anche nel tempo. Questo è importante perchè chi viaggia ha sempre maggiori esigenze, e percorrere degli itinerari negli spazi oggi visitabili, significa anche proporre dei dettagliati confronti con il passato. Inizierei con il periodo a noi più vicino.

Un turista immaginario che visita la Città Climatica di Spoleto, agli inizi del ‘900 (non c’era il Centro italiano Studi sull’Alto Medioevo, il Teatro Lirico Sperimentale, lo Spoleto 54 -Festival dei 2Mondi– La Città era conosciuta per il suo clima secco e asciutto che confaceva ai mali di quel secolo, la tisi), di una certa importanza, avrebbe viaggiato in carrozza. Le autovetture erano state inventate da poco e la loro diffusione era assai limitata. Si poteva arrivare da due direzioni: o da Porta Monterone (Terni-Roma) o da Porta Garibaldi (Foligno-Firenze).

Gli altri due ingressi erano secondari e accessori: Porta Ponzianina [che aveva il dazio pedonale] e Porta di Loreto che aveva la gran parte dei ferracocchi [in stretto Spoletino] ossia i maniscalchi, i moderni meccanici delle vetture. Dobbiamo ricordare che l’attuale tratto di Flaminia (S.S. n.3) [Inaugurata nel 1963] che transitava per il traforo (Galleria sul colle S.Elia) non esisteva ancora.
Chi entrava a Spoleto, proveniente da Roma percorreva insomma la Somma, Testaccio, Palatina, il Bivio che portava a Monteluco tramite la curva a gomito che immetteva al Ponte sul Tessino, e a sinistra indirizzava verso la Città.
Chi proveniva invece da Firenze passava per la Strada Pedemontana, impropriamente detta Flaminia (il tracciato della vecchia Flaminia era il seguente: Bevagna, Mercatello, La Bruna, Ponte Bari), passando Perugia, Foligno, Trevi, Campello sul Clitunno, San Giacomo, ed entrava per Porta Garibaldi. In più c’era la strada Nursina che portava a Norcia; passando per il cimitero (Basilica di San Salvatore) si ricollegava a Ponte Garibaldi.

Oltre a cercare un certo clima, chi viaggiava al tempo a Spoleto, veniva per trovare il figlio o il fidanzato, al Giuramento della Scuola Allievi Ufficiali di Complemento Fanteria che richiamava un esclusivo mondo altolocato. Arrivati da queste porte principali si percorrevano i Corsi e si prendeva alloggio in un Albergo. Ve ne erano di diverse tipologie dislocati nelle zone centrali della Città, all’interno delle Mura medievali. Fuori delle mura (era tutta aperta campagna) le costruzioni erano davvero poche.
Una delle novità, al periodo, era la ferrovia e la stazione ferroviaria. Il grande Architetto marchigiano Ireneo Aleandri, su interessamento dell’Arcidiocesi era riuscito a far passare il tracciato della linea Roma-Ancona (inaugurata nel 1866) proprio a Spoleto, corredandola anche di una prestigiosa Stazione. Questo era il metodo alternativo di giungere a Spoleto.

Nel 1926 fu poi inaugurata la Ferrovia Spoleto-Norcia, un capolavoro di ingegneria con rotaie a passo stretto. Doveva servire per collegare la “Vallata spoletana” alla Valverina che rimaneva isolata specialmente nel periodo invernale.

Passando per le vie ci si poteva rinfrescare alle moltissime fonti, alle osterie e locande.
Non essendoci ancora una rete elettrica, l’illuminazione era costituita dalle “Scentilene”, acetilene a carburo. I grandi bidoni che contenevano il carburo erano degli elementi di arredamento delle vie cittadine. Gli osti le utilizzavano per la loro attività ponendoli all’esterno sulla via. Questi “bidoni” erano modificati in modo di essere utilizzati a braceri a carbone con una griglia che consentiva la frittura del pesce in padelloni che offrivano nella loro osteria, ai clienti, insieme al vino. Le osterie erano molto frequentate per la colazione della mattina, per il pranzo e la cena. Inoltre c’erano anche delle migliori locande per i turisti. Una di esse era in una traversa di Via Porta Fuga ed era chiamata Trivello, dal nome del grosso gestore. Inoltre in “Borgo”, vi era un bellissimo bar che aveva oltre una grossa sala anche i biliari denominato Johnson Bar (nei locali della vecchia Standa degli anni ’80).

Tornando agli alberghi cittadini, c’era questa distribuzione:

Corso Mazzini
Hotel Tordelli in Stile Liberty era il più elegante in assoluto, con propria cucina [è stato il primo fabbricato ad avere l’ascensore a Spoleto];
Hotel Sabatini in concorrenza diretta con il vicino Tordelli;

Nei fabbricati occupati ora dalla Cassa di Risparmio
Hotel Lucini di buon servizio, offriva probabilmente la migliore Cucina;

Piazza Garibaldi
Hotel della Ferrovia chiamato anche “Lello Caro” di buonissima reputazione era l’hotel scelto da Beniamino Gigli, nelle sue permanenza e Spoleto [il grandissimo Tenore era molto legato alla Città di Spoleto- quando era in Città lo si poteva vedere in giro con Bevagna, un personaggio storico delle Cittadina- il viaggio delle spoglie mortali di Beniamino Gigli da Roma a Recanati, consentì un’unica ed esclusiva sosta a Spoleto – il corteo funebre si fermò di fronte al Teatro Nuovo dove il celebre cantante aveva prestato la sua voce pur con il suo inconfondibile spettacolo solo canoro (al tempo le opere erano cantate senza troppa cura per i dettagli registici e i cantanti praticamente erano fermi sulla scena- solo in seguito prese importanza la regia nel Melodramma, con tutte le gioe e “dolori”)].

Corso Garibaldi
Hotel della Posta

Via Arco di Druso c’era la Pensione dell’Angelo con poche camere ma con prezzi molto competitivi.

L’animazione a Spoleto.
Le Giornate spoletine erano animate dalle sale da ballo il giovedì e il sabato. Le sale utilizzate erano quella del Teatro Caio Melisso (la sala non aveva le comode poltrone fisse di oggi, ma delle eleganti sedie che venivano rimosse per attrezzarla a pista da ballo; per motivi di spazio l’orchestra veniva disposta sul palcoscenico) e l’altra in Via del Mercato.
Inoltre c’erano gli incontri di boxe. La “Palestra” era nel luogo in cui ora “sorge” il Teatro Romano (fu scoperto negli anni cinquanta). Le sale delle Scuderie di Palazzo Ancaiani in Piazza della Libertà ospitavano oltre che la “Palestra”, anche il Gil.
Nella palestra si allenavano e si battevano in incontri pubblici alcuni dei mitici, più forti Personaggi spoletini,pugilatori e boxers. Evocare solo i loro nomi incute timore: Coppini, Marsico,Maggio, Burli, con Cocchino e Gelmetti (detto Conge) che aprivano le sfide… Una lotta basata piucchealtro sulla potenza fisica, la famosa “castagna” e sulla resistenza ai colpi, più che sulla tecnica.
C’era poi il Campo Sportivo nell’attuale Piazza d’armi. La squadra calcistica Virtus formata per una metà dagli allievi della scuola ufficiali.
Poi c’era il “Concorso Ippico” Città di Spoleto che richiamava specialmente la Nobiltà spoletina con in testa il Conte Poli, al campo della Fiera.
L’Attività teatrale veniva animata, invece, piucchealtro dalla Famiglia Marignoli nei due Teatri, Teatro Nuovo e Teatro Caio Melisso utilizzati sia per il Melodramma e che per la Prosa.

La Scuola Allievi Ufficiali di complemento fanteria era un volano per gli Alberghi nel periodo antecedenti le Guerre Mondiali.

Gli Ufficiali erano vestiti da molti sarti e dalle due principali “Sartorie”. La prima era localizzata in Via Cavallotti, ed era gestita da “Picittu”, la seconda nella Piazza. Per mantenere la pulizia di queste creazioni artigianali prolificavano una serie enorme di mestieranti “lavandaie” che assicuravano un reddito supplementare per le Famiglie spoletine. Le fonti principali erano in Via Interna delle mura, in Via San Carlo, alla fontana in Piazza Garibaldi, in Via della Posterna.

I cittadini, inoltre, erano impegnati in attività come quella del Cotonificio (di Viale Trento e Trieste dove sorge ora la Scuola di Polizia), quella delle Miniere di Morgnano, la Fabbrica di Zolfo (Stazione F.S.), detta comunemente “Fosforo”,
poi i mezzadri nell’agricoltura che lavoravano le terre dei Signori (Si potrebbe fare un parallelo con la Nobiltà di altre zone e si troverebbe che le Famiglie Spoletine siano rimaste meno solide economicamente. La differenza sostanziale è che a Spoleto, le famiglie erano impegnate e molto attente alla cultura e lasciavano la gestione dei loro possedimenti in mano a terzi. Questa vocazione unita alla crisi che dovettero sostenere in seguito al fallimento della Banca Romana [a Spoleto, tutti i Signori possedevano una banca. Ricordiamo il Banco, la Banca ecc.] li ha penalizzati fortemente sotto il profilo economico lasciandoli travolti dalla barbarie borghese). Insomma in attività produttive…

Offrire un servizio ai viaggiatori significa anche ripercorrere la storia e capire le sempre maggiori esigenze del nostro tempo e predire anche quelle del futuro. Spero che con questo viaggio il turista che si dirige a Spoleto possa trovare maggiore interesse, curiosità e divertimento.

II Parte, sorpresa in sviluppo…

5 risposte a “"Storia dell’ospitalità": Viaggio nel Tempo, un salto nella Spoleto dei primi del ‘900.”

  1. Molto interessante ripercorrere la storia sotto quest’aspetto, nelle prossime sarebbe carino inserirci le numerose personalità che esprimeva il territorio. Complimenti alla redazione

  2. Il servizio mi pare pieno di rinvii storici e di aggangi al passato. E’ un lavoro ottimo da non perdersi ovvero da perdersi nei meandri della città.
    In effetti, girare per i vicol di Spoleto mi ha sempre affascinato e farlo ora è ancora più soddisfacente. Il fatto che la tua ricerca sia meticolosa, non è una novità. Speriamo che questa perla non sia letteralmente gettata come succede la maggior parte delle volte. Grande e continua così.

  3. Grazie Marco sei sempre gentile… Sarebbe interessante proseguire, senz’altro. Appena trovo qualche altro personaggio del passato! Stavo ripercorrendo ancora più indietro nella storia, al Romano. Grazie anche a Pablos che mi sostiene spesso anche lui.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *